Pubblicato il 29/10/2017, 19:30 | Scritto da Gabriele Gambini

Giovanni Ciacci: Vorrei vedere Carlo Conti con i baffi, sembrerebbe un moderno Zorro

Giovanni Ciacci: Vorrei vedere Carlo Conti con i baffi, sembrerebbe un moderno Zorro
Si chiama "Barba e baffi - storie, leggende, miti e istruzioni per l'uso" (Vallardi), l'ultimo libro del personal stylist di Detto Fatto su Rai2: tra aneddoti storici e cronaca contemporanea, un compendio interessante di una tendenza diffusa. Ecco come Ciacci lo racconta.

Giovanni Ciacci: “Tenete d’occhio Michele Morrone, co-protagonista di Sirene: potrebbe essere il personaggio rivelazione dell’anno”

Mai rubare la barba in barba a un barbaro, suggerisce uno scioglilingua popolare, e però Giovanni Ciacci le barbe mica le ruba, semmai le disseziona, non alla maniera delle barberie hipster, ma con il gusto del «Curioso che si diverte a fare ricerca». Il suo libro Barba e Baffi – Storie, leggende, miti e istruzioni per l’uso (Vallardi) sfrutta come espediente il vezzo pilifero diffuso tra i maschi contemporanei e ne fa una leva per raccontarne il valore simbolico. Con un’aneddotica che pesca indietro nel tempo. La barba all’epoca degli antichi egizi, la barba nel Rinascimento, la barba oggi, strumento di suggestione visiva, quindi di affabulazione, quindi di potere. Il personal stylist diventato arcinoto col Detto Fatto di Rai2, da decenni attivo anche dietro le telecamere, uno sfizio se lo toglierebbe: «Mi incuriosirebbe vedere Carlo Conti coi baffi, sembrerebbe Zorro». Quanto ai dettami modaioli, non ha dubbi: «Nel nostro tempo sono gli sportivi, soprattutto i calciatori, a lanciare le tendenze nazionalpopolari».

Ciacci, lo dica: la barba, di cui oggi tanto si abusa, ha stufato o regge?

Sono da poco stato ospite della trasmissione de La Pina, su Radio Deejay. Hanno effettuato un sondaggio: la barba ha riscontrato l’approvazione dell’81% degli ascoltatori intervenuti. I baffi, per ora, il 31%. Ma saranno proprio i baffi, la tendenza italiana dell’immediato futuro: il mercato americano li sta già lanciando e, come si sa, le mode statunitensi approdano in Italia dopo qualche anno.

La moda è ciclica. Nulla si crea e nulla si distrugge.

Per questo mi sono divertito a scrivere questo libro, che è sia un manuale di bellezza, sia un contenitore di aneddoti storici gustosi: ho ripercorso la storia della barba ai tempi dell’antico Egitto, ma anche quella dei freaks nei circhi dell’ottocento. Passando per la storia dell’arte, con riferimenti a quadri e sculture. Fino agli hipster.

Lei scrive un libro all’anno, «Come Vespa», ha detto qualcuno sotto forma di battuta.

Il raffronto mi fa piacere. Lui è un grande giornalista, io un curioso che si diverte a fare ricerca. Questo libro mi è costato circa un anno di lavoro. Ora ne sto scrivendo un altro, sarà un romanzo. Per trovare i giusti spunti, mi basta una suggestione, spesso casuale.

In tema di barba e baffi, lavorando in tv, di suggestioni ne avrà avute a disposizione molte.

In realtà l’idea mi è venuta guardando una puntata di The Young Pope: Jude Law che rimane estasiato davanti al dipinto del seicento Donna Barbuta, di Jusepe De Ribeira. Il soggetto rappresentato era Maddalena Ventura, donna affetta da irsutismo per squilibri ormonali dopo il parto. Si trasferì a Napoli, dove il vicerè ne commissionò il ritratto. Da lei a Conchita Wurst, il passo non è poi tanto lungo, se ci si pensa. Barba e baffi contengono una simbologia ricchissima, diversa per epoche e contesti.

Quando scrive?

Dalle 5 alle 8 di mattina. Quando il telefono non squilla.

E quando fa le sue ricerche?

Sempre. Il mio lavoro mi obbliga a cercare espedienti narrativi costanti per tradurli in un’immagine. Ricordo quando partecipai alla Filumena Marturano di Massimo Ranieri, con Mariangela Melato. Per caso, a Napoli, mi imbattei in alcuni scritti di Eduardo De Filippo: spiegava come la sua Filumena ideale se la immaginasse su modello di Anna Magnani ne La Lupa. Assetata, in guardia sui figli. Lo dissi a Mariangela e lei, per ricambiare, mi dedicò una foto in cui scrisse che ero stato l’inventore della sua Filumena.

Chi lancia le mode maschili in Italia, oggi?

I calciatori. Tutto parte da loro. Il prossimo passo sarà il ritorno del baffo: un po’ Magnum P.I., dunque molto anni ’80, oppure il tirabaci. O magari il baffo alla Clark Gable.

Chi vorrebbe vedere barbuto?

Vorrei Carlo Conti coi baffi, sembrerebbe un moderno Zorro. Mi piace Fabio Fazio con un po’ di barba. Ci ha guadagnato tantissimo. Lui ha l’aria del bravo ragazzo e la barba gli conferisce mistero. Poi, Stefano De Martino. Ma lui sta benissimo anche senza niente (ride, ndr). Ah, stavo dimenticando il mio amico Cristiano Malgioglio!

Malgioglio con la barba?

Scherzo, non se la farebbe crescere mai. L’ho citato perché è mio vicino di casa e, ora che si trova al Grande Fratello Vip, mi manca. Riempie la vita a tutto il quartiere. Stiamo parlando di tendenze, giusto? Ecco, lui sa essere a modo suo un precursore. Non solo per la capacità di scrittura delle sue canzoni. Ma anche per la differenza tra come appare parlando, e come è scrivendo. Ha una leggerezza armoniosa pazzesca, persino quando ti manda soltanto un messaggio.

Marco Predolin, altro storico baffuto del passato, non la pensa così.

Predolin ha avuto una grave caduta di stile nei confronti di Malgioglio, non capisco come abbia fatto. Così come non ho capito Giulia De Lellis. Quella ragazza è dotata di dialettica ma ignora troppe cose. Si dovrebbe iniziare, soprattutto dalla tv, a smetterla di catalogare gli individui per le inclinazioni sessuali: una persona resta tale a prescindere da sesso, credo religioso o aspetto. Ma spesso è stata proprio la comunità gay a non fare il proprio bene attaccando nomi come Aldo Busi, oppure Malgioglio, Platinette, Luxuria, alimentando indirettamente discriminazioni.

Anche lei, Ciacci, col suo mestiere, spesso si produce in giudizi.

Che c’entra, è molto diverso. Un conto è giudicare un look all’interno di un gioco delle parti televisivo delinato. Un altro è discriminare un individuo. E poi io sono quotidianamente in onda con Detto Fatto, uno degli esempi più lampanti di televisione positiva. Caterina accoglie i suoi ospiti con amore e gioia, nel tempo ha fatto un gran lavoro, costruendo un programma riconoscibile e rilassato, anche sotto il profilo social. Sono passati sei anni dall’esordio, lei e io ormai andiamo in onda senza nemmeno consultarci, sappiamo già come gestire la messa in onda.

Mollerebbe Detto Fatto per un reality show o per un talent?

Mai, sto troppo bene a Detto Fatto. Anche se mi diverto molto a partecipare a Ballando on the road, Milly è un’amica e una grande professionista.

Fiuta nomi su cui scommetterebbe per la prossima stagione televisiva?

Tenete d’occhio Michele Morrone, co-protagonista con Luca Argentero di Sirene. Poi scommetto su Leonardo De Carli e sui The Show. Anche su Federico Russo: è il presentatore del futuro.

Gabriele Gambini
(nella foto, Giovanni Ciacci)