Pubblicato il 16/09/2017, 12:01 | Scritto da La Redazione

Salvatore Esposito: io un boss? No grazie, meglio il set

Salvatore Esposito: io un boss? No grazie, meglio il set
Dopo il successo di "Gomorra", che tornerà il 17 novembre su Sky Atlantic con la terza serie, l’attore affronta la commedia. Così nell'intervista di Silvia Fumarola su Repubblica.

Dalla ferocia di Genny Savastano a un gay innamorato: è essenziale far vedere che hai corde diverse

 

Rassegna Stampa: La Repubblica, pagina 31, di Silvia Fumarola

 

“Potevo essere come loro ma avevo un sogno: recitare”

 

RUOLI Dalla ferocia di Genny a un gay innamorato: è essenziale far vedere che hai corde diverse

 

Salvatore Esposito dopo il successo di “Gomorra” affronta la commedia

 

DAL FEROCE GENNY SAVASTANO in Gomorra a gay innamorato pronto a sposare il compagno in Matrimonio italiano. Salvatore Esposito, 31 anni, fa un sorriso così: «La bellezza di cambiare non ha prezzo. II regista Alessandro Genovesi mi ha richiesto per il provino e sono andato, senza timori. Posso essere Genny e tante altre cose. La commedia racconta un argomento serio come le unioni civili col sorriso ma senza l’ironia, a volte becera, con cui si trattano questi temi». Il film uscirà a San Valentino, mentre il 17 novembre tornerà su Sky Atlantic con Gomorra 3. «Genny in questa terza stagione dovrà confrontarsi con le assenze», racconta l’attore «vive in un mondo senza padre e madre. Ancora di più dovrà fare i conti con i nemici e gli amici: l’eterno rivale Ciro, Patrizia, Scianel. Ha un’evoluzione/involuzione, mostrerà ancora la sua crudeltà. Pochi personaggi hanno così tante sfumature. Lo dico sempre: essere buoni nella vita ti fa interpretare bene il cattivo assoluto». Però dopo un ruolo da spietato, ha cercato la commedia. «È vero, perché è essenziale dimostrare di avere corde diverse. In Matrimonio italiano Diego Abatantuono e Monica Guerritore sono genitori spiazzati dalla notizia che il figlio (Cristiano Caccamo), vuole sposare me. Ho rivisto un po’ di commedie sul tema, classici come R vizietto, ma non mi sono ispirato a nessuno» racconta. «II regista ha detto a me e a Cristiano: fate una coppia credibile, e secondo me ci siamo riusciti L’amore è l’unica cosa che conta. Sono un cattolico credente e nessun dio vieta alle persone dello stesso sesso di amarsi. I pregiudizi sono insensati». Nato a Napoli, circondato da ragazzi «che hanno preso strade sbagliate, e potevo essere uno di loro», Salvatore nella vita aveva solo un sogno: recitare. Anche quando lavorava in un fast food, quando il sogno era lontanissimo, non ha mai smesso di crederci. «Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco i i miei genitori, hanno fatto sacrifici per sostenermi. Sono venuto a Roma a frequentare i corsi di recitazione di Beatrice Bracco, diceva che avevo la ferocia di chi lotta per rendere reale l’utopia». Margaret Thatcher ripeteva II carattere è il tuo destino”, Esposito annuisce: «È cos), sei tu che devi crederci per primo. La determinazione è stata la mia arma. Mi fa piacere quando dicono che sono bravo, sarei ipocrita a non ammetterlo. Ma non sono uno che sa riconoscersi il talento. L’unico talento è non avere mai mollato». Con Gomorra è arrivata la grande popolarità («è stato un impegno mentale e fisico, sono ingrassato, dimagrito, ho dato al ruolo di Genny tutto me stesso»), l’assedio dei fan, il successo: «È cambiato tutto, la popolarità mi ha permesso di scegliere» dice Esposito, appena tornato dalla Mostra di Venezia dove ha presentato Veleno, il film di Diego Olivares con Luisa Ranieri e Massimiliano Gallo – uscito nelle sale – sul dramma della terra dei fuochi. «Ancora un grido di dolore per la mia terra martoriata, perché è giusto raccontare come il malaffare si mangi tutto e come le persone si ribellino. Interpreto un avvocato colluso che fa da mediatore con chi smaltisce i rifiuti, ce n’è tanta di gente così». Non si è fermato mai Dopo il successo di Gomorra ha scritto “Non volevo diventare un boss”, «un libro onesto, non una biografia», si affretta a spiegare «sono troppo giovane, non esageriamo. Semplicemente ho ripercorso la mia storia, quella di un ragazzo che non ha mai smesso di crederci. La cosa più bella è stata ritrovarmi a presentare il libro con Roberto Saviano, che parlava del suo La paranza dei bambini a Marcianise, in un centro commerciale. C’era una folla immensa di ragazzini in cerca di futuro, come lo ero io. A volte l’emulazione funziona, se chi sogna si impegna come ho fatto io, pub trovare una strada». Si è costruito il futuro «passo dopo passo», ha cercato la stabilità, si è fidanzato e vuole diventare «sempre più bravo». «La sfida più grande è quella con sé stessi» spiega Esposito «questa estate sono stato in America, ho incontrato diversi produttori. Gomorra ha aperto tante porte. Non so come andrà a finire, ma voglio provarci. Sono stato fortunato, ma agli inizi, quando facevo fatica, le cose non andavano come volevo, e mi chiedevo: “È davvero quello che vuoi fare?”, la risposta era sempre: sì ora che ce l’ho fatta, non mi tiro più indietro».

 

(Nella foto, Salvatore Esposito)