Pubblicato il 30/08/2017, 13:31 | Scritto da La Redazione
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Mediaset: Berlusconi si difende da Vivendi sul fronte spagnolo

Mediaset: Berlusconi si difende da Vivendi sul fronte spagnolo
Il Biscione sale dal 50 al 51,6% dei diritti di voto. I titoli del gruppo scivolano (-3,6%). Così Francesco Spada su "La Stampa".

Mediaset blinda la Spagna, Berlusconi si difende da Vivendi

Rassegna stampa: La Stampa, di Francesco Spini.

L’arrocco di casa Berlusconi si chiama «buyback», il riacquisto delle azioni proprie. È un modo per aumentare la remunerazione degli azionisti, ma è anche una strada efficace per dare un giro di chiave alla porta di casa. In questo caso si tratta di una (redditizia) dependance, quella spagnola. Mediaset España ha completato il piano di riacquisto lanciato a febbraio. In tutto ha investito 100 milioni di euro per ritirare 9,28 milioni di azioni proprie, pari al 2,756% del capitale della controllata spagnola del Biscione.

L’effetto immediato sarà quello di aumentare la presa «assembleare» di Mediaset sulla controllata, visto che i diritti di voto dall’attuale 50,21% passeranno subito al 51,6%. Se poi – come accade sovente – le azioni saranno annullate tale percentuale coinciderà con la quota di capitale ordinario. La mossa, come si diceva, ha anzitutto effetti sulla remunerazione degli azionisti, visto che a parità di utili può distribuire più dividendo agli azionisti, ma serve anche da deterrente nel caso i francesi di Vivendi, già grandi azionisti della casa madre – in Mediaset hanno il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto – e che in teoria avrebbero potuto incunearsi anche nel capitale della controllata iberica. Dopotutto la Spagna è uno dei pilastri, insieme con la Francia e l’Italia, su cui poggia la strategia di Vincent Bolloré, patron di Vivendi, di creare un grande gruppo latino dei media, con cui fare sinergia nelle produzioni e fare il pieno di pubblicità.

Negli ultimi tempi il fronte di Mediaset era finito in secondo piano: i rapporti di Vivendi con il Biscione – dopo il clamoroso dietrofront sulla pay tv Premium – sono pressoché nulli da mesi. Due colloqui dell’ad Pier Silvio Berlusconi con i vertici francesi (prima con l’ad parigino Arnaud de Puyfontaine, poi con lo stesso Bolloré) non hanno sortito risultati.

Così gli inquilini di Cologno Monzese, oltre a procedere sulla strada del tribunale, hanno tenuto alta la guardia. Lo strumento del riacquisto è stato attivato su tutte le società della galassia a cominciare da Mediaset (dove a fine giugno è stato autorizzato fino al 10% del capitale), passando per Mondadori ed Ei Towers. Una strategia di gruppo, utile a evitare sorprese come quella di gennaio. Quando Vivendi, sempre lei, aveva acquistato 4.500 azioni di Ei Towers, la controllata del Biscione attiva nel business delle torri di trasmissione, per un totale di 220 mila euro, senza però ulteriori sviluppi.

Chiaro che Mediaset resta la preda grossa nel mirino di Bolloré. Un nuovo accordo dovrà però passare da una soluzione su Tim, su cui pende non solo il giudizio del governo relativo alla golden power ma anche quello della Consob che ha chiesto all’omologa di Parigi, la Amf, di verificare se ci sono i requisiti affinché Vivendi debba consolidare pro quota il bilancio di Tim, debito incluso, senza contare l’istruttoria dell’Antitrust sulla rete e l’interlocuzione con Agcom sui rimedi per ricondurre nella legalità la partecipazione incrociata in Tim e Mediaset. Gli analisti scommettono che l’esito sarà una cura dimagrante di Tim, tra rete, Sparkle e Brasile, dove i titoli sono ai massimi dal marzo 2015. Dopo si potrà riparlare di Mediaset, che ieri ha toccato i minimi dalla scalata di Bolloré, scivolando del 3,62% a 3,14 euro.

 

(Nella foto Pier Silvio Berlusconi)