Pubblicato il 24/03/2017, 15:03 | Scritto da La Redazione

Antonio Campo Dall’Orto: Perego un incidente, il servizio pubblico è altro

Antonio Campo Dall’Orto: Perego un incidente, il servizio pubblico è altro
Il Direttore Generale Rai risponde sul Messaggero con una lettera aperta indirizzata al suo direttore, Virman Cusenza, al pezzo dedicatogli da Roberto Gervaso riguardante le accuse di bigottismo derivanti dalla sospensione di Parliamone Sabato. Così Antonio Campo Dall'Orto su "Il Messaggero".

Caso Perego, parla Antonio Campo Dall’Orto: “Solo un incidente, ma ora cambiamo i palinsesti di Rai 1”

Rassegna stampa: Il Messaggero, di Antonio Campo Dall’Orto.

Caro Direttore, ho letto con grande interesse la rubrica di Roberto Gervaso. Mi invita alla leggerezza, una tentazione alla quale è difficile resistere, soprattutto quando è unita alla brillantezza di spirito che lo contraddistingue da sempre; ricambio dunque con grande piacere le sue affettuosità.
Affettuosità per le quali la ringrazio sinceramente. Tuttavia il ruolo che ricopro, in questo caso, non mi permette di cedere al suo invito. Aspetteremo un’altra occasione, più felice. Non credo infatti che il tema possa essere trattato con leggerezza. Dunque mi permetto di prendere spunto dalla sua lettera, per dire qualche parola su quanto accaduto. Il tema non è quello di trasformare la Rai in un beguinage – è esattamente l’opposto. Capisco la sua provocazione, ma penso una cosa diversa. Si può parlare di tutto, ma con il tono giusto. Il nostro sforzo quotidiano è finalizzato a far sì che la volgarità sia ogni giorno meno presenza nella Rai, al contrario della leggerezza, che è ben accolta. È proprio quella volgarità che condurrebbe la Rai al bigottismo cui allude – bigottismo che porta alla malizia e all’ipocrisia, lontane da ogni gioia e dalla possibilità della leggerezza.
I contenuti di quel programma non erano leggeri, ma grevi; l’ironia non era contemplata; al contrario, vi era una artefatta “serietà” proiettata su una visione inaccettabile della donna. Quando si parla a molti è obbligatorio chiedersi e richiedersi cosa si sta dicendo e, soprattutto, come lo si sta dicendo. Le dico cose ovvie, ma che vale la pena ripetere. Mi riconosco nei valori fondanti del Servizio Pubblico, valori che, a mio giudizio, negli ultimi anni si erano un po’ diluiti nell’inseguimento di logiche commerciali. Solo partendo dai nostri valori si può affrontare la sfida dell’innovazione e del cambiamento. Inoltre, non bisogna accontentarsi di rispondere alla domanda su cosa sia “accettabile” per il Servizio Pubblico. La domanda deve essere: cosa è necessario e desiderabile per il Servizio Pubblico? Ritengo che i contenuti di cui stiamo parlando fossero lontani anni luce dall’essere desiderabili o necessari e che uscissero anche dal perimetro dell’accettabile. E dunque si è deciso di interromperne la programmazione. Il moltiplicarsi delle opinioni e la decisione percepita come improvvisa hanno fatto sì che diventasse un caso.
È stato sì un incidente di percorso, ma un incidente lungo un cammino già tracciato e su cui stavamo lavorando da tempo: l’evoluzione dei programmi quotidiani di Rai 1. In verità Abbiamo semplicemente ritenuto che quei contenuti non fossero in linea con i valori del Servizio Pubblico e con le linee editoriali indicate fin dall’inizio del nostro mandato. Un ultimo punto, se avrà avuto la pazienza di leggermi fino a qui. Ogni nostra decisione deve essere letta in proiezione futura; il punto non è interrompere o meno un programma. Quello è, come le dicevo, un incidente di percorso. Il punto è costruire una Rai sempre più vicina alla sua mission e ai suoi cittadini, che non rincorra gli ascolti come legittimamente fanno gli operatori commerciali e che sia sempre più plurale, universale e contemporanea. Quella mezz’ora di brutta televisione non rispondeva a nessuno di questi obiettivi.

 

(Nella foto Antonio Campo Dall’Orto)