Pubblicato il 24/02/2017, 14:03 | Scritto da La Redazione

Leone Di Lernia: la solidarietà di amici e colleghi nel momento più duro

Leone Di Lernia: la solidarietà di amici e colleghi nel momento più duro
Il popolare musicista-showman è in cura: sospeso Lo Zoo di 105, commozione dei fan. Così Paolo Giordano su "Il Giornale".

Un giorno da Leone: per Di Lernia malato solidarietà di radio e tv

Rassegna stampa: Il Giornale, di Paolo Giordano.

Anche il trash nel suo piccolo si commuove. Giusto ieri il programma Lo Zoo di Radio 105 ha annunciato che fino (almeno) a lunedì non andrà in onda per rispetto e vicinanza alla malattia di Leone di Lernia, l’ospite quasi fisso dello show che è ricoverato in ospedale e sembra gravemente sofferente. Un gesto quasi eroico e sicuramente inconsueto in un ambiente che di solito non fa una piega di fronte a dolori e lutti. Negli ultimi due giorni sia Fabio Alisei che Marco Mazzoli, storiche colonne del programma, hanno espresso la loro preoccupazione su Facebook scrivendo (nel caso di Mazzoli) frasi come «per 18 lunghi anni ci siamo insultati, augurati la qualsiasi. Ti ho fatto un milione di scherzi, abbiamo creato tormentoni indimenticabili e costruito il programma radiofonico più assurdo d’Italia. Hai 80 anni (in realtà 78 – ndr) ma non hai mai mollato un secondo». Una commovente dimostrazione d’affetto. Di certo Leone di Lernia non ha bisogno di presentazioni: il suo stesso nome è diventato un sinonimo. Significa, in sostanza, trash ove per trash si intenda il sistematico utilizzo di categorie primitive e di linguaggio quantomeno goliardico o dialettale per qualsiasi argomento.

Un talento, bisogna ammetterlo, nutrito da una instancabile voglia dissacratoria e aiutato dall’uso di un accento pugliese che per natura favorisce la risata o quantomeno la contestualizzazione ironica di qualsiasi tema. Perciò Leone di Lernia, che ha 78 anni ed è nato nella bellissima Trani, da quarant’anni è un simbolo, quasi un’icona adorata da una enorme frangia di pubblico. Il suo stesso aspetto, che pure nel guardaroba è volutamente demodè e quasi vintage, è il miglior biglietto da visita di un artista che non ha confini stilistici e su questa libertà, gestita con attenzione, ha costruito una carriera probabilmente non ricca ma senza dubbio divertente sin da quando, era il 1975, ha riletto in dialetto tranese un brano del momento, cioè I gotcha di Joe Tex. Per lui era Goccia ad’avé ed è stata l’apripista di una lunghissima e spassosa serie di reinterpretazioni che per tutti gli anni Novanta sono arrivate puntuali.

Dalla super cult Ra ra ri ra ra pesce fritto e baccalà (da Gypsy Woman) fino a Chille che soffre (Killing me softly) e a Bevi stu chinotto (Get it on). Un livello di parodia ai confini del buon gusto come nel caso di Maccarone (sul ritmo della Macarena) e di Luigino, rivisitazione strepitosamente kitsch di Billie Jean di Michael Jackson. Insomma, una figura a se stante che pian piano ha saputo costruirsi un seguito di fedeli fidelizzati, quelli che hanno ormai decodificato il suo linguaggio e se ne compiacciono, applaudendo l’innegabile verve e facendo spallucce quando la caduta di stile è troppo perpendicolare. Una carriera quasi imprevedibile quando, a inizio anni Sessanta, Leone Di Lernia (si chiama proprio così, data di nascita 18 aprile 1938) si presenta al Festival dell’Urlo del 1961 con il nome Cucciolo Di Lernia. Da allora questo pugliese molto, diciamo così, sboccato ma anche sagace, ha inanellato tutte le lunghissime tappe della gavetta. Molti dischi pressoché sconosciuti. Tante serate. E parecchie apparizioni pirata a San Siro (la sua vera sliding door) dietro l’inviato di 90esimo Minuto mentre commentava la partita. Erano gli anni Ottanta e 90esimo Minuto rimaneva stabilmente tra le trasmissioni più seguite, roba da più di dieci milioni di telespettatori.

Da lì Leone arriva al Fausto Terenzi Show di Radio Montecarlo e persino alle elezioni comunali di Milano (come sostenitore, perdente in partenza, di Giancarlo Cito per la Lega D’Azione Meridionale). Poi, con alti e bassi, parte la sua collaborazione con Radio 105 nel programma che è ancora il più seguito dell’Italia radiofonica: Lo Zoo. Leone di Lernia ne interpreta perfettamente lo spirito dissacrante, volgare e caciarone. Soprattutto, lui è maestro nel non prendersi troppo sul serio. E lo ha dimostrato anche ieri, sia nella sua foto sul letto d’ospedale che nel collegamento con Pomeriggio 5 di Barbara D’Urso. Un istrione popolare che fugge i luoghi comuni e sa essere dissacrante anche sulla propria pelle. Comunque vada, anche solo per questo si merita un applauso grosso così.

 

(Nella foto, da sinistra, Marco Mazzoli, Leone Di Lernia e Fabio Alisei)