Pubblicato il 19/01/2017, 11:32 | Scritto da La Redazione
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Piersilvio Berlusconi e il piano Mediaset fino al 2020

Piersilvio Berlusconi e il piano Mediaset fino al 2020
Il numero uno di Cologno Monzese, a Londra, ha illustrato le mosse del Biscione nei prossimi tre anni, con la riduzione dei costi di Premium. Ancora silenzio su Vivendi. Così su "Il Sole 24 Ore".

Piano Mediaset: il focus sul recupero della pay-tv

Rassegna stampa: Il Sole 24 Ore, di Antonella Olivieri.

Il titolo Mediaset ha reagito positivamente alla presentazione delle linee guida strategiche per il prossimo triennio. Il prezzo si è infatti attestato in chiusura a 4,21 euro, con un progresso dello 0,86% dal giorno prima. Del resto il piano, e soprattutto la quantificazione dell’incremento dell’Ebit, sembra fatto apposta per reggere il livello delle quotazioni – raddoppiato nel giro di un mese – a cui Mediaset è arrivata sotto la spinta degli acquisti di Vivendi, che ha rastrellato il 28,8% del capitale in un paio di settimane. Se i target fossero raggiunti, il titolo del Biscione – oggi trattato a premio di circa il 20% sul settore – quoterebbe quasi a sconto. Il punto è che il 2020 è lontano per un settore fortemente esposto al contesto generale e che, nel caso specifico di Mediaset, c’è l’incognita di dove vada a parare la scalata francese rimasta sospesa a un soffio dalla soglia dell’Opa. Le stime fornite dalla società sono state ritenute però realistiche. Alla cinquantina di analisti del settore, riuniti nella saletta di un hotel londinese a un passo da Trafalgar Square, l’ad Piersilvio Berlusconi – con il cfo Marco Giordani e l’ad di Publitalia Stefano Sala – ha illustrato nel dettaglio come si arriva a quantificare in 468 milioni il miglioramento previsto del risultato operativo al 2020.

Il grosso viene da Premium: chiudere il rubinetto delle perdite vale 200 milioni di Ebit in più tra tre anni. Cosa che per gli analisti si traduce in un sostanziale pareggio per la pay-tv che in dieci anni di vita non ha mai chiuso un esercizio in utile. Il target – spiega la società – è valido con o senza il calcio. Si tratta cioè di un obiettivo da raggiungere calibrando il mix costi-ricavi. Oggi, solo per i diritti del calcio, Premium spende 600 milioni all’anno (380 milioni per trasmettere le partite di otto squadre di serie A e 220 per la Champions League). Mediaset ha fatto sapere che parteciperà alle prossime aste, ma non più con l’approccio del passato, bensì tenendo conto delle compatibilità economiche. L’offerta cioè sarà formulata in modo da riuscire ragionevolmente a coprire i costi con i ricavi, altrimenti si passerà la mano. In quel caso il “piano B” è affittare la piattaforma di Premium per il digitale terrestre, chiavi in mano, a chi dovesse aggiudicarsi i diritti. Non è chiaro se il Biscione abbia già sondato o meno il potenziale interesse degli interlocutori prima di delineare questa strategia.

Altri 123 milioni di miglioramento dell’Ebit nel triennio deriveranno – secondo le stime – dalla riorganizzazione del gruppo, che significa snellimento dell’organico (ma senza esuberi) ed efficienze. L’obiettivo suona realistico, considerato che Mediaset si è dimostrata in grado di realizzare risparmi di costi per 400 milioni in quattro anni. Terza voce di contributo è l’incremento previsto della quota pubblicitaria del gruppo che, dal 37,4% del 2016, dovrebbe passare a oltre il 39% nel 2020. Un obiettivo che si traduce in 90 milioni di Ebit in più e che, da qualche analista, è ritenuto il proposito più sfidante considerato che la concorrenza è agguerrita e già oggi Mediaset ha una presa pubblicitaria notevole. Come dimostra per esempio il fatto che il gruppo abbia una quota di mercato nella pubblicità televisiva del 56% a fronte di un’audience del 32%. Per il resto, 45 milioni di incremento del risultato operativo dovrebbero arrivare dal miglioramento del mix di investimenti e da ottimizzazioni nel campo dei contenuti, per esempio con co-produzioni internazionali a partire da quelle ipotizzate con la controllata Mediaset España. Altri 10 milioni di contributo, infine, sono previsti dall’implementazione del piano nelle radio. A luglio è stata costituita Radio Mediaset che coordina le tre emittenti del gruppo: 101, Virgin e 105.

Piersilvio Berlusconi, secondo quanto riferisce chi ha partecipato all’incontro londinese, sarebbe rimasto invece abbottonato sulla scalata francese. A margine, avrebbe solo ribadito che a Mediaset non è arrivata alcuna offerta da parte di Vivendi, ma che se dovesse arrivare una proposta in grado di creare valore la valuterà. In merito a possibili alleanze “difensive” con ProsiebenSat, Berlusconi jr. avrebbe osservato che con il gruppo tedesco i contatti sono continui per valutare ulteriori iniziative comuni oltre a quella già avviata su Studio 71, ma che non ci sarebbero progetti rilevanti sul piano dell’assetto proprietario. E, ancora, sull’ipotesi di coinvolgere Premium per un accordo con Sky, l’ad del Biscione ha risposto di non aver avuto contatti sul dossier da quando è stato disatteso il contratto che prevedeva la cessione della pay-tv al gruppo presieduto da Vincent Bolloré. Quanto a EiTowers, nel corso dell’incontro con gli analisti, si sarebbe ribadita la volontà di mantenerne stretto il controllo perché un processo di consolidamento potrebbe partire a breve. Da segnalare, infine, su altro fronte che ieri i pm milanesi che indagano sulla scalata hanno ascoltato nuovamente Tarak Ben Ammar, sensale dell’accordo di aprile, che, oltre a essere amico di lunga data di Silvio Berlusconi siede anche nel consiglio di sorveglianza di Vivendi.

 

(Nella foto Piersilvio Berlusconi)