Pubblicato il 29/11/2016, 11:34 | Scritto da La Redazione

Milena Gabanelli: Addio con lacrime a Report

Milena Gabanelli: Addio con lacrime a Report
La giornalista ha condotto la sua ultima puntata del programma di Rai 3 e in un’intervista a Walter Galbiati sul quotidiano “La Repubblica” ripercorre la sua carriera.

Gabanelli saluta Report: “Qualcuno ha provato a fermarmi in passato ma ho sempre resistito”

Rassegna stampa: La Repubblica, di Walter Galbiati.

Ha appena finito di montare la sua ultima puntata di Report. Non c’è alcuna esitazione in lei. Dopo 20 anni dice addio alla sua trasmissione d’inchiesta che non ha mai risparmiato nessuno. Molti i nemici («il peggiore Tremonti»), ma anche molte le medaglie che si sono trasformate in altrettanti premi giornalistici. E per salutarla è arrivato anche un sms del presidente della Bce, Mario Draghi. Milena Gabanelli lascia senza rimpianti, perché il lavoro verrà portato avanti dalla squadra di sempre. Di certo Report le mancherà. «Moltissimo». Come moltissimi sono stati i momenti difficili: «Ho convissuto 20 anni con un dubbio notturno: “sarò nel giusto?”. Poi certo, il giorno in cui ho deciso di tagliare il cordone non è stata una passeggiata».

Ci racconti l’inizio.

Era il 1982, Rai 3 regione Emilia Romagna, ed era un filmato di 30 minuti sulla musica popolare in Giuseppe Verdi.

E il primo scoop, se lo ricorda?

Un’intervista al generale vietnamita Võ Nguyên Giáp.

Poi è arrivato Report

Sì, a settembre 1997, raccogliendo i talenti nati attorno a un programma sperimentale di videogiornalismo voluto da Giovanni Minoli, a cui devo molto.

Il vostro è sempre stato un lavoro “fastidioso”. Chi in azienda vi ha ostacolato?

Qualche componente del vecchio Cda, ma non ha senso rivangare, anche perché l’abbiamo sempre spuntata.

Però hanno anche cercato di togliervi la tutela legale.

Fino al 2007 non avevamo alcuna tutela legale. Poi, con Cappon direttore generale, ci venne concessa. Provò nel 2009 Masi a toglierla, ma alla fine ci ripensò.

I più grandi sostenitori?

Certamente tutti i direttori di rete dalla nascita del programma a oggi, ma lo è stato anche Gubitosi e lo sono Campo Dall’Orto, Carlo Verdelli, i capistruttura della rete, Valerio Fiorespino, la responsabile risorse tv Chiara Galvagni e sicuramente ne dimentico. Sono molti i nostri sostenitori dentro la Rai.

Coi lavori d’inchiesta ci si creano molti nemici: chi è stato il più scorretto?

L’ex ministro Tremonti, che per ben due volte mi denunciò (invano) all’Agcom.

Era più bello fare le inchieste ai tempi di Berlusconi o oggi con Renzi?

Fare inchieste non è mai facile in Italia perché i politici (ma anche molti manager di imprese pubbliche) preferiscono frequentare i talk show in diretta dove rispondono quello che vogliono. Fanno fatica a concepire l’idea che se parlano per mezz’ora senza rispondere mai nel merito, di quella mezz’ora magari andranno in onda solo 30 secondi. Come succede in tutti i programmi d’inchiesta del mondo.

Dovesse pensare a un politico, con chi andrebbe a cena?

Non ho frequentazioni, difficile dire con chi andrei a cena; certo, siccome il tempo è oro, magari non saprei tanto cosa dire a Razzi. Di sicuro non rifiuto per principio di dialogare anche con chi ho poco in comune, se c’è un motivo. Per esempio nella puntata di oggi (ieri, ndr) abbiamo chiesto a Salvini un confronto su un progetto proposto da noi per la gestione dei richiedenti asilo.

E con Renzi che rapporto ha?

Ci siamo incontrati una volta, è stato cordiale, e io ho sostenuto la mia battaglia sulla riduzione dell’uso del contante.

L’inchiesta più bella?

Più d’una, però quelle sui prodotti derivati, su Cremonini, Geronzi, Eni, Alitalia, Tanzi e il biologico hanno lasciato un segno.

Cosa significa smettere per lei?

Darsi un tempo, e se poi la squadra c’è, lasciare che vada avanti con le proprie gambe.

Alla fine che giudizio dà della Rai?

È il luogo dove nessuno mi ha mai impedito di dire ciò che ho ritenuto giusto e doveroso.

Qual è il suo modello di televisione pubblica?

La tv che non è costretta a censurarsi perché criticando il tal investitore poi quello toglie la pubblicità.

E se lei fosse al posto di Campo dall’Orto, cosa farebbe?

Per fortuna non sono al suo posto.

Ora cosa farà?

Resterò nei paraggi, m’interessa molto lo sviluppo del data journalism.

Come voterà al referendum?

Andrò a votare ma “cosa” non glielo dirò mai.

 

(Nella foto Milena Gabanelli)