Pubblicato il 06/10/2016, 14:35 | Scritto da La Redazione

Giampiero Solari: In tv rubo e faccio errori, questo è il segreto del successo

Giampiero Solari: In tv rubo e faccio errori, questo è il segreto del successo
Il regista di Fiorello e Celentano torna in Rai con lo show di Roberto Bolle, “La mia danza libera”. Così Malcom Pagani su “Il Fatto Quotidiano”.

Elogio “Dei furti e degli errori” da un decano degli autori tv

Rassegna stampa: Il Fatto Quotidiano, pagina 17, di Malcom Pagani.

Il regista di Fiorello e Celentano torna in Rai con lo show di Roberto Bolle, “La mia danza libera”.

Morandi e Celentano, Fiorello e Virginia Raffaele, Panariello, Pausini, Renato Zero e Cortellesi. Giampiero Solari, direttore della scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, consulente di Sky per l’intrattenimento, ha 59 anni e da quasi 20 firma indifferentemente da autore o da regista alcuni dei programmi di maggiore successo della tv italiana. Da deus ex-machina nell’ombra, dice, sta benissimo: “Vivo da uomo libero che non deve rendere conto a nessuna immagine. Rendo conto soltanto a ciò che credo e al personaggio con cui mi immedesimo. Cerco di entrare nel suo mondo, di capire cosa pensa, di intuire quale lato nascosto di sé possa portare sul palcoscenico. È il mio lavoro, un’occupazione che non avrei mai creduto di riuscire a fare, il mestiere a cui oggi non saprei rinunciare”. Solari è nato a Lima da madre peruviana e padre ligure e considera il tema dell’immigrazione l’architrave su cui si edificherà l’Europa di domani: “La migrazione – dopo una prima fase confusa e forse violenta – diventerà normalità e cambierà per sempre il volto dell’Europa. Non è l’apocalisse, ma solo un fenomeno inevitabile che va affrontato e compreso senza inutili allarmismi”.

Anche per questo, ma non solo per questo, Solari vuole che i suoi allievi entrino in contatto diretto con chi viene da fuori, con le loro storie, con il loro bagaglio di visioni, paure, ricchezze e sofferenze. In attesa de La mia danza libera, il programma show su Roberto Bolle in onda su Rai 1 in prima serata di cui Solari ha curato idee e scrittura, il regista attende la seconda edizione di Morsi, la rassegna di Teatrodanza realizzata dalla scuola Grassi e in scena dal 17 ottobre e fino al 28: “Qualcuno dice che sono bulimico e forse è vero, ma una sola cosa non riesco a farla e vivo per insegnare. È stato così fin da ragazzino, a Lima, dove papà che era uno stimato cantante si separò dalla propria occupazione principale per aprire un teatro dove ospitare grandi balletti e spettacoli internazionali. Ho imparato i rudimenti in Sudamerica e poi tornato in Italia, per fare proprio la scuola Paolo Grassi sotto la supervisione di Carlo Cecchi, ho iniziato a insegnare recitazione quasi subito. Avevo 24 anni. Non ho più smesso”.

Con l’italiano da gaucho e l’accento spagnoleggiante, Solari ha sempre covato idee non ortodosse: “Idee che conciliassero l’alto e il basso, come accade regolarmente nelle pagine di Shakespeare o di Moliere. Non mi sono mai piaciuti quelli con la puzza sotto il naso e men che mai quelli secondo i quali il mondo era bianco o nero, senza alcuna sfumatura”. Ne discendono teorie originali e non ortodosse, prima delle quali, secondo Solari, è la santa attitudine del furto artistico: “Il nostro mestiere è rubare, non copiare, abbeverarsi a quel che è stato già scritto con la presunzione, magari, di rielaborarlo. Quando rubiamo è bellissimo. È quando la rubi che una cosa diventa tua”. Chi ha diviso le ore con Solari, giura che la maniacalità della messa in scena e della preparazione sopravanzino l’improvvisazione: “È vero, sono maniacale e dietro ogni spettacolo c’è tantissimo lavoro. Ma impegno non significa strategia né calcolo, altrimenti per l’arte non rimane più spazio. Prendiamo Fiorello: è un genio, però è assolutamente consapevole di tutto quello che fa sul palco e non credo sia meno maniacale di me. Abbiamo lavorato moltissimo sul metodo, e proprio questo metodo permette il guizzo del momento. Spiegargli razionalmente quel che lui ha intuito ammazzerebbe l’intuizione e quindi anche il risultato”.

Chi chiama Solari, in un esplicito non detto, lo pretende: “La tv di Stato dovrebbe trasmettere messaggi che esulino dalla stretta logica del mercato, ma al tempo stesso per ragioni persino ovvie non può limitarsi a sbandierare il solo vessillo della cultura fine a se stessa”. Solari è un uomo colto: “Ma ho sempre pensato che non esista nulla di peggio che imporre la propria cultura a un pubblico che chiede intrattenimento intelligente e non educazione o precetti calati dall’alto”. Quando era giovane, dice: “Con Paolo Rossi, un fratello, ci prendevamo in giro perché Paolo passava dal cabaret del Derby a Shakespeare senza soluzione di continuità. Ma io non ho mai pensato che il Derby fosse il male. L’importanza della tv generalista è l’equilibrio. Mantenere la tua dignità, non venderti, ma desiderare che quel che proponi arrivi a tutti e non solo a quelli che la vedono come te”. Cadendo, inciampando, magari sbagliando: “Ho sempre sbagliato e voglio che i miei alunni non abbiano paura di sbagliare. Da direttore ho anzi un solo manifesto esistenziale: l’elogio dell’errore. Senza non si cresce. Di perfezione si muore”.

 

(Nella foto Giampiero Solari)