Pubblicato il 18/01/2016, 19:06 | Scritto da Gabriele Gambini
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Dalila Pasquariello: “‘Don Matteo’ è una fiction trasversale e racconta la realtà dando speranza: per questo piace a tutti”

Dalila Pasquariello: “‘Don Matteo’ è una fiction trasversale e racconta la realtà dando speranza: per questo piace a tutti”
L'attrice napoletana è tra le new entry della fiction sbanca-ascolti di Rai 1. Il suo ruolo è quello di Sabrina Esposito, ventenne accusata del tentato omicidio della madre, che imposta un faticoso percorso di redenzione.

Di se stessa dice: «Sono ansiosa, forse troppo. Ma sensibile verso ciò che mi circonda, che poi è una diretta conseguenza dell’ansia». A Dalila Pasquariello, napoletana classe 1992, bellezza che cattura anche lo spettatore distratto, le idee chiare non mancano: «Ho partecipato a Miss Italia 2011 perché lo consideravo un trampolino di lancio utile a ottenere visibilità». Obiettivo raggiunto. Dopo l’esperienza sul set della fiction Sotto copertura, ecco l’arrivo nel cast di Don Matteo, inossidabile serie sbanca ascolti targata Lux Vide (RaiUno, giovedì in prima serata), nel controverso ruolo di Sabrina Esposito, ventenne detenuta in carcere per il tentato omicidio della madre. «Bella, ma di una freddezza glaciale, è la leva per innescare un meccanismo di redenzione. Don Matteo la aiuterà a rinascere, rendendo emblematico il messaggio della fiction».

In Sotto copertura il suo ruolo era quello della donna del boss. In Don Matteo, quello di una giovanissima galeotta in attesa di redenzione. I suoi ruoli di attrice non lesinano sui lati oscuri.

Il personaggio di Sabrina Esposito rappresenta una novità per la serie di Don Matteo. Non era mai stata raccontata, prima del suo arrivo, una ragazza così giovane capace di macchiarsi di un reato tanto grave come il tentato omicidio della madre. L’impatto è molto forte. Se il mio ruolo in Sotto Copertura poteva avvicinarsi a me in qualche tratto del carattere, in questo caso non potrebbe essere più distante: Sabrina è fredda, impavida, prende decisioni repentine, quasi sempre sbagliate».

Ma alla fine si redime. Il suo personaggio è un’evidente leva per mostrare l’effetto di conversione operato da Don Matteo.

Consente di scavare nella psicologia della cronaca nera contemporanea. Raccontare Sabrina, significa raccontare il mondo dei giovani che si macchiano di crimini tanto eclatanti. Un modo per attingere dalla contingenza e sottolineare come, dietro a ogni delitto, ci sia una storia umana fatta di disperazione e incomprensioni.

Come si è preparata per la parte?

Documentandomi sui fatti di cronaca nera. Anche quelli più crudeli e drammatici. Penso al caso di Erika e Omar. L’aspetto più difficile è stato quello di rappresentare l’odio iniziale verso la sua famiglia. Oltre alla sofferenza interiore che a poco a poco si affievolisce, in un percorso di redenzione progressivo.

Come ha gestito la collaborazione fianco a fianco con Terence Hill?

Lui mi ha consigliata spesso, sul set. Sfoderando un pregio non da poco, per un mostro sacro del suo calibro: il saper ascoltare. Mi ha chiesto suggerimenti a ogni ciak, domandandomi come preferissi caratterizzare il personaggio. Mi ha messa a mio agio.

Si parla tanto di serie kolossal americane, poi arriva il nazionalpopolare Don Matteo e sbanca l’Auditel.

Perché Don Matteo ha delle prerogative chiare: parla del quotidiano, ma sempre con una speranza di fondo. Sa essere una fiction consolatoria, ma in senso positivo. E poi è trasversale. Il pubblico maschile di solito si appassiona all’intreccio poliziesco, da giallo. Quello femminile, ai sentimenti descritti nelle storie.

Lei ha iniziato con Miss Italia.

A 15 anni ho iniziato a studiare recitazione. Ho partecipato a un piccolo progetto di fiction in Campania. Raccontava la socialità del territorio e i problemi con la camorra. Dopo qualche tempo, ho capito che mi occorreva un trampolino per ottenere visibilità. Alcuni amici mi hanno consigliato di partecipare a Miss Italia. L’ho fatto e non me ne pento. Ho trovato un ambiente pulito, sincero.

La bellezza, per un’aspirante attrice, è sempre una fortuna?

È un biglietto da visita. Ma può essere un’arma a doppio taglio. I pregiudizi, se hai un bell’aspetto, non mancano. Per contrastarli, devi studiare sempre e mostrarti all’altezza.

Un “piano b” ce l’aveva?

Se cerchi scappatoie, significa che non sei del tutto convinta di raggiungere i tuoi obiettivi. Io ho sempre creduto di poter fare l’attrice, non voglio nemmeno pensare a ipotesi nefaste (ride, ndr). Mia madre, sulle prime, era titubante. Poi mi ha sostenuto. Parallelamente, continuo a studiare Lettere alla Sapienza di Roma. Lo faccio per costruirmi una formazione culturale personale e per potermi approcciare meglio a questo mestiere.

Attrice, ma anche annunciatrice Rai.

La conduzione, in generale, è affascinante perché ti consente di saggiare il mondo dello spettacolo a tutto tondo. Ma il mio sogno è poter fare del cinema. L’ho capito lavorando sui set delle varie produzioni. L’impegno è gravoso, ti coinvolgono per tutto il giorno. Eppure, quando arrivo alla sera, mi sento sempre gratificata. Non avverto la fatica, significa che amo ciò che faccio.

E quando può vivere il suo privato, che cosa fa?

Amo cucinare. La pasta, ma anche i dolci, che adoro. Sto col mio fidanzato, con la mia famiglia. Mi godo la quiete domestica a Roma, città che mi ha dato tanto. Anche se ho vissuto per un certo periodo a Milano e mi è rimasta nel cuore.

 

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Dalila Pasquariello)