Pubblicato il 27/12/2015, 14:01 | Scritto da La Redazione

Rassegna Stampa: Canone, l’extragettito diviso tra Stato e Rai. Fondi anche alle tv locali

Rassegna Stampa: Canone, l’extragettito diviso tra Stato e Rai. Fondi anche alle tv locali
C'era una volta il canone Rai. Arriva ora, con l'approvazione della legge di stabilità 2016, una norma che riscrive non solo le sue modalità di riscossione ma anche le modalità di ripartizione tra diversi soggetti, emittenti locali incluse. Così su Il Sole24Ore.

Rassegna Stampa: Il Sole24Ore, pagina 8, di Marco Mele

 

Rai e sistema tv. Dopo la riforma

Canone, l’extragettito diviso tra Stato e Rai

Fondi anche alle tv locali

 

C’era una volta il canone Rai. Arriva ora, con l’approvazione della legge di stabilità 2016, una norma che riscrive non solo le sue modalità di riscossione ma anche le modalità di ripartizione tra diversi soggetti, emittenti locali incluse. Una volta c’era il bollettino postale, l’ultimo era di n3 euro. Dal 2016, com’è noto, l’importo sarà ridotto a cento euro e ripagherà, a rate, sulla bolletta elettrica. Prima domanda: e chi non ha il televisore pur avendo un’utenza elettrica? La legge ha aggiunto al regio-decreto 246 del 1938 una norma secondo la quale si presume l’esistenza di un apparecchio nel caso esista un’utenza elettrica nel luogo della residenza anagrafica. In caso contrario, andrà fatta dal cittadino interessato una dichiarazione all’Agenzia delle entrate (le cui modalità andranno definite dal direttore della stessa), con rischi penali in caso di falsa dichiarazione. Seconda domanda: il pagamento vale per tutti gli apparecchi tv in casa? Sì, vale per tutti quelli utilizzati nelle residenze della famiglia anagrafica, seconde case incluse. Bisogna pagare due canoni, invece, se i coniugi risultano come due famiglie anagrafiche.

L’Anagrafe tributaria, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l’Acquirente Unico spa, il ministero dell’Interno, i comuni, a questo scopo, sono autorizzati a scambiarsi i dati relativi alle famiglie anagrafiche e alle utenze elettriche. Il pagamento del canone avverrà in dieci rate mensili addebitate sulle fatture delle imprese elettriche: ma nel 2016, nella prima fattura successiva al primo luglio saranno addebitate cumulativamente tutte le rate scadute (il primo giorno di tutti i mesi da gennaio ad ottobre). L’importo del canone dovrà essere distinto all’interno della bolletta. Le imprese elettriche dovranno riversare l’importo all’erario il giorno 20 di quello successivo all’incasso e comunque entro il 20 dicembre di ogni anno. Un decreto fisserà le modalità del riversamento e gli eventuali interessi di mora per i ritardi in tale operazione. Come verrà ripartito il canone? Qui si arriva al cuore del problema. Dal 2016 al 2018 le eventuali maggiori entrate si calcolano rispetto a quanto iscritto come canone di abbonamento nel bilancio di previsione dello Stato per il 2016. Vale a dire un miliardo e 739 milioni, ai quali, per arrivare a quanto riversato alla Rai, va sottratto un 5% annuo più la tassa di concessione, per un netto intorno al miliardo e 650 milioni di euro circa. Le maggiori entrate rispetto a tale cifra, per il 2016 saranno destinate per il 33% all’erario: la quota salirà al 50% nel 2017 e nel 2018. Questo 33% avrà tre destinazioni. La prima è l’ampliamento da 7mila a 8mila euro della soglia di reddito annuo per usufruire dell’esenzione da parte di chi ha 75 anni o più. La seconda è il finanziamento, sino a un massimo di 50 milioni (ma saranno 50, ndr) di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione del ministero dello Sviluppo. La terza è il Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Il tutto, ferma restando l’assegnazione alla Rai della restante quota delle maggiori entrate. Nel testo della legge di stabilità entrato in Parlamento, al contrario, tutte le eventuali maggiori entrate erano destinate all’Erario. Il Fondo per il pluralismo, con un apposito decreto del ministero dello Sviluppo, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà ripartito a favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali per obiettivi quali la promozione del pluralismo dell’informazione, il sostegno all’occupazione, la qualità dei contenuti e l’uso di tecnologie innovative. Due quesiti: se non ci fosse, in teoria, alcuna maggiore entrata nel 2016, come si finanzia il Fondo per il pluralismo (che sarà di 50 milioni tutti gli anni), a parte le risorse per i contributi a favore di radio e tv locali iscritte nel bilancio del ministero dello Sviluppo che vi confluiranno?

Secondo diverse stime, però, l’extragettito sarà invece cospicuo, a fronte di un’evasione pari al 27% delle famiglia che potrebbe ridursi intorno a un 5% fisiologico: almeno 400-450 milioni di introiti supplementari tra Rai ed Erario. Un punto interrogativo per la Rai: la legge di stabilità del prossimo anno potrebbe modificare sia l’importo fisso sia, soprattutto, le percentuali di ripartizione delle somme eccedenti tra il servizio pubblico e l’Erario.