Pubblicato il 29/07/2015, 11:31 | Scritto da La Redazione
Argomenti: , ,

Mediaset chiede soldi a Sky. L’Agcom: non può – Rai: frenatori in campo, ma dubbi sul decreto

Mediaset chiede soldi a Sky. L’Agcom: non può – Rai: frenatori in campo, ma dubbi sul decreto
Mentre il Biscione chiede di essere pagata dalla pay tv satellitare per l’emissione dei suoi programmi, il percorso della riforma Rai è sempre più difficile.

Rassegna stampa: Il Fatto Quotidiano, pagina 8.

Mediaset chiede soldi a Sky. L’Agcom: non può

I volti noti di Mediaset sono Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi, ma spesso il personaggio da seguire è Gina Nieri, consigliere esecutivo del Cda del Biscione. Nieri era con il presidente Confalonieri al Quirinale, lunedì, e ieri mattina ha organizzato una conferenza a Milano per lanciare un’altra offensiva a Sky. Secondo il Biscione, dopo la delibera Agcom, Sky deve pagare per trasmettere gratis i canali di Mediaset sulla propria piattaforma a pagamento. In serata, a sorpresa, la stessa Autorità è intervenuta per spiegare che Mediaset non può chiedere denaro a Sky perché la delibera si applica soltanto per le televisione di servizio pubblico, e dunque esclusivamente per la Rai. Scaramucce, dunque, nient’altro. Mentre siamo all’alba di una stagione molto importante per i bilanci di Sky e Premium, dopo che quest’ultima ha acquistato per 630 milioni di euro i diritti per la Champions League. Per rimediare, il gruppo di Murdoch offre ai clienti tutto il calcio italiano, più quello spagnolo, inglese e tedesco. Chi la spunterà?

 

Rassegna stampa: Il Messaggero, pagina11, di Fabrizio Lioni.

Rai, frenatori in campo, ma dubbi sul decreto

Il sentiero che porterebbe a una soluzione per decreto della vicenda Rai perde quota. Sarebbe più una strada battuta dal governo per aumentare il pressing parlamentare, che non un’alternativa effettiva. L’opzione portata avanti da palazzo Chigi, infatti, difficilmente passerebbe al vaglio attento del Quirinale. Viale Mazzini non è mai stata riformata per decreto, per tradizione si tratta di un argomento che viene lasciato al dibattito parlamentare. «Però è il ragionamento di alcune fonti governative in questo caso sarebbe diverso: si tratterebbe di un testo ampiamente condiviso dal Senato e che, nonostante le resistenze dell’ultimo momento, in Commissione è stato approvato in maniera bipartisan. M5S compresi». Non una prova di forza tout court, quindi, ma una sorta di compromesso tra palazzo Chigi e Montecitorio, per evitare di far impantanare la riforma portata avanti dal sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. Compromesso che, però, non avrebbe appunto trovato sponde dal presidente della Repubblica.

Del resto fu lo stesso Mattarella, nel discorso d’insediamento, a sottolineare la sua preoccupazione per l’uso eccessivo della decretazione d’urgenza. «Vi è anche la necessità disse nel suo messaggio alle Camere di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare». Ecco perché, spiega un deputato della maggioranza, «tutti auspicano una soluzione condivisa, in questa partita più che mai».