Pubblicato il 04/11/2014, 11:03 | Scritto da La Redazione

RASSEGNA STAMPA – MARCO PAOLINI, MEDIASET, AUTUNNO NERO: “TROPPA CONCORRENZA, MA IL MEGLIO DEVE ARRIVARE”

RASSEGNA STAMPA – MARCO PAOLINI, MEDIASET, AUTUNNO NERO: “TROPPA CONCORRENZA, MA IL MEGLIO DEVE ARRIVARE”
La crisi della tv secondo il capo dei palinsesti di Cologno Monzese: “Matteo Renzi viene da noi perché cerca un pubblico più dinamico”.meta name=”news_keywords” content=”marco paolini, mediaset, rai, sky, antonio dipollina, la repubblica“ Rassegna stampa: La Repubblica, pagina 53, di Antonio Dipollina. Mediaset, autunno nero: “Troppa concorrenza, ma il meglio deve arrivare” La crisi della […]

La crisi della tv secondo il capo dei palinsesti di Cologno Monzese: “Matteo Renzi viene da noi perché cerca un pubblico più dinamico”.meta name=”news_keywords” content=”marco paolini, mediaset, rai, sky, antonio dipollina, la repubblica

Rassegna stampa: La Repubblica, pagina 53, di Antonio Dipollina.

Mediaset, autunno nero: “Troppa concorrenza, ma il meglio deve arrivare”

La crisi della tv secondo Marco Paolini, capo dei palinsesti: “Renzi viene da noi perché cerca un pubblico più dinamico”.

Ci sono due nuovi direttori per Italia 1 (Laura Casarotto) e Rete 4 (Sebastiano Lombardi), c’è una ristrutturazione evidente e pesante in tempi un po’ così. E a Mediaset nel ramo tv significa che sale più alta la posizione e qualifica di Marco Paolini, 56 anni, esperienze in Spagna. Da giugno è capo dei palinsesti e significa che coordina lui i direttori di rete e risponde direttamente a Piersilvio Berlusconi. I tempi un po’ così, al netto delle crisi di tutti, significano l’autunno difficilissimo delle reti Mediaset al turno serale (morale migliorato di recente conia netta vittoria al sabato sera del varietà simil-corridesco Tu si que vales ai danni del Ballando di Rai 1): in un anno il risicatissimo aumento complessivo, più 0,1% nelle 24 ore, è tutto merito del resto della giornata («Comunque in controtendenza rispetto alla Rai, sulle 24 ore»). Paolini ha ovviamente una spiegazione per tutto: «Il calo pubblicitario in autunno l’avevamo previsto eccome, quindi abbiamo fatto slittare in primavera il grosso della programmazione top». Bene, fermo restando che dentro ci sono il debutto Mediaset dell’Isola dei famosi, a gennaio, o il ritorno di C’è posta per te e cose così. Ma servirebbe capire cosa sta succedendo davvero, visto che tutti sembrano piuttosto sereni, non ci sono vere rivoluzioni annunciate e anche il presunto sbarco di Sky nella tv in chiaro viene giudicato impresa aleatoria. Dice Paolini: «Un conto è fare una tv di pochi eventi al mese, un altro è averne abbastanza da riempire una programmazione in chiaro: Sky al momento non ne ha a sufficienza e secondo me non è nemmeno interessata al discorso». E quindi il nemico, l’avversario oggi chi è? «Siamo noi stessi nell’esigenza di cambiare. È una Rai che grazie al canone può permettersi di tutto e nessuno che dia degli indirizzi futuri su quale dev’essere la missione dell’azienda pubblica. Sono colossi come Murdoch e anche Discovery, più grandi di noi e quindi potenzialmente imbattibili se c’è da far guerra. Sono gruppi alla Bertelsmann, i tedeschi, il giorno in cui dovessero decidere di sbarcare sul nostro terreno, è Google sul discorso pubblicitario e sulle tasse non pagate in Italia. Abbiamo bisogno di tutto, insomma, fuorché di avversari».

Su Sky i toni sembrano più accesi… «Gli avversari sono quelli in grado di attaccare sul terreno della pubblicità. E Sky c’entra eccome. Il loro vero colpo è stato quello di far pagare gli abbonati e abituarli ad avere anche la pubblicità nei programmi. Colpo da maestri. E per loro, provvidenziale: se guardate i margini di guadagno della pay di Murdoch, sono equivalenti ai loro introiti pubblicitari». Bene, ma siccome lei è il capo delle reti tv e quelle sono fatte di programmi e di pubblico che li segue, limitiamoci a questo. «Voi giornalisti ridete quando ricordiamo gli ascolti sul pubblico attivo, fascia di età 15-64 anni, ma per noi è vitale: e su quel pubblico stravinciamo». Bel modo di considerare quelli un po’ più in là, gli anziani. «Nessuno declassa l’altro pubblico. Semplicemente è più fermo nelle sue scelte, meno disposto a cambiare, che so, la marca di dentifricio. Il nostro cambia il dentifricio, o almeno vuole sapere se ce ne sono altri nuovi e come sono fatti. E gli investitori lo sanno». Scusi, ma la tentazione è irresistibile. C’è un presidente del Consiglio che corre nei vostri programmi popolari appena può, non è che… «Grosso modo la logica è la stessa. Vuole parlare a un pubblico disposto a cambiare idea e opinioni e a immaginarsi un futuro diverso». Sta dicendo che Renzi ragiona come un amministratore delegato? «Questa è una battuta che lascio a lei, ma la logica rimane».