Pubblicato il 09/04/2014, 17:05 | Scritto da La Redazione

ANDREA TIDONA, IL FAZIO DEL “GIOVANE MONTALBANO”: «FORSE GLI ASCOLTI ALTI DELLA NOSTRA SERIE NON HANNO FATTO PIACERE A QUALCUNO»

ANDREA TIDONA, IL FAZIO DEL “GIOVANE MONTALBANO”: «FORSE GLI ASCOLTI ALTI DELLA NOSTRA SERIE NON HANNO FATTO PIACERE A QUALCUNO»
L’attore siciliano, volto di tante fiction, racconta a TVZOOM la sua carriera al cinema e in tv e sui ritardi della seconda serie del “Giovane Montalbano” solleva qualche dubbio.meta name=”news_keywords” content=”andrea tidona, giovane montalbano, montalbano, rai“ Andrea Tidona è uno di quegli attori che in pochi conoscono, ma che in tanti riconoscono. Cinema, televisione, teatro: […]

L’attore siciliano, volto di tante fiction, racconta a TVZOOM la sua carriera al cinema e in tv e sui ritardi della seconda serie del “Giovane Montalbano” solleva qualche dubbio.meta name=”news_keywords” content=”andrea tidona, giovane montalbano, montalbano, rai

Andrea Tidona è uno di quegli attori che in pochi conoscono, ma che in tanti riconoscono. Cinema, televisione, teatro: volto di tanti personaggi, dal pittori comunista dei Cento Passi al padre di famiglia della Meglio Gioventù, dal colonnello dei carabinieri del 7 e l’8 di Ficarra e Picone ai magistrati Giovanni Falcone, Rocco Chinnici nelle fiction tv, senza scordare l’amato Fazio nel Giovane Montalbano.

«Sono un massaro modicano prestato all’arte drammatica – si schermisce – Quando ho interpretato Falcone l’ho fatto perché non era il protagonista della fiction altrimenti avrebbero chiamato gente come Massimo Dapporto o Michele Placido. Ci voleva uno di peso che contrastasse i mafiosi, pazienza noi conviviamo anche con questo. D’altronde io sono un attore un po’ anomalo, sui set stabilisco i migliori rapporti con la troupe piuttosto che con i miei colleghi».

Eppure il mestiere di attore è molto invidiato, molti giovani vorrebbero farlo solo per la popolarità che regala…

«Sono stato a Modica nei giorni scorsi, mi hanno invitato in una scuola: ho detto ai ragazzi “So di essere qui solo perché mi avete visto in tv”, li ho spinti a non guardare al lato esterno e basta. Fare l’attore in teatro è molto più interessante e più generoso, però senza la tv non ti si fila nessuno.».

Così ha tolto ai ragazzi qualsiasi disincanto sulla sua professione però…

«Ho anche detto che diventare chirurgo è molto meglio, almeno lui salva la vita a qualcuno, io che faccio, se serve, al morente racconto barzellette? La cosa bella del nostro mestiere è che abbiamo il privilegio di maneggiare le emozioni».

A proposito di emozioni, com’è stato il momento in cui ha vinto il Nastro d’Argento per la sua interpretazione ne “La Meglio gioventù”?

«In quel momento per quanto uno cercava di stare con i piedi per terra era un’ esaltazione collettiva: eravamo diventati dei geni, a Taormina c’erano Michael Douglas, Fanny Ardant, facevamo parte di un esercito di divi. Anche se lo sai che sei lì per dieci minuti e poi torni nell’oblio, ti esalti. Il bello della “Meglio Gioventù” è stato il lavoro sul set, la sera finivamo consapevoli di aver fatto il massimo possibile».

Cosa ha significato per la sua carriera “I Cento Passi”?

«Quando lo girammo, l’unico che aveva avuto visibilità all’epoca era Toni Sperandeo, ci chiedevamo chi mai sarebbe venuto a vederlo. Non ci rendevamo conto di quello che stavamo mettendo su, ma per la prima volta mi capitava di sentirmi attore davanti alla macchina da presa. Quando l’ho visto al cinema ho fatto fatica, ero coetaneo di Impastato, da siciliano ho vissuto quelle cose lì».

Le ha fatto lo stesso effetto interpretare Falcone?

«Sono ruoli delicati, ho interpretato anche Chinnici, Borsellino, il Procuratore Giammanco, praticamente quasi tutta la procura, mi manca Caponnetto. Da siciliano ti viene tanta rabbia e delusione, molti si sono fatti ammazzare, sapevano bene che quella era la fine che gli toccava, eppure poi non hanno cambiato quasi nulla. Aveva ragione Falcone quando diceva che la mafia come mentalità appartiene a tutta la Sicilia, questa maledetta e meravigliosa terra non riesce a fare un passo avanti purtroppo, sotto pelle c’è questa mentalità».

Lei ha partecipato anche alla fiction “Il Capo dei Capi”, accusata di mitizzare Riina e di renderlo un modello per i giovani…

«In tv una volta ho assisto a un dibattito raccapricciante tra Cuffaro e Mastella, dicevano che quella fiction era diseducativa. Detto da loro, non ci si crede…».

Tornerà nel ruolo di Fazio nella seconda serie del “Giovane Montalbano”?

«Sì, ma non so ancora se le riprese cominceranno in estate».

Non è che il giovane Montalbano dà fastidio al Montalbano senior?

«Molti siciliani hanno detto che era più bello di quell’altro, forse perché più castigato, meno folcloristico. Nelle ultime puntate di Montalbano mi sembra che si siano presi troppe licenze in questo senso, magari i nostri ascolti non hanno fatto piacere a tutti».

 

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Andrea Tidona)