Pubblicato il 19/01/2013, 15:30 | Scritto da La Redazione

GIANNI STELLA: «L’UNICO RIMPIANTO A LA7 È “CONTRATTO-GENTE DI TALENTO”, CHIUSO TROPPO PRESTO»

GIANNI STELLA: «L’UNICO RIMPIANTO A LA7 È “CONTRATTO-GENTE DI TALENTO”, CHIUSO TROPPO PRESTO»
A margine del convegno su donne e tv, organizzato dal “Corriere della Sera”, l’ex a.d. di TI Media ha parlato delle sue prospettive personali e della sua visione sul futuro della televisione in Italia. Schietto, amante del paradosso e della provocazione, Gianni Stella, ex a.d. di TI Media, non si smentisce, cercando di nascondere nelle venature […]

A margine del convegno su donne e tv, organizzato dal “Corriere della Sera”, l’ex a.d. di TI Media ha parlato delle sue prospettive personali e della sua visione sul futuro della televisione in Italia.

Schietto, amante del paradosso e della provocazione, Gianni Stella, ex a.d. di TI Media, non si smentisce, cercando di nascondere nelle venature di risposte all’apparenza dirette, pieghe di coscienza irrivelate. Parlando di donne in tv, di Auditel, di codice etico. E fornendo qualche dritta sul suo futuro.
Si parla spesso della necessità di un “codice etico” anche per le emittenti private, su modello Rai, che disciplini e valorizzi l’immagine delle donne in tv.
«Non credo alla necessità di ulteriori codici. La sintesi di questo Paese sta proprio nella fitta rete di norme che lo regolamentano solo all’apparenza, ma che, nei fatti, quasi nessuno rispetta. Questo perché spesso in Italia non esiste una vera sanzione. Il vero termometro per capire il Paese che cambia, vale anche per la televisione, è la Rete».
Rete che, secondo lei, ha una valenza più efficace dell’Auditel.
«Le donne dei campioni rilevati dall’Auditel non corrispondono a quelle reali. Questo perché l’Auditel è un meccanismo obsoleto, nato all’inizio degli anni’80, strutturato secondo un’idea di famiglia degli anni ’70. Se la Rete acquisisse un ruolo propositivo, non solo critico o demolitivo come accade spesso sui social network, potrebbe diventare davvero rappresentativa di istanze culturali innovative. Generando un processo virtuoso anche sul mezzo televisivo. A tutto campo».
La sua esperienza con La7, in termini di innovazione.

«A La7 abbiamo investito molto in volti, soprattutto femminili. Abbiamo portato Geppi Cucciari, Cristina Parodi. Forse, una cosa che mi rimprovero è non avere sempre avuto pazienza adeguata. La tv richiede pazienza. Pensiamo a Crozza. Il suo programma era partito in sordina, e ora raggiunge risultati ragguardevoli. Anche in rete. Ma per avere sempre pazienza, occorre un supporto di budget adeguato».
Qualche rimpianto di pazienza mancata, legato a qualche programma?
«Contratto-Gente di talento. Ha chiuso troppo presto, mi auguro che La7 lo riproponga».
Nel frattempo, che farà Gianni Stella? Tornerà a occuparsi di tv?
«Per il momento, mi sto occupando di Masory, società di consulenza manageriale che gestisco con un mio ex collega dell’Eni, Fabrizio Richard, e con mia figlia Sara. Comunque, questa domanda ha un che di curioso…».
Sotto quale aspetto?
«Io sono stato manager in tanti settori diversi. Solo da quando ho iniziato a occuparmi di televisione, la mia popolarità e la curiosità intorno al mio lavoro sono aumentate. Potrebbe essere segno di una certa patologia del Paese…».

 

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Gianni Stella)