Pubblicato il 02/01/2012, 11:20 | Scritto da La Redazione

LA RAI NON È DA PRIVATIZZARE, MA DA RIFONDARE

LA RAI NON È DA PRIVATIZZARE, MA DA RIFONDARE
Il direttore di TVZOOM lancia una proposta provocatoria per una tv di Stato proiettata realmente verso il futuro. Nell’ultima settimana dell’anno il quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro, ha iniziato una crociata contro la Rai. Tutto è partito il 23 dicembre con un articolo dell’editorialista Maria Giovanna Maglie, che contestava il servizio pubblico reso da […]

Il direttore di TVZOOM lancia una proposta provocatoria per una tv di Stato proiettata realmente verso il futuro.

Nell’ultima settimana dell’anno il quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro, ha iniziato una crociata contro la Rai. Tutto è partito il 23 dicembre con un articolo dell’editorialista Maria Giovanna Maglie, che contestava il servizio pubblico reso da Viale Mazzini e quindi, di conseguenza, anche il canone richiesto agli italiani. Nei giorni successivi il direttore Belpietro rincarava la dose invocando un referendum popolare per abolire la legge del 1975, che delega all’azienda Rai il servizio pubblico a fronte di (oggi) 1,6 miliardi di euro (questo è quello che si è raccolto nel 2010 con il canone). A margine delle due firme anche il giornalista Paoli ha voluto dare il suo contributo, sostenendo più o meno che la Rai non svolge un servizio pubblico perché è piena di comunisti. A parte la folcloristica caccia alle streghe rosse, il tema posto dalla Maglie è di strettissima attualità. I più maliziosi si potrebbero chiedere per quale motivo Libero abbia deciso solo ora di porre il problema, ma non è il nostro caso, noi preferiamo parlare unicamente della tv di Stato. La nostra tv.

Dal primo giorno noi di TVZOOM abbiamo cercato di portare all’interno del dibattito televisivo alcuni elementi di riflessione, nella speranza di contribuire al progresso della tv italiana e soprattutto alla modernizzazione della Rai. Così com’è la tv di Stato non sta in piedi, è evidente a tutti che fra pochi anni (con la scomparsa dell’audience più vecchia, che costituisce la maggioranza dei telespettatori) Viale Mazzini rischia di scomparire, lasciando in mezzo alla strada più di 11mila dipendenti. Dai vertici Rai non abbiamo ancora visto un piano di sviluppo moderno, sia dal punto di vista industriale e tanto meno da quello dei contenuti. Le ultime dichiarazioni del direttore Lorenza Lei non ci hanno convinto del tutto. Ma questo è un tema che coinvolge tutta la televisione generalista, in pesante ritardo, anche a giudicare dai crolli d’ascolto di Mediaset di questo ultimo periodo.

La nostra proposta provocatoria (e anche utopistica, considerato il Paese in cui viviamo) è quella di rifondare l’azienda di Stato. Delle tre reti generaliste ne bastano solo due: una all news, dedicata esclusivamente all’informazione e agli approfondimenti, l’altra all’intrattenimento. La prima sostenuta con il canone, la seconda autofinanziata dal mercato pubblicitario. È evidente che per realizzare un progetto del genere (il sistema BBC in Gran Bretagna non è molto differente) va riorganizzato il personale, ottimizzate le risorse come in ogni azienda sana, ma soprattutto bisogna allontanare sideralmente la politica dalla Rai, per renderla credibile. E qui entriamo nel campo utopico.

Per iniziare un processo del genere, si potrebbe, per esempio, iniziare dalla prossima nomina del direttore del Tg1. Qualche giorno fa Wolfgang Achtner, detto Wolf, reporter e producer per otto anni della Cnn e per 11 di Abc news (un mostro sacro del giornalismo mondiale), ha mandato una lettera al presidente Garimberti offrendosi come nuovo direttore a Saxa Rubra. Se Garimberti accettasse sarebbe un primo passo nella disintossicazione della Rai dalla politica. E il 2012, lo dicono tutti, è l’anno perfetto per le rivoluzioni.

 

twitter@AndreaAAmato

 

(Nella foto la sede Rai di Viale Mazzini)