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Fiorello ha mandato in onda il futuro e in pensione la tv

Posted by Andrea Amato
Andrea Amato
Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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on Friday, 14 June 2013
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Ieri mattina, dalle 11 alle 12.43, è andato in onda in diretta streaming il futuro. Con lo speciale web de l’EdicolafioreRosario Fiorello ha definitivamente scardinato le logiche dell’intrattenimento televisivo. Lo showman siciliano ha dimostrato come ormai il mezzo non ha più importanza, ciò che conta veramente sono le idee e i contenuti. E la Rete è il medium perfetto per una serie infinita di ragioni: l’emissione costa pochissimo, può raggiungere chiunque e ovunque (tv, pc, tablet, smartphone), può essere prodotta ovunque (anche in un bar), può essere rivista all’infinito, permette licenze di linguaggi e contenuti impensabili per la televisione (soprattutto generalista), ha una diffusione virale devastante.

L’evento di ieri mattina è stato dal punto di vista dello spettacolo mediatico il successo dell’anno, ma d’altra parte ogni volta che si muove Fiorello il divertimento è assicurato, sia per l’efficacia del prodotto, sia per la partecipazione di ospiti (che altrimenti in una produzione televisiva canonica porterebbero i costi alle stelle), sia perché l’artista sa bene come dosarsi e non soffre di bulimia da piccolo schermo. Ma tutti questi sono gli ingredienti, per esempio, anche de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, ultima avventura tv di Fiorello, quindi aspetti a cui ci ha abituati il fuoriclasse dell’intrattenimento.

Ieri, però, Rosario da Augusta ha fatto molto di più, ha aperto uno squarcio nel futuro, ha accelerato notevolmente un processo irreversibile, che in molti cercano di rallentare per mantenere privilegi di posizione, ma che lui ha spazzato via in poco meno di due ore, lasciando tutti in un tremendo stato di inadeguatezza. Da ieri la televisione è ancora più vecchia e nuda. Grazie Fiore!

 

twitter@AndreaAAmato

 

 

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Lucio Presta consulente del Casinò di San Remo. Vedremo forse Benigni al tavolo da poker

Posted by hannibal
hannibal
Hannibal è un critico seriale, con la passione per i punti deboli della Rai. Il suo comportamento è gentile ed...
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on Thursday, 13 June 2013
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Fuori dal Festival di Sanremo dall’anno scorso e con la prospettiva quasi certa di restarci anche nel 2014, Lucio Presta mette intanto le mani sul Casinò di San Remo. Ripercorrendo le orme del suo amico Lele Mora, l’agente televisivo più famoso e twittomane d’Italia ha avuto un importante e sostanzioso contratto di consulenza con il casinò della Città dei Fiori. Obiettivo principale dell’accordo: portare i divi della sua scuderia a farsi fotografare all’interno del Casinò, in modo da fare pubblicità alla struttura. Un lavoro simile lo aveva svolto, anni fa, proprio lo stesso Mora con i casinò di Campione, Lugano e Venezia. Mora, però, aveva nella sua scuderia un rooster di divi e starlette che ben si prestavano a operazione di questo genere. Difficile immaginare invece le star della scuderia di Presta alle prese con carte da poker e tavoli verdi della roulette: dovremmo forse prepararci a vedere Paola Perego e Mara Venier fotografate mentre giocano a carte? O Paolo Bonolis e i neoacquisti Max Giusti e Teo Mammucari, quest’ultimo magari dopo aver fatto un bel tuffo in Stasera mi butto (il suo nuovo programma in arrivo su Canale 5) immortalati mentre si divertono con le slot machine.

Intendiamoci: gli affari sono affari e in tempi di crisi non si rifiuta niente, ma certo è che con un panel di artisti di tutto rispetto come quello di Presta, l’idea che possano essere piazzati a pubblicizzare un casinò come se si trattasse di Costantino, tronisti e starlette del Grande Fratello è abbastanza curiosa. Speriamo che ci sia un limite nella scelta delle star e che alla fine non saremo costretti a vedere fotografie nel Casinò anche di Roberto Benigni, il premio Oscar rappresentato da Presta.

 

Hannibal

 

 

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Beppe Grillo: assalto alla Rai

Posted by Mario Maffucci
Mario Maffucci
Giornalista professionista sposato con due figli. Trent'anni di esperienza tutti sul prodotto televisivo, al q...
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on Wednesday, 12 June 2013
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Nel Movimento 5 Stelle (M5S) piace Report e Presa Diretta di Riccardo Iacona; assicurano che non ci sia la “black list” dei giornalisti, ma il TG4 è ritenuto il notiziario più fazioso e Bruno Vespa si illude di non essere nel mirino... è invece considerato il conduttore più schierato. Tutto il resto da Gian Luigi Paragone a Giovanni Floris non va bene. I grillini occuperanno la Rai e prenderanno tutti a calci nel sedere. Per ora hanno conquistato la Presidenza della Commissione di Vigilanza, l'organismo dei partirti che l'M5S vuole sradicare. In attesa dell'evento, sfrondato dai toni aggressivi di spettacolo e spesso di cabaret (che il pubblico della piazza non sembra disprezzare) l'assalto che Grillo si appresta a fare alla tv di Stato permette di intercettare le “parole chiave” che sostengono l'operazione. Dicono i grillini: «Rai sganciata dai Partiti; rappresentanza dei cittadini nel CdA; informazione libera; l'esenzione del canone per le fasce più deboli: il non senso del canone più la pubblicità».

Colpisce che il tema sulla qualità dei palinsesti venga posto dai grillini a fronte di una questione che dovrebbe avere un approfondimento più generale e meno approssimativo. Non siamo così ingenui da pensare che, con una battuta magica, i grillini possano rivoluzionare la filosofia dell'Azienda di Stato. Certo è che, a parere di molti, il profilo che la Rai oggi offre alla pubblica opinione, al di là delle dichiarazioni di maniera, è per molti versi imbarazzante, soprattutto nell'informazione e non solo: 13mila dipendenti, conti in rosso per 200 milioni di euro, controversa qualità dei programmi, una piattaforma di comunicazione sovrastrutturata, dispendiosa e superflua (basti pensare ai 1.200 giornalisti delle testate).

Anche la BBC è nell'occhio del ciclone, ma almeno la sua linea editoriale sull'informazione è difendibile: tratta la politica nei Telegiornali (quando fa notizia); il settimanale Panorama ha il “focus” sull'attualità e non sul parlamento, mentre l'approfondimento politico è affidato alla sola News Late, un programma di BBC 2, durata 45 minuti, determinato e aggressivo alle 22.30 di ogni sera. Il politico implicato che non accetta l'invito per il confronto è trattato con la formula dell'Empty Chair (la sedia vuota) che viene motivata al pubblico. Noi, nei fatti, con una prassi che ha fatto purtroppo cultura consolidata abbiamo inventato il «giornalista di riferimetno», che garantisce un'area piuttosto di un'altra. Il collega della BBC ha l'ambizione di essere capace di rappresentare tutte le posizioni politiche, e, soprattutto, questo atteggiamento è accettato dall'opinione pubblica.

«Vorrei una Rai in grado di aiutare le persone ad attuare una rivoluzione culturale... la tv fa male non per quello che viene detto, ma per quello che si vede... i talk sono programmi vecchi, stantii... bisognerebbe uscire dalla gabbia per provare a fare qualcosa di nuovo».

Che la formula di Porta a Porta, di Ballarò e de L'Ultima Parola sia consumata, è una convinzione che sui media non è ancora apparsa nettamente... ai Partiti, e agli opinionisti (media), in fondo, va bene così, perché i tre programmi sono una vetrina promozionale più o meno a disposizione (inviti, ma anche richieste di partecipazione). Qualcosa da inventare ci sarebbe eccome, in un'offerta generale da proporre di nuovo e che consentirebbe di offrire alla pubblica opinione un assetto informativo sobrio e puntuale. Qualcuno spieghi per piacere la funzionalità dei tre telegiornali e la funzionalità di tre Reti con budget sempre più inadeguati. Colpisce che la polemica e le riflessioni sullo stato dell'arte che riguarda la Rai sia stata proposta dal M5S, da gente comune in un silenzio assordante, in mezzo alle polemiche che mettono in risalto la loro inadeguatezza politica, ma non toccano il piano delle loro intenzioni. Siamo per ora alla “danza di guerra”, quando i guerrieri primitivi ballavano attorno al fuoco per farsi coraggio prima della battaglia. Le mie previsioni sullo scontro sono – ahimè! - sconfortanti perché, nonostante le buone intenzioni, non riesco a intravedere una strategia e soprattutto mi rendo conto che i grillini non hanno la ben che minima idea di come funzioni una macchina che si vorrebbe smontare.

 

Mario Maffucci

 

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"Ideona": gli autori votano la creatività in tv

Posted by Mario Maffucci
Mario Maffucci
Giornalista professionista sposato con due figli. Trent'anni di esperienza tutti sul prodotto televisivo, al q...
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on Sunday, 09 June 2013
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L'Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali (ANART) da alcuni anni organizza, nel mese di giugno, Ideona, una serata nella quale premia i programmi della stagione. Quest'anno, a Savona, sabato 29 giugno saranno “in ballo” i programmi nati e andati in onda per la prima volta da giugno 2012 a maggio 2013 (non sono considerate nuove edizioni, quelle di programmi già andati in onda; e nemmeno i programmi che hanno cambiato collocazione di canale, ma che erano già stati precedentemente trasmessi come, per esempio, Servizio Pubblico) voteranno soltanto gli autori, ma sarà interessante ovviamente conoscere anche il vostro parere.

La mia attenzione si è concentrata su La più bella del mondo (Rai 1), Made in Sud (Rai 2), The Voice of Italy (Rai 2), Pechino Express (Rai 2), Ballerini (Mtv), Occupy Deejay (Deejay Tv), Che Trucco! (La5), Bobo & Marco. I re del ballo (Sky 1), Cucine da incubo (Fox Life), Potevo farlo anch'io (Sky Arte). Ma ce ne sono altri. E voi quali avete seguito e quali vi sono piaciuti? La novità diIdeona sta nel fatto che per la prima volta la competizione è basata soltanto sulla creatività, al di là dell'ascolto che comunque è il fattore rilevante nel giudizio del più noto riconoscimento che è il Premio Oscar Tv.

Non solo: l'attenzione degli autori è rivolta a tutto il sistema televisivo e non soltanto alle reti generaliste che, è vero, registrano numericamente un maggior consenso di numeri, ma è anche il settore che, indubbiamente, è caratterizzato da una pesante disaffezione da parte del pubblico pregiato, quello del livello culturale medio alto e dell'età più giovane, senza marcare il fatto che è anche quello più interessato ai consumi. I giudici non sono i giornalisti, ma gli autori. La differenza in questo caso non è da poco e tocca la competenza e una differente sensibilità artistica.

La proposta, perciò, che vi facciamo è l'invito a scoprire un mondo, sicuramente non popolare, ma che ha aspetti interessanti dal punto di vista culturale, del linguaggio e della forma della comunicazione. È un mondo che rappresenta un possibile domani televisivo, certamente sganciato dalla nostalgia della televisione tradizionale. Seguiteci in questo nostro sondaggiO.

 

Mario Maffucci

 

 

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Antonino Cannavacciuolo è il mio supereroe preferito

Posted by Matteo Maffucci
Matteo Maffucci
Matteo Maffucci, 33 anni, 50% degli Zero Assoluto, collabora con Vanity Fair e Traveller... e ovviamente con T...
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on Friday, 31 May 2013
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Qualche notte fa, dopo aver finito il cofanetto della quinta stagione di Californication, mi sono presentato ad Antonio Cannavacciuolo, che su Fox Life, ogni mercoledì sera, è il protagonista di Cucine da incubo.  Sì, lo so, è un cuoco… basta con gli chef. Non ne possiamo più. Ormai in tv non c’è altro, ma è possibile che quando funziona qualcosa bisogna riprenderla, copiarla, rifarla fino a provocare rigetto e nervosismo? Per Antonio, però, la storia è diversa.

È pazzesco! Lo schema del programma è sempre quello: disastro nel ristorante, arriva (the B.I.G.) Cannavacciuolo che umilia il proprietario, camerieri e cuochi, loro che tentano di risollevarsi, ma non ci riescono fino a quando il grande Antonio non prende in mano la soluzione. Ristrutturazione completa del ristorante e nuovi piatti pensati dal super chef proprio per loro. Risultato: tutti felici e commossi. Ma la verità è che al di là del programma, Cannavacciolo ispira una simpatia istantanea che crea dipendenza, è credibile, non recita  la parte dello «stronzone», probabilmente lo è, e mi piace per questo, sembra davvero così.

Una sola domanda: ma quando sai che verrà uno chef nel tuo ristorante per controllare tutto, è possibile che non ti viene in mente di pulire la cucina ?

Non importa: addìos!

 

twitter@MatteoZero

 

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L'ipocrisia dei giornali su Little Tony

Posted by Peter Parker
Peter Parker
Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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on Thursday, 30 May 2013
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È sempre imbarazzante quando accadono cose del genere. Lo spazio che i quotidiani hanno dedicato a Little Tony, nel giorno della sua morte, è il segno dell’ipocrisia dei giornalisti. A Tony, che era un vero talento che in altri Paesi avrebbero celebrato come una superstar, nessun giornale dedicava da decenni mezza riga. Quando ha partecipato al Festival di Sanremo con Bobby Solo gli hanno dedicato un pochino di spazio, della serie «vecchie glorie in campo». Poi ci è voluto l’infarto nel 2006 per vedere qualche anno fa i giornali che si smuovevano per lui. Quando è stato dichiarato fuori pericolo, se lo sono dimenticato di nuovo. Ma di lui come cantante, musicista, a nessun quotidiano italiano importava niente, da anni.

Gino Castaldo, che oggi firma il pezzo di copertina di Repubblica, non penso abbia mai scritto nulla sul suo giornale di Tony e dubito nell'intera storia di Repubblica gli abbiano mai dedicato una copertina, ma neanche mezza pagina. Lo stesso per il Corriere della Sera, con l’articolo di Mario Luzzatto Fegiz, e gli altri quotidiani. Un’ipocrisia nazionale, anche questa responsabile del distacco dei giornali dalla realtà. Ovviamente Tony meritava ben più anche dalla discografia italiana, ma quello è un caso ormai disperato: stanno dietro solo ai talent show e cercano di salvare lo stipendio per qualche mese. E i talent show se lo sognano uno come Little Tony.

 

Peter Parker

 

 

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Ma era proprio indispensabile “Reazione a catena” o si poteva anche sperimentare qualcosa di nuovo?

Posted by hannibal
hannibal
Hannibal è un critico seriale, con la passione per i punti deboli della Rai. Il suo comportamento è gentile ed...
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on Wednesday, 29 May 2013
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Ieri è andata in onda la prima puntata del preserale estivo di Rai1Reazione a catena. Quest’anno è partito prima del previsto e, pare, finirà oltre il previsto (si parla di fine settembre). Sembrerebbe una promozione per questo game, nato sette anni fa con la conduzione di Pupo e che, con l’arrivo di Mauro Mazza alla guida della rete ammiraglia, è stato dato in dono al suo amico Pino Insegno, come raccontato da TVZOOM. Il gioco è sempre lo stesso, dalla prima edizione, quella condotta dal cantante toscano. Non è cambiato nemmeno di una virgola. Perfino l’abbigliamento del conduttore, camicia bianca e calzoni neri, a parte la taglia che ogni anno sembra aumentare, è rimasto sempre lo stesso. Stessa scenografia ritirata fuori dai magazzini, stessa identica grafica.

Mi dicono che una delle principali difficoltà sia la selezione dei concorrenti da parte dell’ufficio casting Rai. A giudicare dalla prima puntata si potrebbe dire un vero disastro. Reazione a catena è un programma carino, ma prettamente estivo, non in grado di competere con le trasmissioni in onda nel periodo di garanzia. E allora ci chiediamo: in un periodo di ristrettezze economiche come quello che sta attraversando viale Mazzini, perché, invece di produrre nuove edizioni di programmi che sono identici spiccicati a loro stessi, perfino nell’abbigliamento del conduttore, non mandano direttamente in onda le repliche come per le fiction? Ovviamente è una provocazione, ma con gli stessi investimenti per realizzare questo programma, con ascolti non esaltanti, forse si potrebbe sperimentare qualcosa di nuovo e innovativo.

 

Hannibal

 

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Fiction Italia: è il momento di fare pulizia

Posted by Andrea Amato
Andrea Amato
Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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on Wednesday, 29 May 2013
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Non capisco tutto il chiacchiericcio e lo stupore davanti all’ennesimo successo di ascolti delle repliche del Commissario Montalbano. Talmente abituati a criticare i prodotti scadenti che produciamo e che falliscono in televisione, noi italiani, ormai assuefatti allo standard qualitativo delle serie tv made in Usa proposte dal satellite e dal digitale, gridiamo al miracolo oppure ci sforziamo di trovare il risvolto negativo della faccenda. C’è poco da dire: quando ci sono investimenti mirati, scrittura originale, soggetti credibili, ottima recitazione, i risultati arrivano. Sempre, anche se non si tratta di prodotti stranieri.

Dal Montalbano della Palomar (sempre attenta alla qualità), a In treatment di Sky (sempre all’avanguardia), a Il tredicesimo Apostolo della Taodue (sempre coraggiosi), abbiamo ancora esempi virtuosi di come si possa fare film seriali per la tv. La continua evoluzione deve essere il propulsore del mercato e del movimento fiction, per troppo tempo rimasto impantanato in logiche assurde di scambi di favori e ruberie di ogni genere. Bisogna soprattutto evitare di disperdere risorse in progetti assurdi, eliminare fornitori incapaci dalle buone raccomandazioni di Palazzo e concentrarsi su scrittura, regia e cast. Abbiamo insegnato a fare cinema per decenni, forse è il momento di ricordarselo e di fare pulizia.

 

twitter@AndreaAAmato

 

 

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L'assurda Cannes-mania dei giornali e di Marzullo

Posted by Peter Parker
Peter Parker
Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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on Tuesday, 28 May 2013
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Ma a chi interessa ancora del Festival di Cannes? Leggendo le paginate che i giornali italiani hanno dedicato anche quest'anno alle quasi due settimane della Croisette penso che si possa avere davvero una sintesi emblematica di quanto i quotidiani siano fuori dalla realtà. Non che sia poco interessante il cinema, per carità. Il problema è che in Italia non  importa più a nessuno. Le sale sono vuote, ogni giorno se ne chiude una e si trasforma in qualcos'altro, tipo sala giochi. Basta vedere gli incassi desolanti il lunedì mattina per rendersi conto che gli spazi che i quotidiani dedicano a Cannes sono davvero demenziali.

I film del festival francese di cui con dovizia di particolari parlano i quotidiani non usciranno mai in Italia, per la stragrande maggioranza. Quindi, a chi parlano questi giornali? Qualche anno fa era diverso, in Italia il cinema aveva un peso e la distribuzione aveva una strategia, magari discutibile. Ora tutto è costruito in funzione della televisione e ai lettori dei quotidiani non interessa un fico secco dei film che vengono presentati a Cannes in tutte le sezioni, anche le più nascoste. Perché dunque i quotidiani gli continuano a dedicare paginate seguendolo come se si trattasse della fase finale dei Mondiali di calcio?

La risposta è, purtroppo, desolante, la sanno tutti quelli che lavorano nei quotidiani e la dice lunga sulla fine della carta stampata: la ragione è che una volta o due l'anno è necessario trovare delle occasioni per giustificare l'esistenza in vita di inviati e  corrispondenti e pure dei collaboratori che si occupano di cinema. E così si spiegano i fiumi di parole dedicati a registi che nessun lettore conosce, a trame e titoli che nessun lettore avrà mai piacere, occasione e interesse a vedere mai nella vita. È una follia schizofrenica ben rappresentata televisivamente da quel mausoleo del cinema che è il programma notturno di Gigi Marzullo, lo spazio ideale per togliere completamente la voglia di andare al cinema: riuniti in quella sfera inattaccabile dalla vita reale, critici, pseudocritici, giornalisti pagati pochissimo e precari totali si vestono bene, si pettinano, vanno dal parrucchiere, spendono i pochi soldi che hanno per comprarsi un vestito e assurgono a un momento di notorietà cercando di mettersi in luce a Cinematografo, disquisendo di film come se il tempo si fosse fermato venti anni fa.

L'altra sera era un'immagine agghiacciante: la critica che giocava con l'iPad, la metà degli ospiti semiaddormentati e silenti, il critico che faceva vedere sul suo iPad personale le foto di vecchie edizioni del Festival, e poi pseudostudiosi, pseudoesperti, pseudogiornalisti che parlavano senza che nessuno li ascoltasse. Il tutto alle due e mezza di notte. Purtroppo il tempo è passato e il cinema, anche grazie a quegli stessi personaggi, in Italia ha perso completamente appeal e importanza e il pubblico italiano medio oggi gode a rivedersi Montalbano per l'ennesima volta e si infastidisce se trasmettono Amarcord di Fellini.

Bisognerebbe avere il coraggio di essere meno ipocriti, bisognerebbe smetterla con le paginate dedicate a Cannes e alla Mostra di Venezia. Sarebbe più dignitoso trovare un modo migliore e meno stereotipato per raccontare questi eventi, partendo però necessariamente dalla realtà che è quella di un Paese che, purtroppo, dopo averlo reso grandissimo, il cinema non lo ama più.

 

Peter Parker

 

 

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Anche Adriano Celentano si scomoda per Marco Mengoni, chissà poi perché

Posted by Peter Parker
Peter Parker
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on Monday, 20 May 2013
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Marco Mengoni non ha vinto l’Eurovision Song Contest. L’italiano Mengoni, che non ha venduto milioni di dischi, ma con il suo ultimo album, forte della vittoria al Festival di Sanremo, è stato solo una settimana al primo posto in classifica (praticamente lo stesso risultato lo hanno ottenuto i Gemelli Diversi con un centesimo della pubblicità che ha avuto Mengoni) se l'è giocata contro la russa Dina Garipova, gli albanesi Adrian Lulgjuraj & Bledar Sejko, il romeno Cezar, il belga Roberto Bellarosa e la Sanmarinese Valentina Monetta. L’entusiasmo ha attraversando l’intero Paese: persino Adriano Celentano, che non parla mai, ha misteriosamente rotto il suo silenzio, oltre che per parlare di politica, anche per sostenere Mengoni. Vallo a capire perché. Anche Bocelli e pure Pupo volevano che vincesse Mengoni. La discografia italiana sembrava risollevarsi all'ipotesi che Mengoni sul palco dell’Eurosong avrebbe stracciato Nodi Tatishvili & Sophie Gelovani, che sono i famosissimi rappresentanti della Georgia. Invece è arrivato solo settimo, un flop: dietro la vincitrice danese Emmelie de Forest, l'azero Farid Mammadov, l'ucraina Zlata Ognevich, la norvegese Margaret Berger, la greca Koza Mostra.  Altro che Bruce Springsteen, i Coldplay e Lady Gaga.

 

Peter Parker

 

 

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"La storia siamo noi": perché i politici non si occupano del Paese, invece di fare inutili interrogazioni parlamentari sulla tv?

Posted by Andrea Amato
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on Saturday, 18 May 2013
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Vivo la vicenda de La storia siamo noi con un certo malessere. Parto con il dire che è uno dei miei programmi preferiti e che Giovanni Minoli è uno dei migliori professionisti della tv pubblica. Fatta questa premessa per fugare ogni dubbio, però, credo che in questa storia ci siano tutti i tratti del malcostume italiano. I fatti: la Rai ha annunciato che il contratto con Giovanni Minoli è scaduto, che il giornalista è in pensione e che quindi non verrà rinnovato. Il programma, invece, rimarrà in Rai gestito da altri. Scelta editoriale condivisibile o meno, soprattutto se la regola della pensione non è applicata a Bruno Vespa e a Piero Angela, ma, ripeto, rispetto la scelta editoriale dell’azienda.

All’annuncio della notizia, com’era successo per Miss Italia (nessuno si scandalizzi per il paragone), è partita la gara tra i politici, di destra e di sinistra, per rilasciare dichiarazioni in difesa del giornalista e della trasmissione, con interrogazioni parlamentari spese come noccioline. Ecco, ciò che mi provoca malessere è questa continua, inutile, dispendiosa, ingerenza della politica nelle scelte del management di Viale Mazzini.

Quando questa pessima abitudine passerà mai? In ogni Paese civile i manager della televisione pubblica vengono scelti in base ai loro meriti professionali e non per tessera di partito, come per esempio capita nella BBC inglese. Non solo, per tutta la durata del loro mandato nessuno si permette di interferire con strumenti parlamentari, anche perché i cittadini inglesi chiederebbero la rimozione dei parlamentari, che perdono tempo e soldi occupandosi di cose che non li compete, come la gestione dei palinsesti televisivi. Alla fine del mandato l’operato di questi manager viene valutato con criteri oggettivi (share, raccolta pubblicitaria, sviluppo editoriale, coerenza con la funzione di servizio pubblico) e solo in caso di bocciatura in base a questi criteri i manager non vengono rinnovati e si cambia. Solo in casi gravi (scandali, corruzione, inadempienze) i vertici sono rimossi dai loro ruoli.

Cosa abbiamo fatto noi di male per non meritarci una gestione del genere? Quante altre inutili interrogazioni parlamentari dovremo subire?

 

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Cancellazione Miss Italia: ecco perché siamo un Paese di poveracci

Posted by Andrea Amato
Andrea Amato
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on Wednesday, 15 May 2013
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In una conferenza stampa di fuoco, l’organizzatrice di Miss ItaliaPatrizia Mirigliani, ha puntato il dito contro i vertici Rai, rei di non averla avvisata per tempo della cancellazione del concorso di bellezza dai palinsesti di autunno. Mirigliani accusa: «Per quale motivo la scelta di interrompere Miss Italia è stata comunicata a Lucio Presta, che non ha titolo per raccogliere una comunicazione così importante, pur essendo un interlocutore della Rai? Per quale motivo, soprattutto, la manifestazione è stata tagliata? La Rai deve spiegare la sua scelta», tira fuori le unghie. «Come mai non ha chiarito subito la sua decisione? Avrei meritato da donna e da professionista un incontro con la Rai durante il quale avremmo potuto fare il punto sulla linea editoriale e sui costi». Fin qui quasi tutto legittimo, Mirigliani chiede un po’ più di rispetto, visto che prima suo padre e poi lei per 25 anni hanno avuto rapporti con la tv pubblica, quindi un po’ più di “tatto” forse ci poteva stare. Fin qui tutto a posto, dicevamo, perché oltre inizia la farsa.

Il contratto tra Rai e Mirigliani, però, è scaduto con l’edizione dell’anno scorso e quindi, in tempi di crisi come questi, non si capisce come la signora desse per scontato il rinnovo. Tanto più che con il cambio di dirigenza era chiaro a tutti che il vento tirava da un'altra parte e soprattutto il presidente Tarantola più volte aveva manifestato insofferenza per il concorso di bellezza, considerato anacronistico dal punto di vista editoriale. È evidente che qualsiasi azienda non sia tenuta a dare troppe spiegazioni ai suoi fornitori in caso di mancato rinnovo, poi sta alla sensibilità di ognuno.

Ma la farsa non si limita alla pretesa della signora Mirigliani, che reputa il suo concorso di bellezza un «patrimonio» di questo Paese (finché lo pensa lei della sua creatura ci può anche stare), purtroppo la pensa così anche il suo avvocato, Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) che arringa: «L'unica spiegazione alla scelta della Rai è arrivata proprio ieri. In una mail Giancarlo Leone (direttore di Rai1) sottolinea come Miss Italia “non sia coerente con i progetti di rete”. Ma non capiamo cosa ciò significhi». Avvocato, quale parte della mail non le è chiara?

Ma il meglio, come spesso capita in Italia, arriva dalla politica. Infatti, la senatrice del PD Silvana Amati ha annunciato che presenterà un'interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato: «Credo - spiega Amati - che sia giusto capire il motivo della scelta, sia per l'importanza storica della kermesse, sia per le campagne sociali che Miss Italia ha condotto». E qui la farsa è completa. Cara senatrice, ci faccia il piacere, eviti questa orrenda figuraccia nello sprecare il suo tempo (e quindi i nostri soldi) per un’azione del genere. Sarebbe davvero deprimente per un Paese che fa già molta fatica a recuperare la propria dignità.

 

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Il rock a Radio Rai ha una voce sola: Silvia Boschero

Posted by Peter Parker
Peter Parker
Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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on Wednesday, 15 May 2013
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Da anni RadioRai ha appaltato la divulgazione del rock a Silvia Boschero. Per un’ora e mezza, dal lunedì al giovedì, la giornalista dell’Unità conduce una trasmissione intitolata Moby Dick su Radio2. Non è questa la sede per chiedersi se sia un programma brutto o bello, ben fatto o meno. La Boschero è certamente esperta di musica, lo è da anni, ma è veramente curioso come alcuni stereotipi siano da anni radicati in Rai. Tra i requisiti per essere giudicati esperti di rock c'è che si scriva su un giornale di sinistra, e l’Unità in questo senso è un perfetto requisito.

È uno stereotipo, ma funziona così. Ripeto, non ce l’ho con la Boschero, mi incuriosisce però il criterio con cui RadioRai, che fino a qualche anno fa faceva un programma come Raistereonotte in cui turnavano i migliori esperti di ogni singolo settore musicale (parliamo di Ernesto AssanteAlberto Castelli, Giampiero Vigorito, Enrico Sisti, Stefano MannucciGiuseppe Carboni, Stefano Bonagura, Paolo De Bernardin, tanto per intenderci) adesso si accontenti praticamente di una voce sola, quella della Boschero. Che può fare il bello e il cattivo tempo a seconda dei suoi gusti musicali, opinabili. Poiché è di sinistra, poi, può permettersi anche di stroncare sul suo giornale prodotti della stessa azienda che la paga: è stato divertente vedere le martellate violentissime che la Boschero ha riservato al Concertone del Primo Maggio (trasmesso dalla Rai), di cui pure era conduttrice nella versione radiofonica (in esclusiva su Radio2, appunto). La libertà di opinione, certo. D’ora in poi, dunque, potrebbe accadere che Raffaella Carrà parli male di The VoiceFabio Fazio di Che tempo che fa e Francesco Giorgino parli male del Tg1. Liberi tutti secondo la legge Boschero, anche detta «famo come ce pare». Basta saperlo.

 

Peter Parker

 

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"Una mamma imperfetta", fiction perfetta

Posted by Ilaria Siri
Ilaria Siri
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on Monday, 13 May 2013
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L'hanno pompata tantissimo, chissà se lo merita, mi dicevo. La fiction Una mamma imperfetta, di Ivan Cotroneo, in onda sul sito del Corriere, non è niente male. I dialoghi non sono quelli delle amiche di Sex and the city, anche se le quattro amiche mamme al tavolo del bar un po' le scimmiottano. A proposito: il cappuccino dopo aver lasciato i figli a scuola? Ma che davvero ce la fanno? Altre mamme che vivono sempre a Roma non ce la fanno per niente, anzi, e poi a lasciare i figli a scuola vanno spesso i mariti perché le mamme, dopo aver preparato colazioni e bambini, sono ancora in pigiama al momento di uscire.

La storia è semplicemente quella delle mamme, le mamme quelle che si corre e non si arriva mai. Il completino di calcetto del bambino rimasto nella borsa, non lavato, fino alla lezione successiva: a chi non è capitato? La tintoria? La riunione di lavoro fissata da un capo maschio alle 18 quando è troppo tardi, non ce la farò mai, non arriverò mai in tempo a casa per la cena dei bambini, e chi ci mando allora? Per ora la frase più bella ascoltata dalla mamma Chiara, la protagonista, è: «Perché mi sento in colpa se non ho fatto il cambio di stagione?». Bella domanda. Se ne riparlerà di sicuro. Intanto, nota di colore: il capitolo sul marito è arrivato alla quarta puntata. Quarta, capito? Chiediamoci perché non è poi così strano. O lo è?

 

twitter@ilarisir

 

 

 

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Rai1: i vertici testano "La Cosa" nuovo access prodotto da Marco Bassetti

Posted by hannibal
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Hannibal è un critico seriale, con la passione per i punti deboli della Rai. Il suo comportamento è gentile ed...
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on Thursday, 09 May 2013
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Doveva rimanere un segreto, si erano presi tutti gli accorgimenti del caso, ma noi di TVZOOM siamo venuti a sapere che Rai1 sta testando un nuovo access prime time, da alternare alla corazzata Affari Tuoi e ai Soliti ignoti. Il nuovo format dovrebbe intitolarsi La Cosa e consiste in un gruppo di concorrenti che devono individuare un oggetto misterioso. Al momento non abbiamo dettagli, a parte che la rete sta valutando le puntate pilota appena registrate. Tra i conduttori testati ci dovrebbe essere anche l’inossidabile Claudio Lippi, molto amato dal pubblico dell’ammiraglia di Viale Mazzini. Il programma è prodotto dalla nuova società di Marco Bassetti, Ambra Multimedia.

 

Hannibal

 

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"Celi mio marito": la grande truffa di Twitter

Posted by Peter Parker
Peter Parker
Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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on Thursday, 09 May 2013
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Per chi pensa ancora che Twitter conti davvero qualcosa, se non nell’autoreferenziale mondo di chi si scrive e di chi si legge, una minoranza inferiore a quella dei tifosi dell’Atalanta a Roma, osservi attentamente gli ascolti della prima puntata di Celi Mio Marito, la striscia che il direttore di Rai3, Andrea Vianello, ha deciso di affidare a Lia Celi, blogger, questo il mestiere che ha fatto scattare la scintilla in  chi ha avuto l’idea di proporle questo spazio sulla rete pubblica. Il programma, a giudizio di chi scrive, è obbrobrioso, non ha senso, lei fa la comica e non lo è, parla di scarpe e di orti verticali. E soprattutto di Twitter, come se alla gente gliene fregasse davvero qualcosa.

Sapete a quanti gliene frega? Al 3,41% degli italiani, come lo share cui è stata condannata la puntata d’esordio del programma. Il programma in onda prima, Blob, ha fatto registrare 1.338.000 spettatori con il 5,70% di share, quello successivo, Un posto al sole, è risalito a 2.201 mila spettatori con il 7,95%. Praticamente il pubblico ha rifiutato questa proposta assurda. Per dire, a quell’ora persino Tempesta d’amore su Rete4 ha totalizzato quasi il doppio di spettatori e Otto e mezzo su La7 ne ha totalizzati quasi 2 milioni. Ecco, il risultato di Twitter sta tutto in quel 3,41%, 854.000 spettatori, un po’ più dei 50mila follower di Lia Celi.

 

Peter Parker

 

 

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Matrimonio Valeria Marini: senza la bestemmia ora tutti farebbero i complimenti a “Domenica in” per lo share

Posted by Andrea Amato
Andrea Amato
Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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on Wednesday, 08 May 2013
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Questa mattina la direzione generale Rai, ovvero Luigi Gubitosi, ha dichiarato all’Ansa che: «C’è grande irritazione per quanto accaduto durante il collegamento in diretta con il matrimonio di Valeria Marini, nel corso di Domenica In - Così è la vita. Il dg starebbe meditando la sostituzione dei dirigenti responsabili del programma». Per chi si fosse perso il casus belli, durante il collegamento con la chiesa dove la Marini stava convolando a nozze con Giovanni Cottone, un bodyguard impegnato a impedire l’ingresso di fotografi, telecamere e curiosi, ha bestemmiato in stereofonia nel pomeriggio domenicale di Rai1 e sul sagrato dell’Ara Coeli. Così oggi il direttore generale dichiara di essere infastidito e di voler rimuovere il dirigente di Viale Mazzini.

A questo punto la domanda è: Gubitosi è irritato per l’ora di diretta del matrimonio di una showgirl o per la bestemmia? La cosa non è chiara e in entrambi i casi trovo la querelle piuttosto ipocrita. Premetto che trovo aberrante sprecare un’ora di televisione di Stato per le nozze di una soubrette, ma evidentemente la maggior parte degli italiani non la pensano come me, visto l’ottimo risultato di ascolto. Quindi, chi ha preso la decisione dal punto di vista televisivo ha avuto ragione. Piaccia o no. Poi, se volete discutiamo sull’opportunità del servizio pubblico, ma non si può criticare il 3% di TuttoDante di Roberto Benigni e contemporaneamente le nozze trash della Marini al 20%. O una o l’altra.

Se invece Gubitosi è irritato per la bestemmia che ha tuonato nelle case degli italiani, non vedo cosa c’entri il dirigente Rai che vuole silurare. In diretta tutto può accadere e né il conduttore né l’inviata potevano prevedere la maleducazione del nerboruto bodyguard e la sua ignoranza nel pronunciare un’imprecazione del genere sulla porta di una Basilica.

La mia impressone è che se non ci fosse stata la bestemmia tutti avrebbero fatto i complimenti a quel manager, che ora rischia il posto, per gli ottimi ascolti e la «felice» intuizione.

 

twitter@AndreaAAmato

 

 

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Il futuro dell'informazione? Connessa e di qualità

Posted by Erika Barbacelli
Erika Barbacelli
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on Friday, 03 May 2013
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Connessione e commistione. Ma con qualità e professionalità. Questo libro, non è di fresca uscita, parliamo comunque di mesi e non di anni. Eppure la sua attualità è imbarazzante. E mi riferisco alla connessione di informazione e partecipazione tra tv e rete. È di pochi giorni fa la nota in cui si annuncia “La prossima rivoluzione nel mondo creativo e digitale” su cui ultimamente la Commissione Ue sta lavorando per avere una “rapida convergenza” tra i media con norme comuni. Dunque. L’Informazione connessa – Giornalismo, tecnologia e valore di mercato (Curcio Editore. Euro 3,90 per 215 pagg.), comprende un mondo. O meglio è un mondo. In continua evoluzione. L’universo che si sta interconnettendo sempre di più. Facciamo un passo indietro.

Quando mi è arrivato per e-mail questo e-book, mi ha fatto un effetto strano. Voglio dire, ormai siamo sempre più internauti, emancipati davanti alle tastiere e agli schermi che si toccano e ci immergiamo in nuovi mondi con sfondi sempre più equivalenti alla realtà. Ma l’odore del libro, quello, nonostante non sia della generazione diGaribaldi, faccio fatica a farne a meno. Ma per L’Informazione Connessa di Antonio Pascotto, giornalista e mezzobusto del Tg4prima e ora caporedattore del politico a Tgcom24, il canale AllNewsdi Mediaset,  ammetto che è stata un’avventura piacevole. Mi ha aperto un universo. Non solo perché da oggi non eviterò a priori gli e-book. L’universo nuovo è il racconto di un’informazione e comunicazione in evoluzione, di nuovi linguaggi, retificata e connessa a più network. E poi il valore di mercato, i tagli che si combattono cavalcando l’innovazione. Ecco la novità.  La visione positiva della commistione e sinergia della comunicazione in nome del miglior modo di dare la notizia. 

Così nei vari argomenti. Nella comunicazione di massa, nelle analisi e spunti di riflessione su quello che un giorno era il futuro dell’informazione e che oggi è l’informazione. Si parla di interazioni, dell’evolversi che c’è stata e c’è (e ci sarà) del giornalismo, finanche ad arrivare a chiedersi se tra web, ricerca di notizie e robot inventati appositamente per individuare la notizia più ghiotta al lettore - e pure verificarla – la professione avrà ancora un futuro. E poi, la zona sociale della comunicazione legata al bisogno di informarsi. È un viaggio nell’informazione 2.0 ma anche in 3D, in senso lato, senza vincitori né vinti. Anzi, tenendo presente le differenti inclinazioni che tutte le medaglie hanno, la risposta è sempre nella trasformazione positiva. Per informare meglio bisogna essere più preparati. Tutto qua. «La professione, invece, proprio grazie alle tecnologie, ha un’occasione da non perdere: riaffermare la propria qualità».

Parole semplici che tranquillizzano – almeno per coloro che questo mestiere lo vogliono fare davvero e con serietà - in un mondo di nomi contratti o definizioni d’oltremanica, che comunque in una giusta proporzione non mancano. Un volume completo e chiaro, fatto da chi è “sul pezzo”, come si dice in gergo. Da chi tutti i giorni racconta notizie. Un testo che racconta il cambiamento con spiegazioni, citazioni e nozioni pratiche. Per chi ha voglia non solo di mettere in discussione sempre e tutto ad ogni costo comunque, nella malattia del giudizio a oltranza. Ma per chi ha voglia di imparare. La trasformazione del linguaggio della carta stampata, radio, televisione, blog, web, piattaforme varie, tablet, smatphone fino citizen journalism (You Reporter, per intenderci).  E non c’è l’idea disgregante delle notizie ma della collaborazione, dell’incontro, del dialogo. Non c’è la notizia più vera. C’è la notizia. Si parla dell’abc, dalla ricerca di quest’ultima, si portano esempi di cose accadute e di come sono state trattate, in tv – soprattutto, che è questo che chiaramente ci interessa in questo spazio. Fino alla frantumazione digitale. Nel filo invisibile di una rete moderna e convivibile. L’informazione, appunto, connessa. 

twitter@erikabrb 

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Domani il caso Mentana-Fabri Fibra finirà sui giornali?

Posted by Peter Parker
Peter Parker
Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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on Friday, 03 May 2013
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Ieri Enrico Mentana ha twittato la notizia della morte di Fabri Fibra, scatenando il panico tra le redazioni, i twittaroli e i fan del rapper. Se un direttore di tg, il più celebrato e osannato direttore dei telegiornali nazionali, strapagato, twitta una notizia così delicata, l'avrà verificata. Invece no, un falso totale. La notizia si  basava su una topica colossale: Fibra, nel 2006, cioè 7 anni fa, ha realizzato un famoso video del brano Mal di stomaco, in cui all'inizio ha inserito finti tg che davano la notizia della sua morte. Di quel video se n'era parlato moltissimo all'epoca dell'uscita, ma Mentana, evidentemente, anche a giudicare dalla decisione di non dare alcuno spazio agli spettacoli nei suoi tg, non è un esperto di musica. L'interpretazione istintiva è che Mentana ieri si sia imbattuto nella visione del video, non abbia capito e abbia twittato pensando di fare uno scoop. Senza verificare. Il che è gravissimo per tutti i giornalisti, figuriamoci per un maestro come lui.

Mentana l'ha spiegata su twitter in modo diverso: ha detto che gli hanno rubato lo smartphone e gli hanno fatto uno scherzo. Poi ha rimosso il twitter dicendo che ha "sistemato" l'autore dello scherzo. Difficile capire come siano andate davvero le cose. Chissenefrega. Quel che ci interessa è che resta il fatto che il tweet ha gettato nel panico, vista la fonte, il mondo dello spettacolo. Oggi i giornali non sono usciti, sui siti si trova traccia della toppa, ma poco, per esempio Dagospia neanche la riporta eppure è sempre attento a vicende come questa. Domani vedremo i giornali, campioni di verità: avranno il coraggio di scriverlo? Secondo noi, no. Ma aspettiamo, la speranza è l'ultima a morire.

 

Peter Parker

 

 

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A "Uno Mattina In Famiglia" ci si sente bene, ma nessuno ne parla

Posted by Mario Maffucci
Mario Maffucci
Giornalista professionista sposato con due figli. Trent'anni di esperienza tutti sul prodotto televisivo, al q...
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on Friday, 03 May 2013
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Ha ragione Riccardo Bocca nel denunciare con ironia un po’ amara (L’Espresso 19 aprile) il disinteresse della critica nei confronti di programmi come Uno mattina in famiglia, che da anni accende il weekend televisivo di Rai1. Quando una proposta, che da quasi vent’anni è l’appuntamento abituale dei telespettatori non solo non si logora, ma aumenta i suoi ascolti, come nell’anno in corso, vuol dire che il programma fa tendenza: prima parte dalle 7 alle 8, 30% di share; seconda parte dalle 8.20 alle 10.05 il sabato e alle 9.30 la domenica tra il 27% e il 29% di share. Questo fenomeno, per chi fa l’osservatore della cronaca televisiva, dovrebbe essere segnalato perché è una notizia, in un quadro generale dei programmi per altro non esaltante.

Che poi il lavoro del gruppo non abbia riscontri in Azienda, ahimè, fa parte di un costume di lavoro che, una volta, era diverso. È il ritmo che impagina il programma: a una prima lettura, la successione degli argomenti e dei personaggi può sembrare casuale; Uno mattina in famiglia è invece un format confezionato con sapienza e leggerezza, ma soprattutto curato nei minimi particolari. Anche gli “stacchi” sono gradevoli, belli da vedersi, incantevoli panorami mozzafiato nei quali campeggiano divertiti Tiberio Timperi e Miriam Leone. Eventi culturali, luoghi della bellezza, la condizione sociale delle nostre famiglie, come la ricerca di come uscire dalla crisi, sono impaginate con la memoria del grande spettacolo e dal ricordo degli artisti che hanno segnato la nostra epoca (da Gassman a Giorgio Gaber, da Nureyev a Verdi, da Totò a Sofia Loren).

Un intrattenimento garbato, finalmente in sintonia con le atmosfere psicologiche dei giorni e delle ore in cui va in onda, piacere che la tv di oggi non sempre concede. I momenti imperdibili per me sono l’appuntamento con Gianni Ippoliti (smontaggio della comunicazione sul mondo dei VIP e dei para-Vip), quello con l’uso corretto della lingua italiana tenuto dal Professor Francesco Sabatini, Presidente Emerito della Accademia della Crusca, studioso che è diventato un’autentica icona pop e il confronto con gli allievi dei conservatori in gara fra loro: musica non banale eseguita con trepidazione ed energia. Quindi niente di mirabolante, ma servizi e sequenze ben confezionate, offerte con competenza e brio. Lo studio, in genere, è frequentato bene, nel senso che non si incontra il circo mediatico dei così detti opinionisti. Le presenze sono, come si dice, di peso (Dario Fo, Giorgio Albertazzi, Lina Wertmuller, Ennio Morricone, grandi firme del giornalismo o semplici testimoni della vita quotidiana). Bravi e puntuali Timperi e la Leone. Molto bravi gli autori. Una bella occasione per incominciare bene il fine settimana. Il “maestro” è Michele Guardì. Dirige la redazione Giovanni Taglialavori.

 

Mario Maffucci

 

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