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Posted by Andrea Amato
Andrea Amato
Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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on Giovedì, 22 Marzo 2012
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Ecco perché "Faccia d'angelo" è stato un successo

Il successo di Faccia d’angelo, il film in due puntate andato in onda su Sky Cinema, con protagonista Elio Germano (ispirato alle vicende di Felice Maniero, criminale veneto degli anni Ottanta) è emblematico per una serie di aspetti. Partiamo da quello più freddo e asettico: gli ascolti. Nelle due puntate ci sono stati circa 2,5 milioni di contatti, ovvero la metà degli abbonati Sky.

Il secondo aspetto, invece, riguarda l’età media degli spettatori del film, che è stata di 41 anni, ovvero circa venti in meno del pubblico delle fiction delle tv generaliste. E in un Paese che appare sempre più vecchio questa è una bella boccata d’ossigeno, anche per gli investitori pubblicitari.

Il terzo punto su cui soffermarci è lo scenario competitivo in cui è andata in onda la miniserie: il lunedì sera. Contro aveva Giorgio Panariello e il suo mega show Panariello non esiste su Canale 5 e ieri anche il bravissimo Luigi Lo Cascio, grande attore di cinema, per la prima volta cimentatosi in una fiction tv su Rai Uno, Il sogno del maratoneta. Ma non solo, ieri c’era anche il posticipo di Serie A, Genoa-Roma, che ha fatto il solito boom di ascolti su Sky. Il fatto che ci fosse una partita in contemporanea sulla pay tv è significativo, perché dimostra in maniera lampante che i più di cinque milioni di abbonati Sky non sono esclusivamente un’audience di tifosi. È vero che la principale killer application della piattaforma di Rupert Murdoch in Italia è rappresentata dal calcio, ma ormai è altrettanto vero che il pubblico, soprattutto quello under 50, sta cambiando abitudini con il telecomando. E questo dovranno ammetterlo anche gli snob che continuano a relegare la pay tv a esclusivo surrogato dello stadi italiani. Ne abbiamo conferme continue, a partire da XFactor, per finire oggi con Faccia d’angelo.

Un ultimo aspetto importante di questo successo è squisitamente legato al contenuto: il film è fatto bene, non ci sono storie. Ancora una volta (ce ne eravamo già accorti con la serie Romanzo Criminale) ci si è avvicinati più agli standard americani che a quelli nostrani. Insomma, prendendo come estremi da una parte la mitica serie 24 e dall’altra I Cesaroni, Faccia d’angelo è con tutta evidenza più vicino a Kiefer Sutherland, rispetto a Claudio Amendola. E questa evidenza dà speranza a un comparto troppo spesso tacciato di endemico provincialismo.

 

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