TVzoom: Programmi TV italiani

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  • Anche Adriano Celentano si scomoda per Marco Mengoni, chissà poi perché

    Posted by Peter Parker
    Peter Parker
    Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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    Marco Mengoni non ha vinto l’Eurovision Song Contest. L’italiano Mengoni, che non ha venduto milioni di dischi, ma con il suo ultimo album, forte della vittoria al Festival di Sanremo, è stato solo una settimana al primo posto in classifica (praticamente lo stesso risultato lo hanno ottenuto i Gemelli Diversi con un centesimo della pubblicità che ha avuto Mengoni) se l'è giocata contro la russa Dina Garipova, gli albanesi Adrian Lulgjuraj & Bledar Sejko, il romeno Cezar, il belga Roberto Bellarosa e la Sanmarinese Valentina Monetta. L’entusiasmo ha attraversando l’intero Paese: persino Adriano Celentano, che non parla mai, ha misteriosamente rotto il suo silenzio, oltre che per parlare di politica, anche per sostenere Mengoni. Vallo a capire perché. Anche Bocelli e pure Pupo volevano che vincesse Mengoni. La discografia italiana sembrava risollevarsi all'ipotesi che Mengoni sul palco dell’Eurosong avrebbe stracciato Nodi Tatishvili & Sophie Gelovani, che sono i famosissimi rappresentanti della Georgia. Invece è arrivato solo settimo, un flop: dietro la vincitrice danese Emmelie de Forest, l'azero Farid Mammadov, l'ucraina Zlata Ognevich, la norvegese Margaret Berger, la greca Koza Mostra.  Altro che Bruce Springsteen, i Coldplay e Lady Gaga.

     

    Peter Parker

     

     

    May 20 Tags: Untagged
  • "La storia siamo noi": perché i politici non si occupano del Paese, invece di fare inutili interrogazioni parlamentari sulla tv?

    Posted by Andrea Amato
    Andrea Amato
    Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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    Vivo la vicenda de La storia siamo noi con un certo malessere. Parto con il dire che è uno dei miei programmi preferiti e che Giovanni Minoli è uno dei migliori professionisti della tv pubblica. Fatta questa premessa per fugare ogni dubbio, però, credo che in questa storia ci siano tutti i tratti del malcostume italiano. I fatti: la Rai ha annunciato che il contratto con Giovanni Minoli è scaduto, che il giornalista è in pensione e che quindi non verrà rinnovato. Il programma, invece, rimarrà in Rai gestito da altri. Scelta editoriale condivisibile o meno, soprattutto se la regola della pensione non è applicata a Bruno Vespa e a Piero Angela, ma, ripeto, rispetto la scelta editoriale dell’azienda.

    All’annuncio della notizia, com’era successo per Miss Italia (nessuno si scandalizzi per il paragone), è partita la gara tra i politici, di destra e di sinistra, per rilasciare dichiarazioni in difesa del giornalista e della trasmissione, con interrogazioni parlamentari spese come noccioline. Ecco, ciò che mi provoca malessere è questa continua, inutile, dispendiosa, ingerenza della politica nelle scelte del management di Viale Mazzini.

    Quando questa pessima abitudine passerà mai? In ogni Paese civile i manager della televisione pubblica vengono scelti in base ai loro meriti professionali e non per tessera di partito, come per esempio capita nella BBC inglese. Non solo, per tutta la durata del loro mandato nessuno si permette di interferire con strumenti parlamentari, anche perché i cittadini inglesi chiederebbero la rimozione dei parlamentari, che perdono tempo e soldi occupandosi di cose che non li compete, come la gestione dei palinsesti televisivi. Alla fine del mandato l’operato di questi manager viene valutato con criteri oggettivi (share, raccolta pubblicitaria, sviluppo editoriale, coerenza con la funzione di servizio pubblico) e solo in caso di bocciatura in base a questi criteri i manager non vengono rinnovati e si cambia. Solo in casi gravi (scandali, corruzione, inadempienze) i vertici sono rimossi dai loro ruoli.

    Cosa abbiamo fatto noi di male per non meritarci una gestione del genere? Quante altre inutili interrogazioni parlamentari dovremo subire?

     

    twitter@AndreaAAmato

     

     

    May 18 Tags: Untagged
  • Cancellazione Miss Italia: ecco perché siamo un Paese di poveracci

    Posted by Andrea Amato
    Andrea Amato
    Andrea Amato è il direttore responsabile di TVZOOM.
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    In una conferenza stampa di fuoco, l’organizzatrice di Miss ItaliaPatrizia Mirigliani, ha puntato il dito contro i vertici Rai, rei di non averla avvisata per tempo della cancellazione del concorso di bellezza dai palinsesti di autunno. Mirigliani accusa: «Per quale motivo la scelta di interrompere Miss Italia è stata comunicata a Lucio Presta, che non ha titolo per raccogliere una comunicazione così importante, pur essendo un interlocutore della Rai? Per quale motivo, soprattutto, la manifestazione è stata tagliata? La Rai deve spiegare la sua scelta», tira fuori le unghie. «Come mai non ha chiarito subito la sua decisione? Avrei meritato da donna e da professionista un incontro con la Rai durante il quale avremmo potuto fare il punto sulla linea editoriale e sui costi». Fin qui quasi tutto legittimo, Mirigliani chiede un po’ più di rispetto, visto che prima suo padre e poi lei per 25 anni hanno avuto rapporti con la tv pubblica, quindi un po’ più di “tatto” forse ci poteva stare. Fin qui tutto a posto, dicevamo, perché oltre inizia la farsa.

    Il contratto tra Rai e Mirigliani, però, è scaduto con l’edizione dell’anno scorso e quindi, in tempi di crisi come questi, non si capisce come la signora desse per scontato il rinnovo. Tanto più che con il cambio di dirigenza era chiaro a tutti che il vento tirava da un'altra parte e soprattutto il presidente Tarantola più volte aveva manifestato insofferenza per il concorso di bellezza, considerato anacronistico dal punto di vista editoriale. È evidente che qualsiasi azienda non sia tenuta a dare troppe spiegazioni ai suoi fornitori in caso di mancato rinnovo, poi sta alla sensibilità di ognuno.

    Ma la farsa non si limita alla pretesa della signora Mirigliani, che reputa il suo concorso di bellezza un «patrimonio» di questo Paese (finché lo pensa lei della sua creatura ci può anche stare), purtroppo la pensa così anche il suo avvocato, Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) che arringa: «L'unica spiegazione alla scelta della Rai è arrivata proprio ieri. In una mail Giancarlo Leone (direttore di Rai1) sottolinea come Miss Italia “non sia coerente con i progetti di rete”. Ma non capiamo cosa ciò significhi». Avvocato, quale parte della mail non le è chiara?

    Ma il meglio, come spesso capita in Italia, arriva dalla politica. Infatti, la senatrice del PD Silvana Amati ha annunciato che presenterà un'interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato: «Credo - spiega Amati - che sia giusto capire il motivo della scelta, sia per l'importanza storica della kermesse, sia per le campagne sociali che Miss Italia ha condotto». E qui la farsa è completa. Cara senatrice, ci faccia il piacere, eviti questa orrenda figuraccia nello sprecare il suo tempo (e quindi i nostri soldi) per un’azione del genere. Sarebbe davvero deprimente per un Paese che fa già molta fatica a recuperare la propria dignità.

     

    twitter@AndreaAAmato

     

     

    May 15 Tags: Untagged
  • Il rock a Radio Rai ha una voce sola: Silvia Boschero

    Posted by Peter Parker
    Peter Parker
    Peter Parker è un giovane reporter del «Daily Bugle».
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    Da anni RadioRai ha appaltato la divulgazione del rock a Silvia Boschero. Per un’ora e mezza, dal lunedì al giovedì, la giornalista dell’Unità conduce una trasmissione intitolata Moby Dick su Radio2. Non è questa la sede per chiedersi se sia un programma brutto o bello, ben fatto o meno. La Boschero è certamente esperta di musica, lo è da anni, ma è veramente curioso come alcuni stereotipi siano da anni radicati in Rai. Tra i requisiti per essere giudicati esperti di rock c'è che si scriva su un giornale di sinistra, e l’Unità in questo senso è un perfetto requisito.

    È uno stereotipo, ma funziona così. Ripeto, non ce l’ho con la Boschero, mi incuriosisce però il criterio con cui RadioRai, che fino a qualche anno fa faceva un programma come Raistereonotte in cui turnavano i migliori esperti di ogni singolo settore musicale (parliamo di Ernesto AssanteAlberto Castelli, Giampiero Vigorito, Enrico Sisti, Stefano MannucciGiuseppe Carboni, Stefano Bonagura, Paolo De Bernardin, tanto per intenderci) adesso si accontenti praticamente di una voce sola, quella della Boschero. Che può fare il bello e il cattivo tempo a seconda dei suoi gusti musicali, opinabili. Poiché è di sinistra, poi, può permettersi anche di stroncare sul suo giornale prodotti della stessa azienda che la paga: è stato divertente vedere le martellate violentissime che la Boschero ha riservato al Concertone del Primo Maggio (trasmesso dalla Rai), di cui pure era conduttrice nella versione radiofonica (in esclusiva su Radio2, appunto). La libertà di opinione, certo. D’ora in poi, dunque, potrebbe accadere che Raffaella Carrà parli male di The VoiceFabio Fazio di Che tempo che fa e Francesco Giorgino parli male del Tg1. Liberi tutti secondo la legge Boschero, anche detta «famo come ce pare». Basta saperlo.

     

    Peter Parker

     

    May 15 Tags: Untagged
  • "Una mamma imperfetta", fiction perfetta

    Posted by Ilaria Siri
    Ilaria Siri
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    L'hanno pompata tantissimo, chissà se lo merita, mi dicevo. La fiction Una mamma imperfetta, di Ivan Cotroneo, in onda sul sito del Corriere, non è niente male. I dialoghi non sono quelli delle amiche di Sex and the city, anche se le quattro amiche mamme al tavolo del bar un po' le scimmiottano. A proposito: il cappuccino dopo aver lasciato i figli a scuola? Ma che davvero ce la fanno? Altre mamme che vivono sempre a Roma non ce la fanno per niente, anzi, e poi a lasciare i figli a scuola vanno spesso i mariti perché le mamme, dopo aver preparato colazioni e bambini, sono ancora in pigiama al momento di uscire.

    La storia è semplicemente quella delle mamme, le mamme quelle che si corre e non si arriva mai. Il completino di calcetto del bambino rimasto nella borsa, non lavato, fino alla lezione successiva: a chi non è capitato? La tintoria? La riunione di lavoro fissata da un capo maschio alle 18 quando è troppo tardi, non ce la farò mai, non arriverò mai in tempo a casa per la cena dei bambini, e chi ci mando allora? Per ora la frase più bella ascoltata dalla mamma Chiara, la protagonista, è: «Perché mi sento in colpa se non ho fatto il cambio di stagione?». Bella domanda. Se ne riparlerà di sicuro. Intanto, nota di colore: il capitolo sul marito è arrivato alla quarta puntata. Quarta, capito? Chiediamoci perché non è poi così strano. O lo è?

     

    twitter@ilarisir

     

     

     

    May 13 Tags: Untagged
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Posted on Thursday, 25 April 2013
 

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