TVzoom: Programmi TV italiani

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Dario De Liberis

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Dario De Liberis, 23 anni, studia - all'università - parla - a Radioluiss- e scrive - per Tvzoom, chiaro. Ma quello che gli piace davvero è ascoltare; tutto: dalle turbe dei suoi coinquilini ai cazziatoni della mamma, passando per la radio (su internet purtroppo, perché nessuno gliene ha mai regalata una).

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso… on air su 105

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on Wednesday, 10 October 2012
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Quando ero piccolo, ricordo che in casa girava una strana videocassetta con protagonista un certo Willie: il miglior amico dell’uomo. Willie, però, non era un cane, bensì un pene. Un pene antropomorfo, sempre pronto a dar fiato alla bocca con polemiche e battute ciniche, il più delle volte indirizzate al capoccia lassù, che pareva non trattare il suo amichetto con il dovuto rispetto. Wicked Willie era un personaggio simpatico, che smussava gli angoli di un argomento spigoloso, strappando un sorriso ai più grandi e instillando punti di domanda nei più piccoli.

È proprio a questo personaggio che istintivamente mi sono ritrovato a pensare, quando per la prima volta ho ascoltato Let’s Talk about Sex, la rubrica di 105&Friends nata ben quattro anni fa per portare l’argomento sesso on air. Così come per CSI Milano, di cui vi avevo parlato qualche post addietro, a tenere banco anche in questo caso c’è un esperto, un luminare, un genio, come lo etichettano i due di 105: Maurizio Bini.

Il professor Bini, sessuologo, è una di quelle persone che, lo dico senza esagerare, non solo ti tiene incollato ad ascoltarlo per ore, ma che avrebbe argomenti con cui intrattenerti addirittura per giorni. Ma, soprattutto, assieme ai due speaker Tony e Ross il dott. Bini riesce a raggiungere un connubio perfetto fra lezione universitaria e goliardia da bar: in un momento ci sentiamo in aula, mentre il prof. distingue uomini e donne identificandoli rispettivamente come “portatori di pene” e “portatrici di vagina”; il secondo dopo, tra risate soffocate, si scherza sulle dimensioni del pene di John Holmes e poi di nuovo fra i banchi di scuola, per imparare che ci sono delle popolazioni che considerano le mestruazioni come simbolo di infertilità. Già solo tutto questo di carne al fuoco ne mette tanta, e a me non resta che invitarvi ad ascoltare i meravigliosi podcast del programma che trovate qui.

Un suggerimento: anche se la nuova edizione della rubrica non è ancora ripartita, 105 ci mette a disposizione un archivio sterminato, che risale addirittura alla prima puntata, targata 2008. Ascoltate, prendete appunti e preparatevi al ritorno, si spera imminente, del dott. Bini on air.

 

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Zerbi di sera: bel tempo? si spera

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on Friday, 28 September 2012
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Vi abbiamo già parlato qui su TVZOOM del passaggio di Mauro Coruzzi, l’omaccione che veste i panni di Platinette, da Deejay a RMC. Alla fine della fiera, pare che siano due le ipotesi  dietro questo caso di radiomercato. Ipotesi numero uno: Deejay diventa la radio ufficiale di X-Factor, per cui è sconveniente ospitare un personaggio così tanto legato a Maria de Filippi e ai ragazzi di Amici. Ipotesi numero due: Linus vuole comunicare che Deejay sta svecchiando, e rinunciare a un nome pesante che abita gli studi da tredici anni è sembrato uno dei modi migliori per farlo.

Probabilmente la verità, come al solito, se ne sta in qualche modo nel mezzo. Ma qualunque sia la ragione della dipartita di Platinette, rimpiazzandola con Rudy Zerbi, Deejay ha perso. Ha perso perché ha lasciato andare un personaggio al quale gli ascoltatori erano molto affezionati e che, non si dimentichi, riusciva a far partecipare quegli stessi ascoltatori in modo intelligente alla trasmissione. Passi che Coruzzi fosse diventato più pesante nel fare Platinissima, ma non ha mai perso la capacità di trasmettere al suo programma un’identità ben precisa. Identità che non riesco a trovare in Rossi di Sera di Zerbi, nient’altro che un contenitore di notizie, interviste e interventi. Le stesse cose, in fondo, di cui era fatto Platinissima, che però era costruito sulle solide spalle di Coruzzi, lo ripeto un’ultima volta, un vero personaggio, che si ami o che si odi.

C’è da dire che la scelta di Linus era obiettivamente la più semplice: un pezzo importante se ne va, e viene rimpiazzato con una voce che è già di casa a Deejay e che sta vivendo il suo momento prezzemolino, sbucando qua e là in molti programmi televisivi. Resta da chiedersi se pagherà, come strategia. Come forse avete intuito, secondo me la risposta è negativa: non trovo Zerbi né in grado di portare chissà quale ventata d’aria fresca né capace di aggiungere qualcosa di valore rispetto al contributo di Platinette.

Durante la prima puntata del programma è arrivata la benedizione in telefonica di Gerry Scotti, in coda sulla tangenziale di Milano. Parlando della fascia 18.30-20.00, Scotti ha detto che “è un orario che se dovessi tornare a fare la radio, farei con grande piacere”. “Abbiamo già perso il posto di lavoro allora!” ha scherzato Zerbi, secondo me però vedendoci giusto. Ovvio, non penso a una sostituzione con il mago del preserale in tivù, dico solo che con il passaggio in quella fascia, Zerbi si sta avventurando in un territorio che non è il suo. Pronto a essere smentito, ma Rossi di Sera, in quella fascia lì, è e resta un esperimento. E in quanto tale può riuscire, ma anche metterci meno di un attimo a saltare. 

 

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La scopiazzatura di Ricky e il Panta: straordinaria magia?

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on Sunday, 16 September 2012
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Un giorno di ordinaria magia, il buongiorno di chi si sveglia ancora prima di quelli che si alzano di buon mattino, in onda dalle 5 alle 7 su Radio KissKiss. La descrizione sulla pagina dei podcast mi ha attirato: "stanchi di svegliarvi con le solite brutte notizie? Basta!!! Da oggi la sveglia positiva ve la danno Ricky e il Panta". Forse lasciando viaggiare troppo l'immaginazione credevo si trattasse di una sorta di rassegna stampa in chiave ottimista, una carrellata che lasciasse da parte spread e bombe in Siria per fare spazio alle belle storie che non fanno notizia. Ascoltando i podcast, invece, mi sono ritrovato a seguire il solito, stesso programma costruito su notizie buffe, tipo il panino da una tonnellata e una bizzarra statua fatta di telefonini. 

Lo ammetto, però, i podcast sono solo parziali. E purtroppo non ho ancora avuto occasione di ascoltare il programma per intero, quindi potrei essermi fatto un'idea non troppo esatta su Un giorno di ordinaria magia. Quel poco che si può ascoltare su internet è comunque abbastanza per notare una scopiazzatura piuttosto evidente. Mi riferisco alla rubrica sticanews, lanciata la scorsa estate, dove Ricky e il Panta sparano notizie di cronaca rosa a raffica, seguite da una vocina stridula che sistematicamente grida sticazzi! Sarà che sono sempre stato un fan di 610, ma la trovata dei due speaker di KissKiss mi pare ricordare un po' troppo il saggio Grande Capo Estiqaatsi di Lillo e Greg. Ascoltate, cliccando qui e qui, e fatevi un'idea. Sticazzi, direte voi, ma io la mia me la sono già fatta.

 

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Radio3 e i programmi che ti restano sullo stomaco: una pesantezza non sempre giustificata

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on Sunday, 02 September 2012
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Passioni. Già il nome del programma non è molto accattivante, ma per Radio3 pare non sia mai stato un gran problema. Un titolo che, oltre a incuriosire quanto una partita del campionato italiano di palla tamburello su Raisport, racconta anche poco di se stesso. Ma in fondo basta farsi un giro sul sito di Radio3 per sciogliere ogni dubbio e capire che Passioni "propone una narrazione ed una esplorazione condotta in prima persona dal protagonista o dai protagonisti intorno a quella "passione" che è al centro del tema scelto e si avvale di interviste, archivio sonoro, musiche"

L'ultimo ciclo di puntate - venti- ha avuto a tema gli usi e i costumi che si sono insediati, alcuni con delicatezza altri con gran clamore, nella società italiana dopo la seconda guerra mondiale. L'idea è carina, molto interessante, penso. Scarico subito tre podcat (da qui) pronto a ingurgitare quante più curiosità possibile su quel momento storico in cui le famiglie italiane spalancarono le loro porte a nuovi stili di vita. Imparo che gli anni del boom economico resero l'Italia una nazione a quattro e due ruote, ma che le città italiane non avevano strade pronte a reggere il traffico; scopro che negli anni 70 nacque il concetto di capo firmato come garanzia di qualità e personalità, rendendo gli stilisti degli artisti a tutto tondo; rimango sbalordito apprendendo che ancora nel '56 solo l'8% delle famiglie italiane aveva il privilegio di conservare il loro cibo in frigorifero. Eppure, mi annoio.

Forse è perché raccontare tutto questo c'è la voce di Peppino Ortoleva, professore universitario di storia e teoria dei mezzi di comunicazione, che dà al programma un'impronta troppo accademica. Un vero peccato: nonostante gli argomenti siano da chiacchierata, lo sbadiglio da lezione universitaria è sempre dietro l'angolo. Si dirà che è sciocco aspettarsi qualcosa di diverso da una rete che ha sempre fatto dell'approfondimento culturale la sua missione, ma lo è altrettanto appesantire quei programmi che trattano temi digeribili anche da un pubblico meno di nicchia. 

 

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Lunghi e larghi di tutto il mondi, unitevi

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on Wednesday, 29 August 2012
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Stanlio e Ollio, Jack e Elwood, Schwarzenegger e Danny DeVito: la lista del binomio smilzo&grasso è lunga. Innovativo quanto un paio di birkenstock indossate sopra ai calzettoni di spugna da un tedesco - perdonatemi lo stereotipo - eppure, così come l'appena citato esemplare teutonico, sempre in grado di attirare la nostra attenzione; o perlomeno la mia. 

Certo non è storia nuova neanche per gli autori di Radio2, che hanno piazzato a tenere compagnia agli italici vacanzieri Massimo Cervelli e Ciccio Valenti, rispettivamente un lungo - parecchio- e un largo - che è anche lungo, ma vabbè. L'accostamento funziona anche in radio, anche su un medium che non offre la possibilità di vedere, ma solo di sentire e immaginare. 

Lo ammetto, il giudizio su questo programma lo do di pancia, perché è uno di quelli che mi provocano un sorriso genuino, e spesso anche una risata sguaiata e incontrollata. Lungi da me scadere nel patetico, ma se c'è una sensazione che devo associare all'ascolto de il Lungo e il Largo è quella del caffè alle macchinette con i compagni del liceo prima delle lezioni: un simpatico risveglio collettivo - c'è tanta partecipazione degli ascoltatori - ma, ahimè, sempre troppo breve. A settembre, infatti, come di routine lo spazio del mattino se lo riprenderà il Ruggito del Coniglio, che quest'anno spegnerà addirittura diciotto candeline. I conigli di Radio2  restano saldi al solito posto, ma anche senza sgomitare troppo un cambio di fascia per il Lungo e il Largo non è impensabile. Chi lo dice che Ciccio Valenti e Massimo Cervelli debbano essere relegato a tenerci compagnia solo durante le mattinate di partenze intelligenti e ingorghi al casello? Lunghi e larghi di tutto il mondo, unitevi.

 

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Lou Bega, il Macintosh e Milošević: il legame ce lo spiega Re-Summer

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on Saturday, 25 August 2012
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Nell'ultimo post mi sono scagliato contro Kiss Kiss, che in questi giorni se la cava mandando repliche e compilation di musica no stop, di fatto annullando la quasi totalità della programmazione. Lo ribadisco: per me è inaccettabile. E oggi lo è diventato ancora di più, quando mi sono reso conto che cambiando l'ordine degli addendi a volte il risultato della somma può cambiare, eccome. 

Invece di mandare vecchi spezzoni e nuove canzoni, Re-Summer - in onda su Capital il fine settimane dalle 12 alle 13 - manda vecchie canzoni intervallate da stacchi in diretta. Il risultato? un programma semplice, leggero, curioso e molto interessante. Leggero, perché è la musica a farla comunque da padrona. Curioso, perché Gigi Aurimma, voce del programma, non risparmia storie e aneddoti sul mondo musicale. Interessante, perché li condisce con fatti e notizie anche extra musicali - 25 agosto 1999, non solo al numero uno c'era Lou Bega con Mambo Number Five, ma era anche giorno di manifestazioni contro il regime di Milošević  e di fervida attesa per PowerMacintosh G4, che sarebbe stato lanciato da lì a quattro giorni. Semplice, perché il format è un insieme di pochi e definiti elementi, che uniti funzionano alla grande.

Con circe, scipione, lucifero e tutti gli altri stramaledetti portatori di caldo che ormai stanno per voltarci le spalle, potrebbe venirvi un po' di malinconia pensando all'estate che se ne va. Re-Summer è il segreto per moltiplicare questi ultimi giorni d'estate, ricordando vecchi mesi d'agosto o, se troppo lontani, immaginando come sarebbero potuti essere. 

 

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Il letargo di Kiss Kiss

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on Monday, 20 August 2012
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D’agosto, si sa, anche i palinsesti vanno in vacanza: una rivoluzione di mezza estate che dura poche settimane, il necessario per prepararsi sonnacchiosi alla nuova stagione. La programmazione si accorcia, sia in qualità sia in quantità: niente di nuovo, niente di cui lamentarsi troppo. Andare in letargo ad agosto è legittimo.

Capitalse la cava alternando i suoi speaker in diverse fasce orarie con Happy Summer Happy Capital. R101 sbarca egregiamente il lunario senza neanche mandare in vacanza i senatori, così come Deejay e – con qualche concessione- Rtl102.5. Radio2 e Radio24 si concedono di più, ma a mio parere senza lasciarsi sfilare lo scettro di reginette dell’infotainment – un po’ più entertainment la prima, un po’ più info la seconda, ovvio.

A fare le valigie, e anche borsoni, zaini e marsupi, per andarsene senza rimorsi sotto l’ombrellone è invece Radio KissKiss, che ci lascia con un non meglio specificato Kiss Kiss Summertime (musica e repliche) dalle 7 alle 20. A seguire la diretta da spiagge e locali d’Ibiza con Marisol, questo un vero programma ma della durata di sessanta miseri minuti, che si spegne per lasciare spazio a dieci ore di musica no stop. Ad agosto si può pure andare in letargo, ma non è accettabile cadere in un sonno così profondo.

 

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Tre ore di nulla su RadioDeejay

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on Saturday, 11 August 2012
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Stamattina, mentre attraversavo in macchina il maledetto buco nero che oscura le frequenze per circa cinque chilometri fra Pomezia e Roma, ho avuto un attimo di panico. Niente RadioRai, niente 101, niente 102.5, Radio24 in costante “seeking”. Preso in contropiede, tastando alla cieca, sono finito su RadioDeejay.

Ad accogliermi ci sono Mauro e Andrea, che sono i conduttori di Mauro e Andrea, il loro programma. Allora, riformuliamo: ad accogliermi c’è Mauro e  Andrea, programma di Mauro e Andrea. Sono le 8.30 e mi sento molto confuso.

Più tardi scopro che questi ragazzi, ai quali è stato affidato il buongiorno di RadioDeejay per le due settimane di metà agosto, sono i vincitori di Un giorno da Deejay 2011, uno di quei concorsi in cui si combattono giovani talenti radiofonici, a suon di demo e foto da likkare su Facebook, per sbarcare su un grande network.

Sono simpatici i due speaker, con gli stacchi parlati, anche se molto rari, divertenti e ordinati. Il problema vero è che Mauro e Andrea - e stavolta intendo il programma - non è un programma. Pezzo, traffico, pubblicità (tanta), pezzo, due minuti per sms, leggere notizie buffe o giocare con gli ascoltatori. E poi, subito dopo una clip sonora di Alvaro Vitali, immancabile,  ecco un altro pezzo, che neanche viene annunciato. E via così, dalle 7 alle 10, tre ore piene di nulla in compagnia di Mauro e Andrea. Buongiorno.

 

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Gli scherzi al telefono di RadioGlobo: occhio a non superare la linea gialla

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on Sunday, 05 August 2012
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Io non ne sono mai stato capace, ma nella vita di tutti prima o poi capita di incontrare qualcuno in grado di maneggiare con classe e destrezza l'arte dello scherzo al telefono. Mammuccari ne fu il massimo interprete in televisione, mentre Massimo Vari, Francesco de Carlo e Gabry Venus provano oggi a farlo con Chiamata a Carico su Radio Globo, un'emittente con sede a Roma che nel Lazio non ha certo bisogno di presentazioni.  

Niente di eccessivamente geniale, solo una carrellata di scherzi che però, lo ammetto, mi hanno fatto ridere a crepapelle: si salta da storie verosimili a trame totalmente assurde, tuttavia senza mai perdere serietà e prontezza di risposta. Una delle tre voci si sistema alla cornetta, mentre gli altri due restano a commentare in sottofondo, stile candid camera, tentando sporadiche incursioni.

Per me, però, la vera star del programma è il glaciale Roberto Binario, personificazione radiofonica della voce degli annunci ferroviari, mortale sia quando impone a ignari individui di non attraversare la linea gialla sia quando chiama centri per massaggi chiedendo se sia previsto un "finalino" - cliccate qui, che ascoltare è molto più esilarante che leggere.  Carina la possibilità per gli ascoltatori di contribuire inviando un canovaccio dei loro scherzi telefonici, così come è molto comoda l'interfaccia per riascoltare i podcast direttamente sul sito di RadioGlobo, qui il link

Mi piacerebbe dire ai tre conduttori, però, di  allargare la squadra facendo entrare nel gruppo anche Frank Matano, simpatico personaggio napoletano divenuto famoso su youtube come LaMenteContorta proprio grazie ai suoi scherzi telefonici, poi approdato anche a Le Iene e su Sky. Certo non stiamo ai livelli di Roberto Binario, lo ammetto, ma una parte del popolo di internet ne sarebbe felice.  

 

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Oscar, sei pop!

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on Friday, 27 July 2012
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Giacca, cravatta eccentrica, bastone e basette alla von Bismarck. Di sicuro anche dietro a un microfono, quando non ce ne sarebbe la necessità, Oscar Giannino non sacrifica il suo look da nobiluomo d'altri tempi. Lo immagino che si sistema preciso dietro al microfono, gambe accavallate strette, per poi iniziare a dimenarsi quando in preda all'enfasi si perde in elogi sul liberismo economico.

Nove in punto, la versione di Oscar è un elegante palcoscenico in cui Giannino accompagna gli ascoltatori di Radio24 attraverso i temi politico-economici più caldi del momento, sempre con grande precisione e con una voce riconoscibilissima, anche se non così affascinante come il suo modo di vestire.

In ogni puntata una manciata di ospiti telefonici sono invitati a dare il loro contributo, accolti in trasmissione con estrema gentilezza. Talmente estrema che a volte il giornalista tende a scomparire, che è si segno di umiltà intellettuale - e di opinioni poco divergenti, c'è da ammettere - ma rende anche i sessanta minuti di programma spigolosi da digerire. 

Ma è durante la parte finale del programma, quando arrivano le telefonate on air, che ricordo cosa mi spinge ad adorare Giannino. Niente insulti alla Cruciani, niente intolleranza alla Forbice, neanche una vaga sensazione di mal di pancia verso gli ascoltatori alla Nicoletti ma, piuttosto, una buona dose di pacato rispetto per quelli che decidono di mettersi in gioco chiamando in diretta. Non sempre d'accordo con i suoi ascoltatori, ma comunque in grado di lasciarli parlare e solo poi, eventualmente, replicare. È questa la dimensione che amo del personaggio Giannino: tecnico, giornalista navigato e personalità eccentrica. Ma, in fondo, amante dell'ascoltatore comune. Mi prendo questa libertà e, appigliandomi al significato letterale del termine, lo dichiaro: Oscar, sei pop!

 

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La musica classica per passare gli esami

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on Sunday, 22 July 2012
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La scorsa sessione d’esame avevo provato con la tecnica del pisolino cinese: una pennichella di 2 minuti ogni ora – mutuata da un’amica, non ne confermo la scientificità. Fallimento totale. Quella prima era stato il turno del metodo del pomodoro, che neanche vi descrivo per la demenzialità che lo circonda – in sé l’idea non è male, ma è ridicolo ciò che vi è stato costruito intorno. Fallimento pure questa volta. Oggi si è conclusa la mia sessione estiva. E, devo ammetterlo, anche grazie alla musica classica. Un successo.

Che la musica classica aiuti la concentrazione è storia vecchia, ma che io mai avevo sperimentato. Di cd ne ho pochi, e comunque non saprei cosa scegliere essendo genuinamente ignorante in materia. Quando, poi, ho provato ad ascoltare diverse stazioni di musica classica in italiano, mi sono imbattuto nelle moleste incursioni parlate degli speaker che mi distraevano dallo studio. Allora ho provato a spostarmi oltremare e, googlando non ricordo di preciso cosa, sono sbarcato dritto a Boston sulle frequenze di Classical New England. Una manna per noi studenti: un concentrato di guaranà via etere.

Mi sono subito innamorato degli speaker dalle voci profonde che facevano capolino per dare informazioni sui brani e divulgare aggiornamenti real time sul meteo di Boston. Già, perché WGHB, il network di cui fa parte Classical New England, trasmette da Great Blue Hill – la parte collinare della città – solo nella capitale del Massachusetts. WGHB è talmente locale che nel 2009, quando si scisse in una stazione di musica classica e una “all news”, gli abitanti della periferia a sud di Boston si lamentarono per la scarsa ricezione del segnale della prima, che non trasmetteva più da Blue Hill ma dalla più distante penisola di Cape Code.

Colline e geografia a parte, l’aspetto più affascinante di WGHB è il suo legame con gli ascoltatori, che supportano e finanziano la radio. “This online service is made possible by your listeners support” è infatti il messaggio con il quale sarete accolti all’avvio dello streaming di Classical New England - qui il link.

Una stazione radio con tanta musica e poco parlato. E per di più in lingua straniera, quindi da sentire anche senza ascoltare. Di radio così, perfette per concentrarsi, bisogna ammetterlo: ce ne sono a perdita d’occhio. Io, per puro caso, sono finito nel suggestivo New England. Voi potrete capitare nella fredda Toronto con Iceberg Radio, oppure nel caos della popolosissima Lima grazie Filarmonia Radio. In fondo, non importa: scegliete la vostra stazione Classical Fm, affezionatevi e non lasciatela più. E se la vostra media non si alzerà, almeno le vostre orecchie vi ringrazieranno.  

 

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Un'ora d'amore in macchina

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on Tuesday, 17 July 2012
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La prima volta che ti capita di parlare con persone cresciute in luoghi diversi dai tuoi, vieni messo a contatto con la cruda e sconvolgente verità che non tutte le vite sono segnate e scandite dalle stesse icone. L’esempio più potente è di sicuro Super3, canale così tanto radicato nelle menti e nei cuori dei giovani laziali da spingerli a chiedersi, ogni qual volta qualcuno mostri di ignorare l’esistenza della sempiterna Sonia e del suo fido Birillo, che caspita di cartoni bislacchi possano mai mandare nel resto d’Italia. 

Più o meno lo stesso stupore ce l’ho avuto trovandomi in macchina con degli amici in tarda sera, quando mi sono sintonizzato per puro caso su Per un’ora d’amore di radio Subasio. Solo dopo aver intonato il jingle, con eccessivo trasporto, mi sono reso conto che gli altri non stavano condividendo il loro entusiasmo con me. O, meglio, che di entusiasmo non ne avevano proprio. E, così, ho imparato un’altra aspra lezione - e probabilmente anche perso virilità agli occhi dei miei amici.

Per un’ora d’amore è uno dei programmi di punta di Subasio, una radio a diffusione interregionale che, secondo Wikipedia, si sente da Ravenna a Salerno - qui il link con tutte le località raggiunte, compresa misteriosamente anche la tangenziale di Fiume. Insomma, una radio a copertura decisamente ampia, ma non nazionale, che mi ha tenuto sempre compagnia quando tornavo con genitori e sorella al seguito dalle interminabili cene in famiglia. Si partiva, si cominciava a discutere se fossero stati migliori i tortelli alla zucca o gli straccetti con le olive e intanto facevano capolino le prime canzoni d’amore, rigorosamente richieste dagli ascoltatori. Già, perché su Subasio, fra le 22.30 e le 24.00, gli speaker hanno solo il compito di lanciare i pezzi scelti da chi vuole dedicare, o magari solo ascoltare, una canzone romantica. E così cominciava il grande gioco di abbozzare le vite degli Ugo da San Cesareo, le Marica da Gaeta, gli Alessio da Perugia e via dicendo. Persone che si affacciavano per pochi secondi nella nostra vita, che noi a turno ringraziavamo o maledivamo per aver scelto canzoni belle o orribili.

Attenzione, però, che bisogna essere dell’umore giusto per valicare i confini di questo universo parallelo - e anche vagamente trash, diciamolo - fatto di messaggi d’amore, ritornelli romantici e canzoni annunciate sussurrando con voce profonda. I novanta minuti di tenerezza via etere, infatti, possono spazzare in un attimo i sorrisi dalle vostre facce, perché nella maggior parte dei casi, e mi prendo la responsabilità di inventare empiricamente questa statistica, in amore condivide chi soffre.

 

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Il cinguettio stonato di Twitandshout

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on Thursday, 12 July 2012
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Pochi giorni fa è terminata la prima serie di Twitandshout, uno dei programmi più scapestrati di Radio2, che ha cercato di scardinare le barriere fra i media portando Twitter, il social network dell’anno, in radio.

A capeggiare la banda c’è Alex Braga, una delle pazze menti dietro a 610 (ma pazzo, nel senso creativo del termine, anche per altri motivi… guardate qui) affiancato da una task force di cinguettatori – chi twitta, appunto - che hanno il compito di recitare i loro tweet, lapidari e dissacranti. Una strana rassegna stampa virale, dove Braga sfoglia i trend topics della giornata (ovvero le parole chiave più utilizzate su Twitter), per poi incollarci i contributi degli opinion leader a 140caratteri.

Per fortuna sono state promesse molte novità a settembre, perché per ora non è bastata una buona idea a fare un bel programma. Una scelta, su tutte, proprio non riesco a farmela piacere: perché selezionare solo un gruppo di (più o meno celebri) twitt-star anziché andare a pescare nel mare, vastissimo e altrettanto valido, degli utenti anonimi?

Di sicuro la scelta di Braga e compagni si fonda sul voler creare qualcosa di assolutamente nuovo, cioè aprire un vero e proprio varco per Twitter nel mezzo Radio e non solamente fare un programma in radio che parli di Twitter. In altre parole, è la radio a piegarsi alle rigide regole della comunicazione su Twitter e non viceversa. E, forse, è vero che il modo più semplice per farlo è proprio quello di costituire un team dedicato di cinguettatori. La strada non è mai stata battuta (che io sappia almeno, pronto ad accogliere ogni smentita) e l’impresa è audace, ma per adesso la formula a numero chiuso di Twittandshout non lo rende così geniale e innovativo come potrebbe essere. Aggiunteci, poi, pure il fatto che non c’è mezza virgola a essere pronunciata in diretta –sembra tutto un grande copia/incolla- e capirete perché diventa anche poco piacevole da ascoltare. 

 

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Noio volevan savuar...

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on Monday, 02 July 2012
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Ellò, allrrait, uats-vrong: noi italiani, si sa, non siamo mai andati troppo d'accordo con l'inglese, contendendoci con spagnoli e francesi il titolo di peggior english speaker d'Europa. Direi quindi che per l'italica stirpe l'utilità di un programma come Rock in Translation di Virgin Radio, che traduce per gli ascoltatori canzoni in inglese, è fuori discussione. Se non altro per dare un senso a tutti quei brani canticchiati a nonsense, dei quali il più celebre è senza dubbio l'arouanauai di Dawson's Creek - ma mi vengono in mente anche  I get knocked down e Wannabe, per esempio.

Il programma, in onda dal lunedì al sabato su Virgin, dura non più di 5 o 6 minuti, in cui vengono tradotti in italiano stralci di canzoni in inglese. L'azzardo non è da poco, perché a cambiare la lingua di un pezzo spesso si rischia di rovinarlo - e a reinterpretarlo si rischia ancor di più. Eppure Rock in Translation riesce nell'impresa di catturare l'essenza di un testo anche riprononendolo in italiano. La voce della bravissima Giulia Salvi è sempre discreta e si affaccia in punta di piedi fra le parti strumentali, dopo aver introdotto in pochi secondi il brano del giorno. Questa è una lettura personale, da ascoltatore e non da esperto, ma il dettaglio che si nasconde dietro il successo di Rock in Translation è come la canzone -in lingua originale- resti sempre in primo piano, mentre la traduzione paradossalmente sembra fare da contorno, anche se ci sono alcuni che non la pensano esattamente come me - pochi a dire il vero. Non vi resta che provare (qui le repliche), ed eventualmente credere.

 

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Sconfiggere il caldo romano: con la radio si può

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Dario De Liberis
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on Friday, 22 June 2012
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Quando cominci a sudare anche con il ventilatore a palla, capisci che ti devi arrendere alla tirannia del caldo dell'ora di pranzo. Imprigionato fra la voglia di smettere di studiare e il terrore di uscire a comprare qualcosa da mangiare, non mi resta altro da fare che immaginare di essere ovunque tranne che a Roma.

La fortuna mi assiste, perché a quest'ora va in onda Capital in the world, l'appuntamento di Radio Capital che porta gli ascoltatori a zonzo per il mondo. Dalle 12 alle 13 la voce fresca e squillante - piacevole - di Doris Zucconi, esplora le vite di ascoltatori, ma non solo, che vivono, lavorano o hanno speso una parte della loro vita all'estero.

Su Deejay alla stessa ora va invece in onda The Network, programma gemello di Capital in the World se non per alcuni dettagli, che però rischiano di fare la differenza. Sugli speaker niente da dire: da un lato Doris dall'altro Vic, entrambi con delle voci da brivido che vorresti non si allontanassero mai dal microfono. Quando però la parola passa agli ascoltatori i due programmi cominciano a prendere strade diverse, anche se molto vicine.

Su The Network trovano spazio storie di vita quotidiana, tipo quella di Kush, ragazzo indiano ma con un perfetto accento aretino, o quella di Matye, madrilena di nascita e piacentina d'adozione che ci spiega come dire limonare in spagnolo. In Capital in the World, invece, ascoltiamo per esempio Maurizio Corsetti, inviato di repubblica per gli Europei, che ci accompagna su un treno polveroso in giro per Polonia e Ucraina. Ma anche Federico, un semplice viaggiatore che ha cominciato a lasciare i suoi diari negli aeroporti quando nessuna casa editrice si mostrò interessata a pubblicarli. La linea è sottile, difficile da tracciare, ma l'impressione è che Capital in the World sia leggermente più ricercato (ricorda un po' lo stile Italians di Severgnini) di The Network, che però ha il vantaggio di essere più leggero e divertente. Dove invece c'è un abisso, anche se si tratta di gusti personali, è la musica, con Capital che vince a mani basse.

Preferenze a parte, entrambi i programmi rendono più vivibile l'intervallo 12-13, che se vivi a Roma non solo è sconsigliato andare al mare, ma anche solo mettere il muso fuori di casa. Se poi né Vic né Doris riusciranno a farvi evadere dalla torrida realtà verso mete più o meno esotiche con la vostra immaginazione, almeno avrete raccolto qualche spunto non banale su come vivere l'estate alle porte.

 

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Diventare sommelier grazie alla Radio

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Dario De Liberis
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on Monday, 18 June 2012
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Come ho scritto qualche post fa, il mondo dei vini è per me una terra inesplorata. L'unica mia ancora di salvezza è sempre stata la regola aurea bianco/pesce rosso/carne, impressa indelebile nella mia mente grazie a una scena indimenticabile di Ace Ventura - l'Acchiappanimali.

A soccorrermi ci ha pensato Decanter - in onda su Radio2 da lunedì al venerdì dalle 19.50 alle 21 - con il suo corso on air per sommelier. Avete capito bene: un'idea bislacca e bizzarra, ma anche parecchio intrigante. Il corso è partito il 23 febbraio con la prima sessione,l'arte del bere giusto, seguita da Le vigne e le cantine d'Italia e Il Corretto abbinamento del vino con il cibo, terza e ultima parte del corso (on air fino al 12 luglio). Ma visto che stiamo parlando di Radio2 potete stare tranquilli, ogni puntata è ordinatamente conservata in podcast. 

Il programma in se è molto lento, a tratti noioso, con la sommelier Daniela Scrobogna - cicerone d'eccezione per questo esperimento radiofonico - che di fatto tiene una vera e propria lezione agli ascoltatori e ai due speaker Fede e Tinto. Purtroppo non so dirvi se il corso sia buono o meno, ma vi informo che per questa iniziativa Decanter ha ricevuto il premio speciale dalla giuria del Premio Internazionale del Vino. A parte la possibilità di ottenere un diploma da sommelier personalizzato - cioè non sarete considerati dei veri sommelier - l'edizione Decanter Sommelier è perfetta per chi, come me, non è mai riuscito a spuntare la casella "conoscere i vini" dalla sua lista delle cose più o meno utili da fare nella vita.

 

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Tutte le radio app per app...

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Dario De Liberis
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on Friday, 15 June 2012
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Un'opinabile e semisera classificazione sulle applicazioni per ascoltare la radio. 

 

Le sobrie 

Cominciamo con quelle app. essenziali: semplici e funzionali. Su una matrice che considera design sull'asse verticale e praticità su quello orizzontale, si trovano quasi tutte in fondo a destra, brutte a vedersi ma facili da sentirsi. In testa c'è l'app di Radio Rai, in cui si passa agilmente da una rete all'altra, sfogliando podcast e scorrendo gallerie d'immagini. Girando il vostro tablet in orizzontale però, assisterete ad una piacevole magia. Il rettangolino compatto a tinte blu, rosse e verdi (bruttino) farà largo ad una meravigliosa grafica vintage che vi riporterà dritti dritti ai tempi della prima repubblica. Sorprese a parte, tante altre radio rientrano in questa categoria: Capital, R101, RDS, Virgin, 105, RMC graficamente gemelle a Radio Rai (tranne le tre Finelco, ma nulla di esaltante) e più o meno con le stesse funzionalità, qualcuna con più podcast, qualcun'altra con più contenuti multimediali. 

 

Le iperstimolanti

Qua apriamo un altro capitolo, quello delle app. così piene di colori, pulsanti, box e scritte scorrevoli da farci rimanere col dito sospeso vicino allo schermo per un paio di minuti, aspettando di decifrare che direzione prendere. L'uso del plurale è improprio, lo ammetto, perché di app. così ce n'è una sola: Radio Deejay. Nella già menzionata matrice, Deejay va sola soletta a posizionarsi in alto a sinistra, laddove ci viene da chiedere "ok-fico-ma-che-devo-premere?"

 

La contessa

Il titolo nobiliare se lo merita senza dubbio Radio24, che non solo ha progettato un'applicazione facile da navigare, ma anche stra-elegante, con una grafica a sfondo nero arricchita da un font italico (corsivo). La Radio de Il Sole 24 schizza nel quadrante in alto a destra della mia personalissima matrice, dove si uniscono bellezza e semplicità. 

 

L'impresentabile

Niente podcast, niente foto, niente contenuti extra, niente testi, niente di niente. Tele Radio Caprarola? Radio Sant'Agata di Militello? No, RTL 102.5. È francamente inaccettabile che la radio - polemiche a parte- più ascoltata dagli italiani offra un servizio così scadente. Tre schermate: una per la diretta audio, una per la diretta video (questa carina) e una per in contatti - utile per chi volesse lamentarsi. Un po' pochino, no?

 

Il colpo di fulmine

Lascio l'ultimo box per una radio che vince a mani basse questa improvvisata gara fra applicazioni: Radio Maria. Non sto facendo della facile ironia, né tantomeno voglio parlare di religione. Tralasciando la possibilità di scorrere programmazioni in  tutte le lingue del mondo - per me inutile, ma comunque sfiziosissimo - il dettaglio che mi ha fatto innamorare di questa applicazione è un altro. Un po' nascosto in basso a destra, quasi a non voler farsi trovare, si trova un quadratino con la scritta Visualizer. Sfioratelo con il polpastrello e vi si aprirà un flusso di colori e forme indefinite, di quelli che si mettevano su media player diversi anni fa. Una funzione dimenticata, eppure così affascinante, che mi piace immaginare sia stata riesumata da Radio Maria non solo per dare un tocco di colore ma per rendere l'ascolto un'esperienza quanto più mistica possibile.  

 

 

 

 

  

 

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Gli Europei che si giocano in Radio

Posted by Dario De Liberis
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on Monday, 11 June 2012
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Ore 18.00 Francia-Inghilterra sta per iniziare. Non sono mai stato un maniaco del pallone, ma le competizioni internazionali mi affascinano. Metto il muto alla telecronaca in tv e faccio partire quella di Radio2, con Circo Massimo speciale Europei.

Ad accogliermi trovo la voce di Massimo De Luca, insieme a Massimo Cervelli, Max Paiella, Aldo Agroppi, Ciccio Valenti, Gianni di Marzio, l’ospite/tifoso John Peter Sloan e tante altre che non riesco a decifrare. Ci sono la musica dal vivo, le imitazioni di Max Paiella (Di Pietro, Alemanno), l’angolo di twitter, i collegamenti speciali con l’Indiscreto - al secolo Stefano Olivari - che lancia bombe esclusive sul mondo del calcio e poi i commenti tecnici di Agroppi e Di Marzio e i consigli sull’inglese di Sloan. Casinisti.

Fine primo tempo, 1-1, partita noiosetta. Mi sposto su RTL 102.5, dove so di trovare la Gialappa’s con Noi Dire Gol: mi sento subito a casa. Le voci sono sempre quelle, l’accento è sempre milanese e la parolaccia è sempre sdoganata. Ad accompagnare Gherarducci, Santin e Taranto ci sono i due immancabili rappresentati delle tifoserie, abilissimi a giocare sul filo del fair play e dello sfottò. Sempreverdi

Due programmi diversi, due reti profondamente diverse. L’obiettivo di Circo Massimo - speciale europei è chiaramente quello di intrattenere l’ascoltatore, molto più varietà che telecronaca. Un esperimento radiofonico complesso, con tante voci che si mischiano e Massimo De Luca a richiamare spesso i suoi all’ordine, senza grande successo. C’è un unico grande assente: la partita.

Dall’altro lato del campo, invece, un’istituzione: che sia Gol, Martedì, Grande Fratello o anche Banzai, il marchio del Mai Dire - nel caso di Rtl, Noi Dire- pare non morire mai. Il programma è il solito, eppure convince senza il minimo aggrottamento di sopracciglio. Molto meno ambizioso rispetto agli avversarsi di Radio, ma anche molto più divertente.

Lo sforzo di Radio2 per sostituire il vecchio Rai Dire Gol è apprezzabile, si vede davvero che dietro a Circo Massimo c’è tanto lavoro e la voglia di creare qualcosa di nuovo. Sperimentare va bene, ma perdere un format, forse immortale, come Rai Dire per me è stata e, a distanza di due anni, resta una pazzia.

 

 

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L'acchiappatalenti di Radio1

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on Thursday, 07 June 2012
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Oggi gironzolavo un po' fra i programmi di Radio Rai1, incuriosito dal drastico crollo registrato dalle ultime indagini Eurisko - che hanno visto la prima rete della Rai scendere dal primo al quinto posto. Fra tutti i titoli, la maggior parte con poco appeal e accompagnati da una scarnissima descrizione, ce n'è stato uno in particolare che ha attirato la mia attenzione: Demo, l'acchiappatalenti.

«Mandaci il tuo demo, te lo pubblicizzeremo» canta la sigla, che è decisamente autoesplicativa. A condurre questa vetrina radiofonica ci sono Renato Marengo e Michael Pergolani, personaggi eclettici e grandi conoscitori di musica. Quando ho cliccato play, mi aspettavo una carrellata di venti minuti -tanto dura il prorgamma- di giovani in cerca di visibilità, ma mi sbagliavo. I due conduttori vanno infatti a pescare dei pezzi tanto da artisiti in erba quanto da esperti e navigati musicisti.

La logica alla base di Demo non è, come erroneamente pensavo, quella di far conoscere talenti acerbi assetati di fama, ma piuttosto, per dirla con le parole dei due speaker, "di dare voce al talento non valorizzato in Italia, per offrire a chi se lo merita una chance di vivere grazie alla musica". Una missione onorevole, questa, che Pergolani e Marengo portano avanti con passione, ma che forse sarebbe più efficace se mandata in onda prima delle 23.08 e soprattutto per più di 18 miseri minuti. 

 

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http://www.facebook.com/demorai

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L'America in podcast

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on Sunday, 03 June 2012
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Oggi voglio regalarvi una piccola perla, pescata per caso nel mare di internet. Sto parlando di 50 stati, 50 stelle, un programma andato in onda su RSI (Radiotelevisione Svizzera) qualche anno fa - non sono riuscito a ritrovare il periodo esatto in cui andò on air, ma i podcast che si trovano su internet risalgono circa al 2009… se avete qualche informazione in più lasciate pure un commento.

50 stati, 50 stelle è un grande viaggio negli stati uniti d'America, in compagnia di Marco Zucchi - giornalista e commentatore televisivo per RSI- e Federico Buffa. Ecco, Zucchi mi perdonerà, ma non è lui ad esser la star dello show. Buffa è un avvocato che di lavoro fa il giornalista sportivo, ma forse la definizione più calzante è quella di americanologo. La cultura che ha sul Nuovo Continente è sconfinata come i deserti del Nevada, ultra pop - inteso nel senso letterale del termine- e a tratti imbarazzante. Qui si parla di radio, lo so, ma vi invito davvero a seguire una partita NBA su Skysport per capire con chi abbiamo a che fare. Per farla breve, faccio fatica ad immaginare un personaggio più adatto di lui a raccontare un immenso viaggio radiofonico negli Stati Uniti d'America.

Le pillole durano massimo una decina di minuti, nei quali si vola con agilità dall'Illinois alla California, scoprendo perché gli abitanti dell'Indiana si chiamino Whoosiers o immaginando quanto succose possano essere le aragoste del Maine. Fra tutti gli aneddoti, quelli che non mancano mai sono il momento -esilarante- dedicato all'uccello simbolo di ogni stato (ebbene si, ogni stato americano ne ha uno ufficiale) e alla musica, con un pezzo legato alle terre appena visitate. Sebbene io sia troppo giovane per far parte della generazione dei Nando Mericoni, su di me gli Stati Uniti hanno sempre esercitato un fascino incontenibile. State attenti però, che ascoltando questo programma potrebbe venire anche a voi la voglia di comprare il primo biglietto per Chicago, affittare una macchina e farvi la Route66 dritti dritti fino a Santa Monica.

 

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Posted on Thursday, 25 April 2013
 

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