SERIAL CRITIC
hannibal
Doveva rimanere un segreto, si erano presi tutti gli accorgimenti del caso, ma noi di TVZOOM siamo venuti a sapere che Rai1 sta testando un nuovo access prime time, da alternare alla corazzata Affari Tuoi e ai Soliti ignoti. Il nuovo format dovrebbe intitolarsi La Cosa e consiste in un gruppo di concorrenti che devono individuare un oggetto misterioso. Al momento non abbiamo dettagli, a parte che la rete sta valutando le puntate pilota appena registrate. Tra i conduttori testati ci dovrebbe essere anche l’inossidabile Claudio Lippi, molto amato dal pubblico dell’ammiraglia di Viale Mazzini. Il programma è prodotto dalla nuova società di Marco Bassetti, Ambra Multimedia.
Hannibal
Partiamo dalla fine, da 2 produzioni di Rai1: Red or black? eAltrimenti ci arrabbiamo. Due Flop. Che cosa hanno in comune? La produzione: Magnolia. Chiaramente Magnolia ha un curriculum pieno di ottimi prodotti: L’isola dei famosi è stato uno dei reality più divertenti mai fatti, XFactor resta uno dei migliori se non il migliore talent realizzato in Italia e Pechino Express mi ha entusiasmato, aspetto la seconda edizione. Non parlo di MasterChef, perché secondo me è il miglior programma dell'anno.
Per anni, durante l'epoca del berlusconismo sfrenato, Magnolia ha subito una sorta di boicottaggio da parte dei due maggiori network, per via delle posizioni non proprio ortodosse dell’ex gran capo,Giorgio Gori, rispetto alla famiglia Berlusconi. In Mediaset non entravano e in Rai avevano come unica sponda l’ex direttore di Rai2 Marano. E qui sono stati bravi a sopravvivere cercando nuovi spazi in Sky, su Discovery e sul digitale in genere e lavorando su importanti produzioni con La7. Quindi, lo dico subito che non è un attacco a professionisti come Francesca Canetta, Ilaria Dalla Tana e via dicendo, ma qualcosa non mi torna.
Improvvisamente, non appena il gran capo Gori con una email indirizzata a tutti coloro che bazzicano nel campo televisivo annuncia la sua discesa in campo con Matteo Renzi, ecco che Magnolia acchiappa programmi. Sarà un caso? Certo che gli spazi su Rai1 di Red or Black? o Altrimenti ci arrabbiamo potevano spalancare le porte a nuovi progetti innovativi. Certo, qualcuno dirà che avendo chiuso L’Isola dei famosi si doveva pur risarcire la società. E io qui non sono d'accordo, come contribuente e abbonato Rai mi aspetto che questo benedetto bilancino con cui le maggiori produzioni si spartiscono i budget della nostra tv pubblica, finisca al più presto. Ma siccome non sono più giovane e mi ricordo che un signore della Prima Repubblica diceva: «A pensar male si fa peccato, ma molte volte ci si azzecca», voglio sperare che il vento nuovo che spira in Italia e di cui Renzi è artefice (l'ho pure votato alle Primarie del Pd) non si areni su produzioni televisive di cui francamente non ne sentiamo il bisogno.
Hannibal
Che le notizie passino prima da Twitter e poi sugli organi d’informazione è ormai un dato di fatto, quasi un luogo comune. L’ultima conferma ce l’ha data un tweet di Paolo Calvani, direttore Comunicazione e Immagine di Mediaset, che ieri ha scritto in 140 caratteri: «Sorpresa: Matteo Renzi sarà presto ospite di un noto programma tv di intrattenimento di prima serata». A questo punto il gioco diventa anche facile, perché ormai a Cologno Monzese non si producono così tanti show di prima serata, anzi, tra fiction e film gli spazi dove ospitare l’astro nascente del Partito Democratico non sono poi molti.
Facendo un rapido calcolo, palinsesti alla mano, con tutta evidenza il sindaco di Firenze andrà ospite di Maria De Filippi per il serale di Amici. La scelta sembra ovvia e abbastanza smorfiosa per l’enfant prodige della politica italiana: andare a parlare con un elettorato giovane, fino a oggi completamente snobbato dai colleghi di partito, che reputano troppo poco intellettuali i programmi della De Filippi.
Certo, Matteo Renzi potrebbe sorprendere tutti, infilandosi un costumino adamitico per esibirsi in un doppio carpiato con avvitamento rovesciato dalla piattaforma da 5 metri nello show Stasera mi tuffo. Ma come sappiamo bene, il programma che dovrebbe essere condotto da Teo Mammuccari non è stato ancora confermato in palinsesto. Beh, se io potessi scegliere, ovviamente, lo vorrei vedere in piscina. E il mio non è snobismo intellettuale, anzi.
Hannibal
In un periodo in cui in Viale Mazzini si fanno le pulci su qualsiasi cosa generi un euro di costo, Ra1 ha deciso di produrre una nuova puntata di Red or Black?, lo show del venerdì sera dell’ammiraglia Rai. Dopo averne registrate già cinque (fino a oggi ne sono andate in onda quattro), con ascolti non esaltanti: il debutto al 17,19%, poi 12,72%, 13,72% e 14,66%, perdendo quasi sempre con la fiction di Canale 5, Il clan dei camorristi, la rete pare abbia messo in cantiere anche una sesta puntata.
Oltre agli ascolti non eccelsi, il programma ha costi molti alti, e comunque non abbastanza per rispettare il format originale che prevede prove adrenaliniche su cui scommettere. Anche in Gran Bretagna, patria del formato ideato da Simon Cowell (XFactor, Got Talent), il programma era stato un mezzo flop, nonostante la spettacolarità delle esibizioni e il ritmo serrato. Già da subito, quindi, non si era capito perché la Rai avesse voluto così fortemente una trasmissione del genere, ma soprattutto perché sistemarlo su Rai1. L’ammiraglia di Viale Mazzini ha, come si sa, un pubblico anziano e per questa ragione si è violentato il format originale, dando esibizioni non certo da cardiopalma, ma piuttosto da tranquilli pensionati, scaricando addosso ai generosi conduttori, Frizzi-Cirilli, la responsabilità di una narrazione schizofrenica. Detto questo, fatte cinque puntate, non sono arrivati i risultati di share e allora perché questo “accanimento” con una nuova produzione? Aspettiamo risposte.
Hannibal
Fare un giro nei corridoi di Viale Mazzini riserva sempre sorprese, soprattutto per chi come me si presenta in incognito: Hannibal è il mio vero nome, ma in Rai uso uno pseudonimo per non avere problemi. In una delle ultime visite ho raccolto, off the record, i rumors che riguardano il braccio di ferro tra la tv di Stato e LucioPresta. Pare infatti che i vertici di Viale Mazzini e l'agente stiano discutendo sul contratto legato a Tutto Dante di Roberto Benigni, che prevedeva puntate da 85 minuti, con un costo di 300 mila euro a puntata. Pare, però, che il materiale consegnato finora sia di 60 minuti, ragione per cui la Rai sta cercando di trattare sul prezzo. Impresa comunque difficile con un osso duro come Presta.
Hannibal
Ci voleva lui, Roberto Vecchioni, il professore, per abbattere definitivamente snobismi e pregiudizi nei confronti degli Amici diMaria De Filippi. La notizia, riportata oggi con grande evidenza sulCorriere della Sera, è che Emma e Miguel Bosè saranno i capisquadra del serale, un curioso abbraccio generazionale che testimonia la trasversalità del talent più glorioso della nostra televisione. Ma è particolarmente interessante quel che dice al "Corriere della Sera" Vecchioni, che sta dando lezioni ai giovani allievi del programma. Il cantautore denuncia snobismi e pregiudizi nei confronti del programma che, non andrebbe dimenticato, è il più visto in assoluto tra i talent in circolazione, in grado dopo 12 anni di rinnovarsi nella formula e nei contenuti. Aldilà della spocchia della stampa, che spesso ragiona solo per schemi antichi, il merito della De Filippi è quello di essere riuscita a convincere un personaggio come Vecchioni dell'autorevolezza della sua proposta e che dietro al successo c'è lavoro, fatica, attenzione e preparazione.
"Amici", a differenza di altri talent, è una factory che da 12 anni rappresenta un punto di riferimento per tanti giovani cantanti e ballerini che vogliono avvicinarsi alla musica. È difficile vedere in giro qualche musical che non abbia nel cast qualcuno dei ragazzi passati nella scuola della De Filippi. "Amici" ha il merito di essere una scuola dove i ragazzi, di questi tempi, possono sentirsi protetti e crescere anche grazie alle lezioni di Vecchioni, il professore che tutti i ragazzi vorrebbero avere tra i docenti della propria scuola. Vi pare poco di questi tempi?
Hannibal
Si parla tanto di spending review e di tagli alle produzioni. Ma, in Rai, c’è sempre la solita eccezione che conferma la regola. Questa volta è il caso di Red or black? Tutto o niente, il nuovo programma di Simon Cowell e di Magnolia, acquistato da Rai1 (in onda venerdì il 22 febbraio) nonostante i costi altissimi - si parla di circa 9 milioni 800 mila di euro, a fronte di circa 2,4 milioni di ricavi - e gli ascolti flop che ha ottenuto oltremanica. In Inghilterra la seconda edizione del format è andata peggio della prima, tanto che più volte sono state pubblicate notizie su una possibile sospensione da parte di ITV. Neanche la messa in onda spezzata, prima e dopo XFactor – il programma più di successo di ITV – lo ha aiutato: gli ascolti sono peggiorati di puntata in puntata. E, infatti, una terza edizione non è stata confermata. Vien da chiedersi perché la Rai, di fronte a questi numeri, e in un periodo di crisi e di forti tagli, abbia deciso di investire su questo prodotto, che, parafrasando il sottotitolo della versione italiana, sembra «tutto» costi e «niente» ricavi.
Hannibal
È il conduttore dei conduttori, quello più in video di tutti, quello che non sbaglia un verbo o una pronuncia. È l'istituzionale erede di Pippo Baudo, non è mai fuori le righe, non parla male di nessuno, non presta mai il fianco alla polemica. È Carlo Conti, sempre abbronzato, sempre sorridente e rassicurante. È il conduttore arrivato all'Eredità dopo Amadeus e ne ha fatte migliaia di puntate, è quello che ha lasciato I Raccomandati e Miss Italia quando si è accorto che erano in una fase discendente, è quello che ha rivitalizzato il capodanno di Rai1 e che ha creduto in Tale e Quale Show, quando nessuno ci credeva e l'ha portato a essere tra i programmi più cult dell'anno. Ma ora? Come non accorgersi che I Migliori anni è un format che non può durare all'infinito? Come pensare di contrastare Italia's Got talent? Come non accorgersi che era meglio saltare un giro? Non sarà che in questi casi sono i format che contano e non i conduttori?
Hannibal
Che la critica sia una riserva indiana in via di estinzione spesso meritata lo dimostra il paradossale caso di Vincenzo Salemme. Da un lancio dell'Ansa di ieri abbiamo appreso che il nuovo spettacolo del comico napoletano, Il diavolo custode, ha concluso sei settimane di repliche a Roma con trentamila spettatori, sold out tutte le sere anche a Capodanno con biglietti a 100 euro. Ora, chiunque abbia messo piede in un teatro italiano negli ultimi due o tre anni, ma specialmente negli ultimi mesi, sa bene qual è la situazione catastrofica con posti vuoti anche nel periodo natalizio a prescindere dal valore dello spettacolo.
Salemme è un attore nato nella scuola di Eduardo e da dieci anni riempie regolarmente i teatri di tutta Italia con spettacoli che non hanno niente di volgare e che riprendono la scuola della comicità napoletana. La domanda è: avete mai visto un critico teatrale scrivere qualcosa di Salemme? Per quale motivo i critici del Corriere della sera, di Repubblica, del Messaggero, del Giornale, della Stampa ignorano un fenomeno così enorme, visto il desolante quadro generale? Niente, neanche una riga. Motivo? Forse sono troppo impegnati a riempire i posti dei teatri vuoti, probabilmente ritengono Salemme colpevole di essere troppo popolare per i palati raffinati che i critici si illudono di rappresentare ancora. È la stessa concezione fuori dal mondo degli altri loro colleghi, i critici di musica classica e lirica, i televisivi, quelli di musica rock. Immobili come mummie, ancorati alle loro idee polverose, privi ormai di credibilità, indifferenti alla perdita spaventosa dei lettori dei loro quotidiani che
invece potrebbero far parte di quelle centinaia di migliaia di spettatori che vanno a vedere gli spettacoli di Salemme e che non leggono neanche una recensione sullo spettacolo. Aldilà del valore o meno di Salemme, è un'anomalia tutta italiana. Buon per Salemme, comunque: la sua tournee proseguirà fino a metà aprile in tutta Italia, per puntare invece verso il Nord da ottobre. Peraltro senza sovvenzioni pubbliche.
Hannibal
Per 31 anni è stata la donna più potente di Finivest-Mediaset, ma dall’inizio del 2013 l’emiliana Fatma Ruffini lascerà ogni carica operativa all’interno dell’azienda di Cologno Monzese. L’autrice-produttrice, entrata a Canale 5 nel 1981, alla nascita delle televisioni di Silvio Berlusconi, prima di Natale avrebbe annunciato allo staff della sua struttura l’uscita di scena, dopo tre decenni di successi e di format vincenti. Per lei si prospetta un contratto di consulenza con Alessandro Salem, Direttore generale dei contenuti di R.T.I., ma senza più ruoli operativi e soprattutto decisionali, cosa che sembra molto uno scivolo. Al momento non si sa ancora se verrà sostituita da un altro manager, oppure se, in fase di spending review, verrà smantellata la sua struttura.
Alcune fonti vicine alla Ruffini, però, parlano anche di una possibile candidatura alle prossime elezioni, ovviamente in una lista vicina a Berlusconi. Staremo a vedere. Certo è che all’alba dei 70 anni, nonostante i grandi successi in carriera, la scelta di Donna Fatma è sembrata obbligata, visti anche gli ultimi flop partoriti (lo Scherzi a parte con Luca e Paolo, in primis) la vena creativa non sembrava più quella dei tempi migliori.
Hannibal
Oggi, come sappiamo, andrà in onda su Rai1 La più bella del mondo, spettacolo del premio Oscar Roberto Benigni sulla Carta Costituzionale. La produzione non è interna a Viale Mazzini, ma è stata appaltata alla società di Lucio Presta, agente dell’attore toscano. La cosa non è andata giù a Carlo Degli Esposti, numero uno della casa di produzione Palomar, che ha sollevato il problema del conflitto d’interessi su Twitter: «Sono dilaniato dal dubbio se sia più disdicevole essere un agente-produttore o un produttore-agente», con un chiaro riferimento a Presta. Il neo direttore di Rai1, Giancarlo Leone, si deve essere sentito chiamato in causa e ha risposto così: «Non ci vedo nulla di disdicevole, anche perché spesso voi produttori siete agenti di voi stessi. Ciao Carlo. Buongiorno eh!». E allora Degli Esposti si spiega meglio: «Buongiorno! Quando interessi diversi convergono si crea un conflitto, il conflitto d’interessi, e si limita la concorrenza».
La polemica non si è per nulla placata, anzi, come spesso succede è montata in pochi minuti e così Degli Esposti ha risposto a Leone: «Sarebbe bello se tra network produttori autori e agenti si potesse discutere di regole, chissà, magari ci si riuscirà presto!», provocando la stoccata di Leone: «Ok. Comincio io. Regola n.1. Bandire l'invidia». Sportivamente Degli Esposti: «Ok, bandita». A questo interviene anche Lucio Presta, che prova a smorzare definitivamente gli animi: «Carlo, se hai piacere sei mio ospite Lunedì a LA PIÙ BELLA DEL MONDO». Salvo poi partire all’attacco: «Mettiamoci al tavolo quando vuoi, hai aspettato il mio caso per dirlo. Me ne faccio un merito, vuol dire stima». Pronta la replica del numero uno della Palomar: «No Lucio, lo dico sempre!».
A questo punto parte un battibecco tra i due produttori. Presta: «Buongiorno Carlo, me lo sarei aspettato da tutti, ma non da te. Pazienza non si finisce mai d'imparare». Degli Esposti: «I miei principi sono uguali per tutti e mi è dispiaciuto molto leggere che anche tu ti sia messo a fare il produttore». Presta: «Non dispiacerti, nel 1989 ho prodotto per Rai1 la prima cosa. Sigla presentazione mondiali 90». Degli Esposti: «Mi dispiace che tu te la sia presa cosí, ma ricorda che la prima produzione per un agente è detenzione, dalla seconda è spaccio». Presta: «Poi se vuoi ti dico tutto il resto. Ti sono sfuggite molte cose mie. Ma io ti stimo molto e pronto a fissare regole. Per tutti». A questo punto Degli Esposti la butta sul ridere: «Anche io ti stimo, ma se perdo l'aereo delle 8 per Torino e devo aspettare fino alle 12, con qualcuno me la devo prendere!!! No?». E presta chiude a tarallucci e vino: «Ti voglio come autore, sei fantastico. Buon viaggio. A camurria». Ma l'ultima parola è di Leone: «Carlo, la prossima volta il treno».
A parte alcuni passaggi poco edificanti, la domanda che sorge spontanea all’uomo della strada è: possibile che nella tv di Stato non ci siano regole ferree sul conflitto d’interessi e sulla libera concorrenza? Evidentemente no.
Hannibal
In Rete in questi giorni girano le anticipazioni sulla nuova miniserie per Rai1, Una Ferrari per due, con Giampaolo Morelli e Neri Marcorè, realizzato dalla società di Agostino Saccà, la Pepito, su commissione di Rai Fiction, di cui è stato direttore in passato. Come scrive il blogger Davide Maggio: «La miniserie in due puntate, della quale non si conoscono ancora i dettagli, dovrebbe incentrarsi sulla storia di due uomini 40enni, Marcello e Andrea. Il primo è stato fatto fuori da un’importante società di cui era direttore marketing; l’altro è invece il dirigente di una grande azienda. La coppia si ritroverà a viaggiare insieme su una Ferrari, e sarà proprio questa particolare “costrizione” a far nascere tra i due un profondo rapporto di amicizia».
Dal titolo e dalla trama il primo pensiero va al film del 1987 Un biglietto in due, di John Hughes, con Steve Martin e John Candy. I cinefili più raffinati, invece, citerebbero il mitico Il sorpasso di Dino Risi del 1962, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. Ma la memoria potrebbe andare, invece, molto più maliziosamente a un recente passato: al film di Natale dell’anno scorso di Sky Cinema, Un Natale per due, con Alessandro Gassman ed Enrico Brignano, che a sua volta era una citazione dichiarata dei capolavori sopracitati.
Prendere spunto da successi del passato non è certo un reato, al massimo è una resa incondizionata di fronte all’originalità, ma ripetere a distanza di un anno la stessa operazione di un concorrente diretto, oltre che poco creativo è anche ben poco elegante. Ancora di più se di mezzo c’è la tv di Stato.
Hannibal
Elisabetta Gregoraci: bella, splendida, ha esordito ieri in Made in Sud con una mise blu semitrasparente. Alla strepitosa forma, dopo la nascita di Nathan Falco ha aggiunto una sorprendente dose di autoironia. E subito è entrata nel calderone delle polemiche. È di ieri il botta e risposta su Dagospia, in cui prima trapelava che Lady Briatore era stata scelta direttamente da Luigi Gubitosi e poi lo stesso direttore generale prendeva le distanze dalla scelta, asserendo che lui non mette bocca sui conduttori.
In realtà pare che la direzione Rai, assorta in problemi ben più importanti, si sia accorta della sua presenza nella trasmissione di Rai2, che ha esordito ieri, solo dopo che la Gregoraci aveva registrato due puntate. E ora starebbe per farla fuori alla vigilia della registrazione della terza puntata. Tutto ciò con le lamentele di Lucio Presta, manager della famiglia Briatore, che accusa la Rai di aver utilizzato la Gregoraci per il lancio promozionale della trasmissione per poi scaricarla a partenza avvenuta.
Hannibal
Era tutto fatto: Pechino Express, a furor di popolo e di critica uno dei format più innovativi della Rai e uno dei successi della struttura entertainment, veniva spostato al martedì sera. Con buona gioia di tutti, dopo un attento ragionamento di marketing. Il giovedì il suo target si sovrappone alle partite di Europa League, a XFactor e ora in minima parte anche a Santoro su La7. Il martedì il nulla: al massimo una partita di Champions, visto che Dallas e Ballarò hanno target completamente differenti, e Sky e La7 sono quasi spente.
Quindi un'idea geniale già sottoscritta da rete e marketing Rai e subito resa operativa: un massiccio utilizzo di promo e kroll erano già pronti per comunicare lo spostamento. Ma subito dopo il dietro front: i piani alti decidono di tenere Pechino Express il giovedì sera e bloccare qualsiasi spostamento. Due le ragioni possibili e non sappiamo quale è più negativa. La prima, si chiama «stracci volanti alla Rai»: ognuno più che pensare al bene comune vuole la morte dell'altro, la Rete contro la struttura Intrattenimento, la direzione e vicedirezione generale contro entrambe e questo atteggiamento, tipico della tv di Stato, è abbastanza strano che possa continuare a vivere nell'era Gubitosi/Tarantola.
La seconda è una ragione politica e cioè che non si vuole controprogrammare Santoro con prodotti più deboli. E qui forse è anche peggio: Gubitosi e Tarantola, che hanno predicato e urlato al mondo che non devono rendere conto a nessuno, che hanno pieno mandato e che ribalteranno la Rai come vogliono loro, avrebbero ricevuto il secondo warning (dopo quello del Cda di pochi giorni fa), che senza la politica non muovono un capello.
Hannibal
A volte lo abbiamo criticato, a volte lo abbiamo attaccato, questa volte invece lo vogliamo elogiare. Stiamo parlando del direttore di Rai2 Pasquale d'Alessandro. Sì, gli diciamo bravo o perlomeno cogliamo un certo coraggio nel voler innovare il linguaggio televisivo, nella ricerca di un palinsesto più moderno, nel lancio di nuovi format che possano ricreare una base di pubblico omogenea.
Rai2 nasce negli anni '70 come alternativa al primo canale (allora si chiamava così), per anni è stata la fucina di nuovi talenti: Roberto Benigni, Renzo Arbore e via dicendo. Poi negli anni '80 fu lottizzata dai socialisti, ma riuscì ad avere comunque una programmazione di qualità: Giovanni Minoli, Gianni Minà. S’impose una seconda serata eccezionale capeggiata dai programmi di Arbore (Quelli della notte e Indietro tutta), negli anni '90 ebbe splendore sotto la gestione di Carlo Freccero, che riuscì a coniugare la mission aziendale di rete giovane del servizio pubblico (gli show della Guzzanti, della Dandini ecc.), con un certo lato nazional-popolare (è di questi anni la nascita del light entertainement pomeridiano con Michele Cucuzza e Alda D'Eusanio). Infine negli anni 2000, caratterizzati dalla gestione di Antonio Marano, la rete ha finito di avere una sua vera identità e ha vissuto su alcuni format di grande successo (Isola dei Famosi) e programmi non propri omogenei alle direttive politiche (Anno zero), che da soli hanno salvato la rete come audience, distruggendone però la personalità.
Supportato dalla struttura intrattenimento di Leone e Azzalini, da settembre invece vediamo con piacere che D'Alessandro sta cercando coraggiosamente di invertire la rotta. Pechino Express propone un modello nuovo di prime time, ha reintrodotto il concetto di seconda serata con gli spettacoli di Lillo e Greg, Enrico Bertolino e sta per arrivare direttamente dai canali tematici il simpatico e fresco Made in sud, il sabato pomeriggio abbiamo notato Teen Manager, che si distacca completamente dalla noiosa programmazione pomeridiana della rete e propone un prodotto da migliorare, ma interessante e se come sembra il format mondiale del momento The Voice trovasse spazio nel palinsesto invernale di Rai2, allora i nostri giudizi negativi della scorsa primavera hanno buone probabilità di ribaltarsi in scroscianti applausi.
Hannibal
Dopo il forfait di Raffaella Carrà, che doveva andare in onda a gennaio con Auditorium, una sorta di accademia dello spettacolo, pare che la Rai abbia chiesto a Carlo Conti, dopo avergli già «estorto» altre quattro puntate (non previste) di Tale e quale show, anche la nuova serie de I migliori anni. Il programma sarebbe in palinsesto al sabato sera, appunto, al posto della Raffaella nazionale.
Piccolo problema: il soldatino Conti vorrebbe evitare di bruciare un format sicuro come I migliori anni al sabato sera, dovendosi scontrare con la corazzata Italia's got talent su Canale 5, l’anno scorso campione d’ascolti. A questo punto riempire lo storico spazio di Ballando con le stelle sembra diventare una bella gatta da pelare per i vertici di Viale Mazzini, anche perché dopo la rinuncia della Carrà, pare che anche Fatti Valere, format prodotto da Toro e affidato a Paola Perego, non abbia ancora una collocazione nel palinsesto. E c’è da giurare che anche la compagna di Presta, forse, preferirebbe saltare un giro, piuttosto che andare alla sfida con il trio dei miracoli Scotti-DeFilippi-Zerbi.
Hannibal
Ieri è andata in onda la rivoluzione del calcio televisivo. Per la prima volta nella storia delle tv italiana, i tifosi hanno potuto vedere i gol in chiaro alla fine delle partite, non sulla Rai, ma su Cielo. La svolta ieri alle 17.30, quando sul canale in chiaro del gruppo Sky è iniziato Cielo - Il calcio prima di tutti, condotto da Alessandro Bonan. In soli quindici minuti la rete ha triplicato la sua media, arrivando al 3,76% di share, ma soprattutto portando un bacino di spettatori cinque volte superiore: 437mila.
Considerando che per il primo mese andrà in onda solo la raffica di gol, in attesa di un programma vero e proprio che stanno preparando a Rogoredo, e considerando che l’ad di Sky, Andrea Zappia, sta cercando di chiudere un accordo con il Gruppo L’Espresso per ottenere il tasto 8 del telecomando per Cielo, al posto di Mtv, le potenzialità di questa rivoluzione possono diventare incredibili.
I vero rischi della Rai, però, sono altri, ovvero il linguaggio. Negli ultimi quindici anni la differenza di trattamento delle immagini, dei servizi e delle telecronache tra le pay tv e la tv di Stato è stata sempre più evidente. Guardando ieri lo storico 90° minuto (al 16,15%) la cosa è sembrata ancora più lampante: collegamenti da austeri camion regia, linguaggio obsoleto, ritmo blando, errori di commento e gaffe imperdonabili. Una su tutte (macabra) quella a margine dell’incontro Fiorentina-Catania, quando il giornalista Rai ha detto che Luca Toni aveva dedicato il suo gol al bambino perso, che aveva avuto con la fidanzata Melissa Satta. Purtroppo per il collega la compagna di Toni, da molti anni, è Marta Cecchetto. Melissa Satta, dopo una lunga relazione con Bobo Vieri, ora è fidanzata con Kevin Prince Boateng.
Sul lato Quelli che…, invece, il risultato è stato pari a quello dell’anno scorso con l’8,16%, ma senza calcio il ritmo è ancora più lento, a parte alcune chicche come l’ospitata musicale di Cesare Cremonini, la doppia intervista tra i sindaci terremotati de L’Aquila e di Finale Emilia e le esilaranti incursioni di Virginia Raffaele e Ubaldo Pantani. La domanda è un’altra: questo non è forse un varietà da seconda serata, che tanto manca a Rai2?
Insomma, la domenica sportiva degli italiani sembra davvero arrivata a un cambiamento epocale e a questo punto a Viale Mazzini dovrebbero iniziare a pensare a un reale cambiamento in stile BBC, abbandonando alcune posizioni che ormai, con tutta evidenza, non riescono più a presidiare.
Hannibal
Ieri ho visto il Gran Premio di Formula 1 di Monza. Anzi, il programma che precede il via della corsa. E ho visto le macchine schierate sulla griglia di partenza, i computer collegati alle macchine stesse per i controlli elettronici e le gomme sotto una copertina blu, in attesa di essere avvitate ai semiassi all'ultimo minuto utile. E ho scoperto che con gli alettoni mobili alcune auto guadagnano dieci chilometri orari in rettilineo. Ho anche scoperto che il programma dava visibilità ad aziende e ai suoi rappresentanti.
In dieci minuti ho visto una breve intervista a Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, a Marco Tronchetti Provera, che raccontava il lavoro straordinario che sta facendo il suo team delle gomme Pirelli, e anche Mario Moretti Polegato, che ci parlava dell'innovazione delle sue scarpe che respirano, le Geox. Ho pensato: geniali questi nuovi manager Rai. La Sipra perde soldi, è seduta sulle sue rigidità, becca schiaffi a destra e sinistra da Pubblitalia, e ora anche da Cairo che raccoglie per La7, e i manager che si inventano? Fanno cassa con questo benedetto product placement, così poco utilizzato da Sipra fino a oggi, e vendono a tre inserzionisti i dieci minuti pregiati che precedono un gran premio. Beh, direi, non c'è niente di male, Pirelli e Fiat bene o male hanno a che fare con la Formula 1, Geox un po' meno, ma comunque sono tre aziende tra i top spender dell'advertising.
Alla fine del programma ho cercato i cartelli di legge del product placement, che devono aprire e chiudere i programmi che lo contengono, contento perché almeno la nostra tv pubblica può aumentare i suoi budget. Ma non li ho trovati. Vuoi vedere che i nuovi manager della Rai non se ne sono accorti e le interviste erano delle sane e vecchie marchette?
Hannibal
Ieri per caso mi sono imbattuto in Rete nel promo di Pechino Express, il nuovo reality di Rai2, in onda in autunno il giovedì sera. A parte che tutta la polemica sullo «spazio Santoro», francamente, mi sembra una boiata, quello che invece mi ha colpito è stato l’estetica del promo e il suo linguaggio. Poco dopo, sempre sul Tubo, ho cercato il promo di XFactor, in onda su Sky Uno da settembre il giovedì sera. Mettendo a confronto i due spot ho capito che la Rai ormai è affetta da «sindrome di Tafazzi». Ricordate il personaggio della Gialappa’s Band impersonato da Giacomo (il 33% del trio con Aldo e Giovanni) che si martellava gli attributi? Ecco, Viale Mazzini ormai si martella i genitali.
Il promo della pay tv satellitare è un incrocio tra un concerto dei Rolling Stone, la pubblicità di un telefonino di ultima generazione e la familiarità della Coca Cola, il tutto condito con una dose massiccia e sana di autoironia (esilaranti le smorfie di Elio e della Ventura).
Guardando il promo del reality di Rai2, invece, sembra di guardare lo spot di una Onlus, impegnata per salvare le carriere di Simona Izzo e del figlio Francesco Venditti o delle due Veline rottamate. Lo spettatore, impietosito, attende con ansia che compaia in sovraimpressione il numero dell’sms solidale, per donare i 2 euro ai concorrenti. Sono convinto che il format appassionerà l’audience (sempre che non si massacri il tutto con un montaggio mediocre e sciatto), ma mandare in onda uno spot così è davvero una martellata sui genitali.
In attesa di vedere la sfida in onda a settembre, giudicate voi gli spot di Pechino Express e di XFactor.
Hannibal
Non so cosa darei per essere una mosca che ronza noiosamente nelle “stanze dei bottoni” durante le riunioni strategiche. I cervelloni avranno pensato: durante l’estate chi vuoi che guardi la Tv? Gli anziani soprattutto, almeno su Rai Uno (purtroppo se è il target prevalente) sta di fatto che la nuova direzione Intrattenimento, dopo le rovine accumulate nel prime time sulle tre reti (12 flop su 14 programmi), ha debuttato nel day time di Rai Uno puntando su Paolo Limiti, che ha proposto alle ore 12 E... state in tv con noi (complimenti per il titolo, che da solo meriterebbe un’interrogazione parlamentare).
La sana nostalgia che si prova, rivedendo gli imperdibili personaggi in bianco e nero o nei colori pastello degli anni ’80, mette in moto teneramente la nostra memoria: è come inserire nell’arredamento moderno delle nostre case un comò che sia un pezzo di antiquariato di valore. Insomma, che differenza c’è tra antiquariato e antiquato? La stessa che passa tra Techetechetè in access prime time ed E... state in tv con noi nel day time. Il “nostro” era stato cancellato dal palinsesto 12 anni fa perché considerato “antiquato”; è stato riproposto in quest’estate difficile, permettendogli impunemente di fare esattamente le cose di allora.
Nel merito. Il programma non ha struttura. La scaletta è un insieme dei soliti ricordi... in fondo lo spettacolo è “lui” che si pavoneggia davanti ai suoi ospiti senza energia nella prima fila di un pubblico, che dà l’impressione di far finta di ascoltare. Il cast è sempre uguale alla sua idea di sempre, compreso l’insopportabile pupazzo della cagnolina Floradora che non fa ridere nessuno. Anzi! Quando si mettono in fila personaggi qualsiasi, coreografie da oratorio, Justine Mattera come primadonna e si propongono canzoni per intero (4 minuti!) eseguite dai suoi “talenti”, significa non avere la minima idea delle aspettative del pubblico di oggi.
In un’intervista il rosso presentatore ha dichiarato che sarebbe riuscito a mantenere gli ascolti di Antonella Clerici e cioè intorno al 18%; in realtà il risultato della prima settimana si è rivelato un disastro: 12,91%, 12,65%, 12,70% e 12,69%. Almeno 5 punti di share in meno. Hannibal, come si sa, è poco raccomandabile e ne ho consapevolezza... ho letto un pezzo di Walter Siti (il notista più raffinato tra i commentatori della Tv) un articolo soave e molto più equilibrato del mio che conclude così: «Paolo Limiti: il suo vintage colto è l’accompagnamento giusto per la fatale eutanasia di Rai», (La Stampa8 luglio 2012).
Hannibal












