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Giovedi, 24 Luglio 2014
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ANTONIO GIULIANI: «IRONIZZO SU NOI ROMANI PRIMA DI RITUFFARMI NELLE FICTION»

«Sai perché gli antichi Romani hanno vinto la guerra contro i Galli?», mi dice sornione Antonio Giuliani, «Perché, nel dichiarare guerra, si sono presentati al nemico intimando: "Domani vi attaccheremo". I Galli, come è noto, si svegliano all'alba, e sono giunti sul campo di battaglia alle 5 di mattina. I Romani, ritardatari da sempre, sono arrivati alle 7 di sera, prendendoli per stanchezza».
Ecco come una battuta su uno stereotipo riesce a scardinare lo stereotipo stesso, facendo dell'autoironia l'arma vincente per parlare di vizi capitali e virtù capitoline. Questo è lo scopo di S.C.Q.R. (Sono Comici Questi Romani), in onda su Comedy Central (canale 122 di Sky) ogni lunedì alle 21.00, condotto da Giuliani assieme a Ludovica Martini. Roma vista dai romani, anzi, dai comici romani, meglio se esordienti.


Antonio, con S.C.Q.R. Comedy Central prosegue nell'itinerario comico iniziato con Made in Sud e con Copernico.
«Per la prima volta siamo riusciti a imbastire un contenitore per soli comici romani. Non è stato facile, noi romani alle volte siamo presuntuosi, metterci assieme può risultare difficoltoso».

A giudicare dalla prima puntata, non sembra il classico programma di cabaret: la formula presenta delle innovazioni.
«Non si tratta del solito evento di cabaret, con la carrellata di artisti in successione. Abbiamo pensato a una soluzione di continuità narrativa, come se fosse una piccola sit-com. Lo scenario è una piazza della città, con tutte le sue peculiarità: c'è il barista con il suo chiosco, pronto a intervenire a sproposito, la portiera di uno stabile, che dapprima si lamenterà dell'invasione di campo e poi tenterà di inserirsi nello show. E poi il sottoscritto, che tenterà di corteggiare Ludovica Martini ispirandosi di volta in volta alle scene di un film famoso, Titanic, Rocky Balboa, Tarzan e Jane. Ricevendo dei due di picche costanti. Ogni sketch sarà il pretesto per lanciarne uno successivo, conservando il dinamismo teatrale».
Qual è il segreto per parlare di Roma dal punto di vista comico?
«In ogni puntata, inizierò con un monologo di 3 minuti in cui ironizzerò sui cliché della romanità: la puntualità, la voglia di lavorare etc. Anche lo scenario sarà allestito a questo scopo. Per esempio, in una puntata ci saranno degli operai, separati dal resto della scena da una transenna, intenti a lavorare a un tombino. Si scoprirà poi che la transenna, in realtà, è stata messa per non fare avvicinare potenziali disturbatori, in modo da riposarsi meglio. Lo scopo raggiunto è duplice: si unisce una problematica sociale come quella delle buche in strada, a Roma molto diffuse, al comportamento tipico dei romani. Del resto, sai perché a Roma ci sono così tante buche?».
Perché?
«Sono i solchi scavati dagli uomini che aspettano le donne quando le invitano a un appuntamento».
Beh, questo potrebbe capitare non solo a Roma, temo. Parlando dei comici: molti di loro saranno esordienti. Come vede la situazioni degli emergenti al giorno d'oggi, rispetto a quando ha iniziato lei?
«Per certi versi, le nuove leve sono più sfortunate. All'epoca in cui iniziai io, di pari passo con Brignano, Enzo Salvi e altri comici, la situazione romana era più libera. C'erano Verdone e pochi altri. Abbiamo trovato la strada sgombra. Le generazioni di oggi, invece, trovano noi, ancora pimpanti e sulla cresta dell'onda.
Detto questo, la cosa più difficile per un comico contemporaneo è confrontarsi con la scrittura, molto più importante della performance. Riuscire a saper rinnovare il repertorio è decisivo. Internet e il web rischiano di favorire le imitazioni vicendevoli, a scapito dell'originalità».

Questo significa anche che chi ce la fa, è in possesso di qualità vere...
«Certo. Grazie alla mia attività di regista e autore del teatro di prosa, ho provinato migliaia di ragazzi. Nel programma ci sono attori con buone qualità, provenienti dal mio laboratorio: Mark e Mattia, Vincenzo Rollo, i Cartabianca. Si confronteranno con un ritmo di programma davvero elevato, 52 minuti complessivi sono pochi. Sarà una bella sfida».
A proposito della sua carriera: Antonio Giuliani non è solo comico, regista e attore di teatro. Spesso è nel cast di fiction di successo. In quale dimensione si rispecchia maggiormente?

«Cinema e fiction mi piacciono molto, ma l'emozione che mi dà il teatro non me la dà nient'altro. Davanti alla macchina da presa manca il contatto umano con il pubblico».
Sta lavorando a qualche fiction, ora?

«Sono sul set de Il peccato e la vergogna 2. Farò la parte di uno stilista dalle origini altolocate che, in pieno dopoguerra, deve fare i conti con difficoltà economiche. Per risollevare il proprio atelier, dovrà assecondare le richieste di Manuela Arcuri, che interpreterà una donna ricca ma dai modi grossolani.
Poi sto doppiando un film francese molto divertente, Marsupilami, che arriverà nelle nostre sale».

C'è un progetto al quale le piacerebbe lavorare?
«Mi piacerebbe curare una regia cinematografica, magari con un finale drammatico. La svolta drammatica, di tensione, è tipica dei miei lavori, anche di quelli comici. Il grande regista Salvatore  Samperi me lo diceva spesso: "Tu sei perfetto per ruoli drammatici". Non a caso, il mio unico premio ottenuto con una fiction, è stato il Leone d'Argento come attore non protagonista per la scena in cui mi suicidavo, impiccandomi, ne L'onore e il rispetto, con Giancarlo Giannini.  Anche grazie a quella scena, ho ottenuto la parte per Il sangue e la rosa».
In questo modo, si allinea a chi dice che la personalità dei comici presenta forti tratti seriosi e malinconici?
«Nella mia vita privata, no. Anzi. Sono tranquillo, solare, allegro. Ecco, forse noi comici tendiamo a intristirci prima degli altri. Magari quando qualcosa non va per il verso giusto. Poi, ci sono anche i colleghi piacioni, eh. Quelli che devono fare la battuta sempre e comunque, anche a cena tra amici. Ecco, in loro non mi riconosco».
Antonio Giuliani ha qualche rimpianto?
«Dal punto di vista professionale, nessuno. Forse il lavoro ha rubato tempo ai miei affetti. A pensarci bene, avrei dovuto fare un figlio prima, quando mio padre era ancora vivo. Ma sono felice lo stesso».

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Antonio Giuliani)

 



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