LUCIANA LITTIZZETTO: «PAOLA CORTELLESI È PIÙ BRAVA DI ME»

Corriere della sera, pagina 62, di Renato Franco
Littizzetto: non esiste la commedia delle donne
Con Fazio e Saviano in «Quello che (non) ho» su La7. Per parlare del linguaggio che cambia. «La più brava (e bella) è Paola Cortellesi».
Siccome «Vieni via con me» è stato il programma più visto nella storia di Rai3, la tv di Stato ha deciso di rifilare la coppia Fazio-Saviano a La7. Misteri (o forse no) del servizio pubblico. Fatto sta che lunedì, martedì e mercoledì la coppia ricompare per «Quello che (non) ho», titolo che è un dichiarato omaggio a De Andrè. Il programma (una produzione Endemol) sarà un viaggio nel mondo delle parole, da quelle «da buttare» a quelle «depredate», da quelle «non mantenute» a quelle «d'autore». Fazio l'ha definito «un programma per lucidare le parole e restituire loro un senso».
Ospite fissa (oltre a Elisa) anche Luciana Littizzetto. Lei che cosa farà?
Scherza subito: «In effetti non capisco come mai hanno chiamato me... Io sono una a cui piacciono le parole, non solo perché ci lavoro, ma perché con le parole si fa la vita. Siamo in un mondo pieno di parole che hanno perso il loro significato vero, le stiamo buttando via. Perché scriviamo un sacco di mali, di sms, postiamo su Facebook, su Twitter, pure con l'angoscia dei 140 caratteri. Il linguaggio ci dà la possibilità di dipingere le sfumature delle cose con le parole, i pittori hanno meno possibilità di quello che abbiamo noi».
Sono tempi di crisi anche sintattica. Il nostro perimetro lessicale si riduce al «Mi piace» di Facebook. Quali sono le parole o le espressioni buttate via?
«Non sopporto chi grida “Ti amo” anche al Grande Fratello, è una frase da spendere con attenzione. Lo si dice a poche persone nella vita e lo si dice nell'intimità, non urlando. Tutte le parole d'amore sono state buttate via. Ti voglio bene semplificato in tvb è di una tristezza sconfinata. È bello dire Ti voglio bene, perché ci metti del tempo a dirlo, tvb lo scrivi in un secondo. Penso alla maledizione dell'iPhone che si prende il bezzo di cambiarmi le parole e decidere lui per me. Luciana viene Lubiana, casa diventa bara. Dandini me lo scrive tutto maiuscolo, Littizzetto no. Perché? Non comprendo questi indirizzi mail che ti fanno sanguinare le orecchie. Nome e cognome non te lo scegli, per me con tutte quelle doppie è sempre stato un problema, Lippizzetto, Zippitello... Nella mail sei libero di scrivere l'indirizzo che più ti piace: oh, c'è gente che scrive cose incomprensibili, come rbt punto fra fra chiocciola slash pri pri. Siamo soggiogati da un nuovo modo di comunicare che non è fatto diparole, ma di sigle, punti, virgole, chiocciole. Nessuno usa più l'apostrofo!».
A volte le parole sono pure di troppo?
«C'è bisogno di riprenderci il senso di quello che diciamo, ma le parole possono anche non essere usate. Ci sono silenzi che sono pienissimi di senso. Abbiamo quest'ansia di riempire gli spazi e riempiendoli diciamo anche un sacco di stronzate, io per prima. Non bisogna per forza avere un'opinione su tutto».
Nel programma Fazio e Saviano faranno un elenco: «quello che ho» e «quello che non ho». Il suo?
«Ho il piede molto corto e non trovo le scarpe, il 34 di piede è un dramma della mia vita».
La parola a cui è più affezionata?
«Una frase direi: Tutto nella vita ha un senso ma non un verso. Di questo sono molto convinta e me lo ripeto quando mi capitano cose che non riesco a spiegarmi, quello che non va mai come vorresti tu».
Perché la Rai ha regalato Fazio e Saviano a La7?
«Non c'è un senso, ci sarà un verso, lo scopriremo».
Giochi con le parole. Cinema: cosa le viene in mente?
«Il buio e il silenzio, è un rito, uno di quelli che non abbiamo più».
Tv?
«È casino, confusione, fluorescenza come la chiamava Gaber. Ti illumina anche se stai al buio, è una specie di lampada che può darti la luce o anche accecarti se la guardi troppo, poi vedi tutto a pallini e non capisci più niente».
Politica?
«Mi viene in mente necessaria, importante, preziosa».
E Grillo cosa le fa venire in mente?
«Che forse non si sono dati alla politica questi valori. Lui non è antipolitica, è politica diversa dai canoni tradizionali ma non per questo meno degna di rispetto».
Meglio come comico o come politico?
«Lui continua a essere Grillo, era molto politico quando faceva il comico, è il comico più politico che abbiamo avuto e abbiamo in Italia. Penso che sia preparato e intelligente. È un uomo onesto e deve essere rispettato. Se lui è antipolitica, tutto quello che abbiamo visto cos'era, politica?».
La domanda che le dà più fastidio?
«Ma com'è la comicità femminile? La comicità è donna? Uhhh che palle. È come fare la pipì, gli uomini la fanno in piedi, le donne sedute, ma alla fine è sempre pipì. Io credo che per far ridere bisogna essere trasgressivi, trasgredire il pensiero comune. Mi piace usare il linguaggio parlato dalla gente, non so se è un bene o un male, ma ormai si parla così».
Un comico più bravo di lei?
«Paola Cortellesi secondo me è bravissima, perché sa fare tutto: canta, balla, fa le imitazioni perfettamente, e in più è anche figa e alta». Si consoli, magari ha problemi con le scarpe.
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