PIPPO BAUDO: «QUASI QUASI MI CANDIDO ANCH’IO ALLA RAI»

Corriere della sera, pagina 63, di Paolo Conti
Baudo: la Rai come una Corrida (e potrei candidarmi anch’io)
Rinviato a giugno il rinnovo dei vertici di viale Mazzini.
ROMA - Nomine Rai rinviate a giugno. Lo ha deciso ieri l'assemblea dei soci Rai che ha varato il bilancio 2011 e, su richiesta del rappresentante del ministero dell'Economia, ha aggiornato al 6 giugno la seconda seduta per avviare le procedure per il rinnovo del Consiglio. Fino a quel momento, resta al suo posto il consiglio di amministrazione attuale, come ha spiegato ieri il presidente Paolo Garimberti: «È di tutta evidenza che l'azienda continuerà a essere gestita collegialmente dagli attuali amministratori e dal direttore generale, secondo le regole della governance indicate dalla legge speciale Rai, fin quando interverranno le determinazioni degli azionisti ai sensi del Codice Civile». Chiaramente il governo ha bisogno ancora di tempo per chiudere la partita delle nomine e della scelta dei nuovi responsabili della tv pubblica.
Intanto Pippo Baudo ironizza sul sistema dei curricula studiati a Palazzo Chigi: «Sembra una specie di "Corrida". Dilettanti allo sbaraglio. Tutti a mandare curricula a Palazzo Chigi». E Baudo spiega i suoi dubbi: «Ne ho visti, negli anni, di direttori generali catapultati alla Rai da altri universi e che hanno fallito, o combinato addirittura disastri. Penso, anni fa, a Gianni Locatelli. O a Gianni Billia, che veniva dall'Inps e magari avrebbe potuto avere tutte le carte in regola. Per non dire di Mauro Masi che arrivava addirittura da Palazzo Chigi...». Ce n'è anche per la direzione generale di Mauro Masi: «Pessima. Ha speso un sacco di soldi, ha ascoltato mille raccomandazioni. Lasciamo stare certe telefonate... E con tutto questo non ha governato la Rai. Non è un modo di dire». Ed ecco pronto qualche consiglio di Pippo Baudo: «Direi così. Caro presidente, non si avventuri in scelte esterne al mondo Rai. Lasci perdere. Un altro esperimento e viale Mazzini affonda. Peschi all'interno dell'azienda. Occorre qualcuno che sia partito da un piccolo incarico e sia nella dirigenza per meriti e capacità. Ci vorrebbe un Biagio Agnes contemporaneo che iniziò come giornalista, poi diresse la sede Rai di Cagliari, sperimentò la prima Raitre e poi diventò direttore generale. Perché la Rai non è una specie di Montedison o di Parmalat. È la principale azienda culturale e giornalistica di questo Paese che produce informazione, fiction, show, approfondimenti, giochi, talk show. Cosa può capirne chi non conosce e governa già questa macchina?». Niente nomi, dice Baudo, ma assicura che esistono dirigenti «capaci, onesti».
Pippo Baudo ha anche un giudizio molto chiaro su Lorenza Lei, direttore generale uscente: «Ha lavorato solo un anno e le attribuiscono ingenerosamente tutti i demeriti e le colpe. Se dovesse restare, dovrebbe però smetterla di tagliare sul prodotto, invece investire proprio lì risorse. E piantarla con i tanti, troppi contenitori pomeridiani, e non, rinchiusi all'interno degli studi tv e che offrono un'idea claustrofobica, autoreferenziale quindi falsata dell'Italia. Aprirsi al Paese autentico. Col progetto “Viaggio in Italia", che sto realizzando per settembre su Raitre, sarà una prima serata, ho scoperto realtà straordinarie e vivissime, testimonianze di una nazione capace di reagire e di non cedere. Non smetterò mai di ringraziare per questa opportunità il direttore di Raitre Antonio Di Bella e il direttore della struttura Intrattenimento, Giancarlo Leone. Ovviamente un grazie anche a Lorenza Lei...». Insomma, questa storia dei curricula non convince proprio Baudo... «Todos caballeros, tutti direttori generali, tutti a mandare biografie a Palazzo Chigi. Quasi quasi lo mando anch'io, ho fatto di tutto, dagli show all'intrattenimento, dall'informazione al varietà musicale, ai giochi o la tv dei ragazzi. Ovviamente scherzo. Spero di chiudere la mia carriera semplicemente facendo il mio lavoro».
(Nella foto Pippo Baudo)
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