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QUOTAZIONI BORSA

RUFFINI SI È ACCORTO (O FORSE NON ANCORA) CHE LA7 NON È RAI TRE

Nel mondo della comunicazione si dice che ogni uomo ha un unico modello di riferimento, che replica all’infinito: un direttore sa fare un solo tipo di giornale, un autore sa scrivere solo un programma, un regista sa dirigere un solo film. In questo periodo stiamo avendo la conferma che anche un direttore di rete sa fare solo una televisione. Parliamo di Paolo Ruffini, direttore di La7 dal 10 ottobre 2011, già alla guida di Rai Tre dal 2002 al 2009. A lui si devono Ballarò, Che tempo che fa, Parla con me, ecc… Approdato a Telecom Italia Media, Ruffini ha però iniziato a replicare il suo modello, portando a La7, per esempio, la profuga Serena Dandini.

Il fatto che in Rai non abbiano riconfermato Parla con me (che otteneva buoni ascolti e una discreta raccolta pubblicitaria), unicamente per questioni politiche e quindi dimostrando per l’ennesima volta di essere manager scellerati, è una vergogna come tante ne accadono a Viale Mazzini. Ma questo non c’entra con Ruffini, che ha un altro problema: sta facendo la corsa su Rai e Mediaset. Errore gravissimo.

La7, per non morire di vecchiaia come stanno facendo gli altri due colossi, dovrebbe rincorrere un modello più moderno e vincente, soprattutto sui target giovani. Con Sky che ha un’enorme offerta di serie tv hollywoodiane, come si può pensare di competere con l’Ispettore Barnaby? Che al massimo può giocarsela con la milionesima replica di Colombo o della Signora in giallo.

Pensare di rifare Rai Tre a La7 è un suicidio e il flop di The Show Must Go Off ne è l’esempio più lampante. Il primo segnale lo avevamo avuto con il la prima puntata de Le invasioni barbariche, ospite Roberto Saviano (anche lui scappato dalla terza rete): i dati di ascolto erano stati imbarazzanti. E quando in primavera lo scrittore campano debutterà in video proprio su La7, cosa accadrà? Ruffini, in buona sostanza, sta facendo quello che ha fatto (egregiamente) dieci anni fa a Rai Tre. Ma dieci anni sono un’era geologica in televisione. Enrico Mentana a La7 ha vinto perché ha fatto un vero telegiornale, mentre Minzolini e Mimun parlavano di parrucchieri per cani durante il crollo dell’economia italiana e mondiale.

La colpa, però, non è di Ruffini che fa il suo, ma del management di Telecom Italia Media: perché in questo Paese nessuno rischia, puntando su giovani con idee fresche? Fininvest negli anni Ottanta vinse grazie a una serie di manager giovanissimi (Giorgio Gori divenne direttore di Canale 5 a 31 anni), che s’inventarono un nuovo modo di fare televisione. Sky, oggi, sta vincendo grazie a una dirigenza di trentenni, che innova il linguaggio televisivo. Se i dirigenti di Rai, Mediaset e La7 non avranno il coraggio di scommettere sui debuttanti, verranno schiacciati in breve tempo dalla pay tv e da Internet. E non è detto che sia un male.

 

twitter@AndreaAAmato

 

(Nella foto Paolo Ruffini, direttore di La7)



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Posted on Thursday, 25 April 2013
 

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