Venerdì, 24 Novembre 2017 21:39
Pubblicato il 14/11/2017, 11:31 | Scritto da La Redazione

Il disastro della Nazionale costa 100 milioni tra sponsor e diritti Tv

Il disastro della Nazionale costa 100 milioni tra sponsor e diritti Tv
L’eliminazione dall’Italia penalizza tutti: la Federazione, gli sponsor, le aziende, e ancora di più la Fifa e il Mondiale stesso, che sarà comunque il più ricco della storia, ma senza azzurri sarà più povero. Così Paolo Tommaselli sul "Corriere della Sera".

Nazionale: tra sponsor e diritti tv l’eliminazione ci costa 100 milioni

Rassegna stampa: Corriere della Sera, di Paolo Tommaselli.

La cerimonia azzurra degli addii costa ben oltre 100 milioni di euro. L’eliminazione dall’Italia penalizza tutti: la Federazione, gli sponsor, le aziende, e ancora di più la Fifa e il Mondiale stesso, che sarà comunque il più ricco della storia, ma senza azzurri sarà più povero. Non solo di storia, ma anche di denaro, soprattutto quello dei diritti tv.

Vuoto tv

Nella classifica dei 50 eventi maggiormente visti nel nostro Paese 49 sono legati a partite di calcio: l’unica eccezione è il Festival di Sanremo vinto da Giorgia, mentre 32 sono le partite dei Mondiali. La Nazionale in media attira un’audience di 8-12 milioni (più dell’intera popolazione svedese, che supera di poco i 10 milioni…) che può sfondare i 20 milioni nelle partite più seguite di Europei e Mondiali. Così la mancata qualificazione degli azzurri a Russia2018 costerà alla Fifa una perdita di circa 100 milioni di euro rispetto a Brasile 2014. Fra Rai e Sky la Fifa aveva incassato circa 180 milioni, mentre senza Italia sarà dura superare quota 80. La Rai paga 26,3 milioni l’anno per gli azzurri, ma il nuovo bando sarebbe stato al rialzo. Perché per il Mondiale il prodotto in chiaro vale più di quello destinato alle pay tv ed era atteso anche un eventuale inserimento di Mediaset nell’asta.

Premi

È vero che la Federcalcio è reduce da due eliminazioni al primo turno, in Sudafrica e in Brasile, ma non essere nemmeno al via è un danno ben più grave. In Russia sono garantiti 1,2 milioni di euro per ciascuna delle 32 Nazionali al Mondiale, il più ricco di sempre con 342 milioni di euro di montepremi. Superare i gironi vale quasi 7 milioni di euro (e non superarli, come fece l’Italia di Prandelli nel 2014 portò comunque 6,8 milioni di ricavi…) arrivare ai quarti può valere oltre 15 milioni, e via via a salire fino ai 24 milioni di euro per la finalista e i 32,5 per chi conquista la coppa.

Sponsor in ritirata

Gli accordi commerciali siglati dalla Federcalcio con Infront prevedono un minimo garantito sui 14 milioni di euro all’anno, ma sui 43 milioni di euro di introiti commerciali nel bilancio 2016 quasi metà deriva dagli sponsor, e certi rapporti sarebbero difficili da mantenere o rinnovare alle stesse condizioni senza la vetrina russa. Nel 2016, grazie all’Europeo di Francia, la Figc ha fatturato 174 milioni, nel 2015 erano 153. Il Mondiale brasiliano portò il 19% in più di ricavi da sponsor. Ma senza un’Italia per cui tifare è previsto anche un drastico calo nella vendita delle magliette, che nel 2014 hanno rappresentato la metà dell’intero merchandising azzurro, con circa 2,7 milioni di royalties. Puma ha un contratto fino al 2022, a quasi 20 milioni l’anno tra parte fissa (18,7) e variabile.

Scommesse perdute

Un Mondiale senza Italia pesa anche sulle casse dell’erario: può valere anche un milione di euro in meno per il Fisco, fu quello il gettito delle scommesse sugli azzurri all’Europeo francese, che hanno mosso 19 dei quasi 268 milioni raccolti. Per la Figc, l’Italia rappresenta l’11% del pil del calcio mondiale di uno sport che solo dalla Coppa del Mondo ricava oltre 4 miliardi di euro. La svalutazione in campo condanna l’Italia alla serie B calcistica. Ma il marchio azzurro da oggi, se non è già retrocesso sul mercato, lotta per salvarsi.

(Nella foto la delusione dei giocatori della Nazionale a fine match ieri sera)