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Pubblicato il 17/02/2017, 15:32 | Scritto da Gabriele Gambini

Valentina Romani: La mia Vanessa, medium adolescente de La Porta Rossa

Valentina Romani: La mia Vanessa, medium adolescente de La Porta Rossa
A tu per tu con la giovane attrice, tra le protagoniste della fiction in onda su Rai2 da mercoledì 22 febbraio: il suo ruolo nella serie, le sue esperienze, i progetti per il futuro.

Valentina Romani: “Vanessa è una diciassettenne che si scopre medium. Vive con travaglio la tipica età di transito adolescenziale, un’età fatta di tante prime volte e di incredibili scoperte”

Valentina Romani. Vent’anni. Attrice. «Segno zodiacale Gemelli, come Angelina Jolie, mio idolo d’infanzia». Un curriculum già robusto sul fronte fiction: Un passo dal cielo 3, Fuoriclasse 5, Questo è il mio paese. Dal 22 febbraio, in prima serata su Rai2, sarà la medium Vanessa nella serie thriller/paranormale La porta rossa, scritta da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi. Farà da tramite tra Anna (Gabriella Pession) e il fantasma del commissario Cagliostro (Lino Guanciale), in una Trieste a tinte noir in cui il trascendente diventa opzione investigativa, non solo credenza.

Crede nel trascendente? E nella possibilità di un’interazione col reale, come si racconta nella fiction?

Ho una base razionalista, ma in generale viro sull’agnosticismo. Sospendo il giudizio. Cerco di non pensarci troppo. L’ignoto, del resto, è ciò che ci spaventa di più, le cose che non conosciamo solleticano la nostra fantasia, ma possono suscitare inquietudine.

Con questo ruolo, si è dovuta per forza confrontare con l’idea di ignoto.

Il mio personaggio è nuovo, nel panorama fiction italiano. Ed è scritto in modo meraviglioso. Vanessa è una diciassettenne che si scopre medium. Vive con travaglio la tipica età di transito adolescenziale, un’età fatta di tante prime volte. Tra queste, c’è la scoperta della sua facoltà di entrare in comunicazione con l’aldilà. In particolare, con lo spirito del commissario Cagliostro.

Si è ispirata a qualche fiction o film, o si è documentata, per calarsi nella rappresentazione?

Sono stata aiutata da film come Il sesto senso e Unbreakable, per padroneggiare alcune sfumature d’atmosfera. Per entrare in sintonia con la grande modernità narrativa di questa serie. C’è molto coraggio in questo progetto. Si avverte forza costruttiva attorno a esso. Sono fiduciosa che sia la strada giusta intrapresa dalla Rai, nel solco delle fiction recenti di successo.

Che cosa potrebbe incuriosire il pubblico, in modo da avvicinarsi a La porta rossa?

Già il titolo dice molto. La porta rossa. Rimanda al confine tra reale e trascendente, colpisce l’immaginario, desta curiosità non subito accomodante. Il mix tra detective story e elemento fantasy suscita fame di scoperta.

Che cosa potrebbe colpire, del suo personaggio?

Il suo dinamismo interiore. Vanessa è un’adolescente alle prese con molti cambiamenti. Poi nella sua vita arriva Cagliostro, un morto, qualcosa di unico e incredibile. Diventa il motore della sua esistenza.

Ragionando per assurdo, in un futuro remoto, c’è qualche persona a lei legata come attrice e come giovane donna, che vorrebbe le apparisse per confortarla?

Mia madre. Una presenza fondamentale per ciò che sono oggi. Quando le ho detto che avrei voluto fare l’attrice è rimasta di stucco, non era convinta. Ma mi ha sempre lasciato la libertà di scegliere. Supportandomi in tutto e per tutto. Ai miei genitori, in generale, devo molto.

È diventata attrice per volontà precisa o, come ogni tanto accade, per alcuni casi della vita?

Per volontà precisa da quando ero piccola. Come un ragazzino che decide di diventare calciatore. A me è capitata la stessa cosa. Ho studiato danza, canto, ho imparato diverse lingue, perché nei miei sogni c’era l’America e la recitazione in inglese.

Dunque niente “piano B”.

Spero di non averne mai bisogno. Anche perché non ho ancora realizzato davvero di essere un’attrice a tutto tondo. È troppo presto. Spero di essere sulla buona strada, c’è tanto da lavorare e da studiare.

Da ragazzina aveva dei poster in camera?

Quello di Angelina Jolie. Poi, crescendo, ho approfondito la fruizione del cinema d’autore. Ma restando in tema hollywoodiano, oggi appenderei anche il poster di Meryl Streep.

Parla di Hollywood ma, in sincerità, in Italia c’è spazio per esercitare questo mestiere al meglio?

C’è spazio, è necessario insistere molto, non è affatto facile. Realizzare i sogni non lo è mai, di solito.

Esiste una Valentina Romani attrice che, quando non fa l’attrice, è in altre faccende affaccendata?

Esiste una Valentina Romani che nel privato si gode la compagnia delle sue amiche e del suo fidanzato. Che, quando ha tempo, si esercita nella scrittura per il cinema e per la fiction. Mi diverto a sperimentare soggetti, per affinare una qualità che spero maturi nel tempo.

 

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Valentina Romani)