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Pubblicato il 10/11/2014, 18:34 | Scritto da Tiziana Leone

Lavorare in tv – Michela Barbiero, direttrice di Sky Uno

Lavorare in tv – Michela Barbiero, direttrice di Sky Uno
Apriamo oggi un ciclo di interviste agli addetti ai lavori, coloro che ogni giorno fanno la televisione. A compendio anche un video-tutorial per imparare a fare il loro mestiere. La protagonista della prima puntata è a capo della rete dell’intrattenimento della pay tv satellitare.

Michela Barbiero: “Abbiamo la missione di essere più avanti degli altri”

Apriamo oggi un ciclo di interviste agli addetti ai lavori, coloro che ogni giorno fanno la televisione. A compendio anche un video-tutorial per imparare a fare il loro mestiere. La protagonista della prima puntata è Michela Barbiero, direttore di Sky Uno, la rete dell’intrattenimento della pay tv satellitare.

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Qual è il compito più difficile del direttore di Sky Uno?

Fare le scelte giuste per i nostri abbonati è un lavoro costante di ricerca e selezione di prodotti di qualità. Noi abbiamo anche la difficile missione di essere comunque sempre più avanti agli altri.

Come nasce, per esempio, l’idea di comprare i diritti di un format come Italia’s Got Talent?

Got Talent è figlio della missione family di Sky Uno. Si rivolge a un pubblico di padri, mamme e bambini: per noi è un prodotto perfetto. Tolta la patina “caciarona”, lo abbiamo reso un vero show televisivo, come già hanno fatto per esempio in Inghilterra.

Il vostro compito è quello di essere innovativi…

Innovazione e qualità.

E come si scovano in giro per il mondo programmi di qualità?

In due modi, ci sono i mercati importanti tipo il Mipcom a Cannes, dove si incontrano i distributori internazionali, oppure la ricerca sul web, attraverso determinati siti: cerchiamo sempre di tenere le antenne accese, per vedere i programmi che funzionano all’estero per portarli in Italia.

Come nascono le giurie di un talent come X Factor o Italia’s Got talent?

È un lavoro di team con le case di produzione, ma anche di trattativa con gli artisti, oltre che di valutazione da parte nostra. Cerchiamo di trovare la formula perfetta per divertire e dare il massimo agli abbonati. Sono certa che la giuria di Italia’s Got talent sarà molto interessante, non si era mai vista una giuria così.

Litigate molto tra voi dirigenti?

Litigate no, discussioni sì. Ci confrontiamo molto, fortunatamente nella nostra azienda si privilegia il dialogo. Il nostro lavoro valuta aspetti diversi, non solo televisivi, anche la produzione, la comunicazione, l’aspetto social: è un lavoro molto complesso e questo crea discussioni accese. Il nostro capo stesso ci chiede di discutere, in questo senso è un lavoro faticoso, ma figo.

Mai avuto dubbi sull’opportunità di realizzare Masterchef Junior?

No. Era stato già realizzato in altre parti del mondo, il dubbio poteva essere su come venivano trattatati i bambini: abbiamo riflettuto profondamente e puntato su un format che comunque li mantiene tali, nonostante la gara. Ovviamente nel lavoro di costruzione del programma ci siamo avvalsi di consulenti, esperti, psicologi, un team attento.

Voi registrate talent come Masterchef o Masterchef jr. come fate a garantire il segreto sul nome del vincitore?

Quando ho chiesto alla nostra distribuzione internazionale come facevano, mi hanno risposto che all’estero nessun giornalista vuole rovinare lo show, per cui non fa neanche la domanda. In Italia invece il tentativo è costante. Credo che chi fa questo mestiere generalmente sa che in questo lavoro una cosa così non si deve fare, al di là di tutto Masterchef racconta la storia personale di ciascun concorrente, vedere il vincitore non è importante.

A proposito: che vi siete detti durante la finale in diretta di Masterchef non proprio riuscitissima?

Che era una ciambella venuta senza buco. Ma in fono non è stato neanche questo disastro. Era giusto provarci.

Quanto contano gli ascolti per un direttore di una rete satellitare?

Gli ascolti sono importanti, ma nei limiti: sono la prova che i nostri abbonati sono contenti di Sky Uno, ma non c’è quell’ansia morbosa che c’è in una free tv. Noi, come tv satellitare, teniamo monitorati indicatori come Twitter, facciamo ricerche qualitative.

Prima della nascita di Atlantic, Sky Uno ha proposto anche alcune serie tv, con ascolti altalenanti. Per quell’esperimento prevalgono i rimpianti o la soddisfazione?

Abbiamo trasmesso serie di qualità, pluripremiate, come 30 Rock e Nurse Jackie, accanto a prodotti più “larghi” e sperimentali come Spartacus e Strike Back Project Dawn. È vero, gli ascolti non sempre hanno risposto, ma si sa che per costruire una fidelizzazione nel campo delle serie tv ci vuole tempo. E i segnali positivi stavano arrivando sempre più frequenti.

Quali programmi vede?

Tutti quelli che mando in onda. Mi piacciono molto le serie come True Detective, i documentari di natura e quelli sugli animali selvaggi.

E la tv generalista non la vede?

La osservo.

Raccomandazioni ne riceve?

Di che tipo?.

Mia figlia vorrebbe cantare a X Factor, mio figlio fare lo chef a Masterchef, diventare autore di un programma o magari regista…

In questo senso no. Ricevo però parecchie proposte al giorno, devo dire che in Italia non mancano le idee».

Che tipo di proposte scusi?

Come azienda siamo molto aperti, la mia mail credo la abbia chiunque, chiunque può scriverci e fare proposte, noi rispondiamo a tutti.

Quale è stato il momento più bello e quella più brutto in questi anni a Sky Uno?

Il più bello forse il periodo in cui le cose hanno iniziato a funzionare bene: il lavoro su un canale è un po’ lento, ma quando vedi crescere le tue idee è una grande soddisfazione. Gran merito ad Andrea Scrosati che ci ha dato tanta spinta in questo senso, non è affatto una cosa scontata: puoi avere tutte le idee del mondo, ma se non ti capiscono non c’è niente da fare.

E il momento più brutto?

Non mi viene in mente, chiaro che ci sono momenti difficili sul lavoro, però guardandomi intorno mi rendo conto di essere davvero fortunata: i problemi in questa azienda si risolvono, soprattutto per una donna dirigente con figli. Dove lo trovi un capo che se tuo figlio sta male, ti dice: “vai a casa”? Forse i momenti più brutti per una mamma che lavora sono quando non può stare con i figli nei momenti importanti.

Quindi difficilmente la vedremo dirigere un canale di una tv generalista?

Non lo so, dipende. Una situazione così non è facilmente ripetibile, ma può essere che la tv generalista cambi.

Scusi, ma a casa sua la televisione si accende direttamente sul canale 108?

Io sì, mio marito mette il 100 Sky Tg24 e mia figlia vede un po’ di tutto, ha 11 anni. Io per deformazione professionale guardo sempre Sky Uno, per vedere cosa succede, è una specie di malattia.

Quando succede qualcosa in diretta, di inaspettato, come vi comportate?

Il bello e il brutto della diretta è che quello che va in onda non lo puoi cambiare, ma in generale non è che qualcuno impazzisce facilmente in diretta.

Quale dei programmi di Sky Uno le sta più a cuore?

Forse Masterchef junior, da mamma lo trovo molto divertente: tengo molto al pubblico giovane, piacere ai ragazzi è la soddisfazione maggiore.

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Michela Barbiero)